La Tutela penale dell’ambiente.

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Presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Salerno, nella mattinata del 15 marzo 2010 ha avuto luogo l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, cerimonia che ormai si ripete per il nono anno consecutivo. Nell’occasione, Lucio Di Pietro, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte D’appello di Salerno, ha tenuto una lectio magistralis sulla tutela penale dell’ambiente, sostituendo anche il Procuratore Franco Roberti, che a causa di impegni istituzionali non era presente.

La giornata si è aperta con i saluti del Rettore Prof. Raimondo Pasquino, e del Preside della Facoltà di Giurisprudenza, nonché Direttore della Scuola di Specializzazione, Prof. Enzo Maria Marenghi. Quest’ultimo ha introdotto il tema dell’incontro, ponendo l’accento sull’importanza che la materia ambientale ha rivestito negli ultimi anni e specificando quelli che a suo avviso sono gli strumenti necessari per raggiungere l’obiettivo di una efficace tutela dell’ambiente, ovvero che l’ ambiente si faccia sistema, che una legge analitica tratti tutti gli aspetti della tutela penale dell’ambiente ed infine che si provveda ad un’adeguata formazione dei giuristi su tale delicatissimo tema. E’ quindi di palmare evidenza che il diritto penale, il diritto civile e il diritto amministrativo debbano convergere nel progresso del diritto dell’ambiente.

Nell’aula gremita di cultori della materia, di rappresentanti delle istituzioni e di studenti, l’incontro è proseguito con l’esposizione dell’attesa lectio magistralis di Lucio Di Pietro il quale, data l’assenza del collega, ha diviso il suo intervento in due parti: la prima dedicata alla normativa sulla tutela dell’ambiente e la seconda mirata a evidenziare i collegamenti tra la tutela dell’ambiente e le associazioni di stampo mafioso.

Passando in rassegna le varie normative succedutesi nel tempo è emersa la centrale importanza del d.lgs.3 aprile 2006 n. 152, quale somma della miriade di leggi sparse, che ha avuto il merito di sostituire il decreto Ronchi e di regolamentare la tutela delle acque, il problema dei rifiuti e la questione dell’inquinamento ambientale, rispettivamente nella parti terza, quarta e quinta. Il d.lgs.16 gennaio 2008 n. 4 si è aggiunto al precedente a tutela del principio della protezione ambientale delle acque, del sottosuolo e a favore della bonifica dei siti inquinati. La norma ha inoltre avuto il merito di rafforzare l’operatività del principio dello sviluppo sostenibile, del diritto di acceso e di partecipazione dei cittadini e del principio di sussidiarietà: così che possano trovare attuazione il diritto alla salute, il diritto alla tutela del paesaggio e quello ad un ambiente salubre, consacrati nella nostra Costituzione. Non poteva mancare un accenno alla legge quadro n. 36/2001, cosiddetta “legge elettrosmog”, che fu emanata a protezione dall’esposizione ai campi magnetici, a causa della proliferazione di tali impianti nocivi alla salute. Chiudono il quadro normativo il T.U. sull’edilizia (D.P.R. 380/1991) e molteplici altre normative concernenti la tutela del paesaggio.

Il Procuratore Di Pietro ha quindi introdotto nella sua relazione la tematica delle sanzioni comminate dal legislatore avverso gli illeciti ambientali, rappresentate da mere contravvenzioni che purtroppo non scoraggiano la commissione di tali fatti criminosi. Anche nel caso in cui i reati ambientali concorrono con i reati previsti dal codice penale la situazione non cambia. La prima parte della lectio si è chiusa con l’enunciazione dei due soli illeciti penali costituiti in materia ambientale, l’uno previsto dall’art. 18 della legge 42/2004 sulla tutela del paesaggio, l’altro previsto dall’art. 260 del d.lgs. 152/2006 in tema di rifiuti.

Il relatore ha poi affrontato il cuore della tematica, costituito dall’ingerenza delle varie mafie, soprattutto della camorra, nello smaltimento illecito dei rifiuti. Le indagini sono state originate da una serie di rivelazioni di un pentito rese nel 1990. “L’immondizia è oro”: da questa rivelazione si iniziò ad appurare che lo smaltimento illecito dei rifiuti (anche tossici) ha costituito a lungo l’attività preferita dai clan, in quanto traffico molto remunerativo e di gran lunga meno rischioso di quello avente ad oggetto sostanze stupefacenti.

