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  • G. Coppola Bisazza - Dallo iussum domini alla contemplatio domini

Un importante contributo alla storia della rappresentanza ci è fornito dal lavoro di Giovanna Coppola Bisazza Dallo Iussum domini alla contemplatio domini.

Nella parte introduttiva si distingue l’uso del lessema iussum a seconda del campo applicativo di riferimento, quello pubblicistico prima, quello privatistico poi. Particolare attenzione è rivolta alla mutazione del significato del termine iussum, da quello di ‘ordine’ a quello di ‘autorizzazione’. Di seguito, l’A. prende in esame i destinatari dello iussum, a partire dalla posizione dei servi e dei figli in potestà con riferimento agli acquisti. A tal proposito attraverso un’accurata analisi delle fonti emerge la possibilità, per i sottoposti, di accedere agli atti acquisitivi formali come la mancipatio,  mentre non risulta esclusa la loro partecipazione attiva agli atti dispositivi. E’ chiaramente attestato che i potestati subiecti  potevano alienare tramite traditiones per il loro dominus (D.6.1.41.1 [Ulp 17 ad ed.]). D’altro canto l’A. mette in evidenza come la dottrina non sia unanime nel riconoscere ai potestati subiecti la possibilità di alienare per incarico del proprietario tramite mancipatio.

Dalla constatazione per cui in tema di alienazione e di assunzione di obblighi lo iussum rivestiva un’importanza fondamentale ai fini dell’attribuzione di responsabilità al capocasa, l’A. perviene ad individuare nello iussum l’elemento alla base della concessione dell’actio quod iussu. L’A. evidenzia infatti l’ipotesi in cui lo iussum venga portato a conoscenza del terzo, ciò ai fini di una responsabilizzazione del dominus. Ancora, analizzando le parole di Ulpiano (D. 15.4.1 pr. [Ulp. 29 ad ed.]), si evince come la responsabilità sancita in giudizio con l’actio quod iussu sia una responsabilità in solidum del pater o del dominus: l’atto concluso con il sottoposto è quodammodo cum eo contrahitur qui iubet. Si sottolinea poi come la solidarietà che caratterizza l’actio quod iussu ricorra anche in riferimento all’actio institoria e all’actio exercitoria (Gai 4.71).

La seconda sezione dell’opera si apre proprio con un riferimento a queste due azioni, che avrebbero aperto la più incisiva breccia  nel principio civilistico per extraneam personam nobis adquiri non posse (Gai 4.71; D. 14.1.1.4; D. 14.3.7.1.). Nell’ottica dell’evoluzione storica tracciata dall’A. si inquadra perfettamente pure la vicenda della procura, che viene esaminata sia attraverso le definizioni elaborate da Cicerone e da Ulpiano, sia alla luce della disciplina dei poteri dei procuratores in riferimento agli atti di acquisto e di disposizione. Procedendo nell’indagine si giunge inevitabilmente ad un interrogativo: il procurator, che agiva nei limiti specificati nella procura o comunque emergenti da uno iussum o mandatum conferito ad hoc dal dominus negotii, operava alla stregua di un rappresentante moderno oppure no? La risposta a tale domanda ci è fornita, con tendenziale distacco rispetto alla dottrina tradizionale, attraverso l’analisi degli strumenti volti a far conseguire direttamente al dominus negotii gli effetti dell’attività procuratoria, institoria ed esercitoria, sia attivi che passivi (D. 6.2.7.10 [Ulp. 16 ad ed.]; D. 2.14.10.2 [Ulp. 4 ad ed.]; D.46.5.5 [Paul. 48 ad ed.]; D. 14.3.19 pr. [Pap. 3 resp.]).

Infine, la terza sezione affronta specificamente la posizione giuridica assunta dai mandatari nell’ambito degli atti ad effetti reali (la traditio acquisitiva e traslativa, la mancipatio) e degli atti ad effetti obbligatori. [Giovanni Arminio]