Tale attività ha permesso alla mafia (soprattutto alla camorra campana, ma anche alla ‘ndrangheta’ e a ‘cosa nostra’) di intessere una ragnatela in tutta l’Italia, fatta eccezione per la Valle D’Aosta, creando grave nocumento non solo all’ambiente ma anche alla salute della collettività che, ironia della sorte, è costretta a sobbarcarsi i costi delle operazioni di bonifica effettuate dalle stesse imprese che inquinano con rifiuti tossici, capaci di produrre un profitto di quasi trenta miliardi di euro solo negli ultimi anni.

Il clan dei Casalesi è risultato il maggior gestore dei mercati di rifiuti nocivi in Italia; e per questo il legislatore, sollecitato dalle procure antimafia, ha trasformato in delitto l’illecito smaltimento di rifiuti, attraverso la legge n. 93/2001, introduttiva, dell’art. 53 bis del decreto Ronchi. Oggi tale normativa è stata trasfusa nell’art. 260 del d.lgs. n. 152, prima citato. Il Procuratore Di Pietro ha quindi ricordato che a partire dal 1990, ma specialmente dal 2001, grazie alla legge n. 93, tutte le procure italiane hanno avuto la possibilità d’indagare a fondo, facendo scoperte raccapriccianti; oltre ad accertare che i rifiuti illecitamente smaltiti contengono un’ alta concentrazione di metalli pesanti nocivi e che questo problema ormai coinvolge tutta la nazione e non più solo il sud Italia, come accadeva in passato, ci si è resi conto di come i rifiuti abbiano delle vere e proprie rotte, in modo simile a ciò che accade con la tratta di esseri umani. Come se non bastasse, ammonta ad oltre settantotto milioni di tonnellate la quantità di rifiuti scomparsi e occultati.

A questo punto della lectio, Di Pietro ha accennato alle tecniche di smaltimento illecito dei rifiuti, che negli ultimi anni si sono di molto affinate. In passato si trattava di smaltimento in discariche a cielo aperto, invece oggi si è passati alla prassi dell’ “intombamento” e a quella dello “spargimento” dei fanghi derivanti dallo smaltimento sui terreni agricoli, con la conseguenza di rendere nocivo tutto ciò che su tali terreni si coltiva. Un dato sorprendente è che sono gli stessi coltivatori a farne richiesta, in quanto questi fanghi, se ben trattati, diventano un ottimo fertilizzante. Purtroppo, nessun trattamento idoneo a bonificare i terreni inquinati è stato effettuato. Altro mezzo per occultare i rifiuti è quello di impiegarli per la costruzione di laterizi edili; una volta mescolati calce e rifiuti anche radioattivi ben potremmo ritrovarli nelle nostre case.

Un’altra parte che ha destato nell’auditorio molto interesse è stata quella dedicata alla spiegazione del funzionamento pratico del mercato dello smaltimento illecito. Il meccanismo è il seguente: parte una squadra di camorristi avente il compito di far visita alle imprese per proporre loro uno smaltimento a prezzi di molto inferiori rispetto alla prassi; a questo punto i rifiuti vengono dirottati verso il sud Italia (la cosiddetta “pattumiera d’Italia”) o nei Paesi del terzo mondo, ove lo smaltimento viene effettuato in assenza di costi e di macchinari. Il danaro ottenuto quale frutto di attività illecite viene “riciclato” in altri settori d’impresa, per attività formalmente lecite, o depositato su conti bancari aperti dalle cosche nei paradisi fiscali.

L’interessantissima lezione si è chiusa con una breve rassegna dei mezzi idonei a contrastare tale fenomeno: in primo luogo severi controlli amministrativi preventivi, da svolgere sulle autorizzazioni per il deposito, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti; in secondo luogo una costante vigilanza sulle imprese che hanno ottenuto la concessione di appalti pubblici per il compimento di tali operazioni; infine l’auspicio di poter pervenire ad una “globalizzazione del crimine”, dei rimedi e delle forze atte a contrastare questo enorme problema per la tutela della sicurezza e della salute dell’ambiente e di coloro che nell’ambiente vivono.

 

alessandra Guidone