CASSAZIONE CIVILE, SEZ. III 24-05-2007, n. 12089

Pres. Preden Roberto - Est. Varrone Michele - P.M. Iannelli Domenico - B.G. c. V. a. s.r.l.

(massima 1)

Deposito (contratto di) - obblighi del depositario - custodia della cosa - diligenza

Portata - Furto della cosa - Responsabilità - Prova liberatoria - Contenuto - Valutazione rimessa al giudice di merito - Sussistenza.

Il depositario, al fine di evitare di incorrere in responsabilità per il furto, è tenuto, in base ai principi che regolano la ripartizione dell'onere probatorio in tema di inadempimento contrattuale, a dare la prova di aver posto in essere tutte le attività protettive richieste in base all'ordinaria diligenza, ivi compreso lo sforzo particolare richiesto per soddisfare l'interesse creditorio richiesto dalle circostanze concrete del caso di cui esso sia o debba essere avvertito, con valutazione rimessa al giudice del merito. (Cassa con rinvio, App. Venezia, 5 Febbraio 2002)

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. III 24-05-2007, N. 12089

Pres. Preden Roberto - Est. Varrone Michele - P.M. Iannelli Domenico - B.G. c. V. a. s.r.l.

(massima 2)

 

Mandato - commissione - in genere (nozione, caratteri, distinzioni)

Mandato (o commissione) a vendere - Con deposito della cosa presso il mandatario (o il commissionario) - Obbligo di custodia - Configurabilità - Fondamento - Diligenza del buon padre di famiglia - Osservanza - Necessità - Portata.

Il mandato (o la commissione) a vendere, con deposito della cosa presso il mandatario (o il commissionario), comporta per quest'ultimo l'obbligo della custodia ai sensi dell'art. 1177 cod. civ., concorrendo in tal caso la causa del mandato (o della commissione) con quella del depositario, ancorché gli elementi di quest'ultimo contratto siano prevalenti, dovendo la disciplina della responsabilità del depositario in caso di perdita non imputabile della detenzione della cosa ex art. 1780 cod. civ. contemperarsi con quella del mandato. Ne consegue che la diligenza è quella del buon padre di famiglia e, in esplicazione del c.d. dovere di protezione, il custode è tenuto a predisporre tutto quanto necessario anche per prevenire fatti ‘esterni’, quali il furto, che possano determinare la perdita della cosa. (Cassa con rinvio, App. Venezia, 5 Febbraio 2002)

Svolgimento del processo

Così l'impugnata sentenza:

"La causa venne introdotta, davanti al Tribunale di Venezia, da B.G. che, con atto di citazione notificato l'1.6.1992, convenne in giudizio davanti a quel giudice la V. s.r.l., nei confronti della stessa svolgendo domanda di accertamento dell'insussistenza di una responsabilità di esso istante nella perdita di un autoveicolo Lancia Dedra 1600 di proprietà della convenuta, esponendo:

- che la convenuta, previa ispezione dei locali di esso attore, gli avesse consegnato un'autovettura Lancia Dedra in conto esposizione, al fine di tentarne la vendita;

- che nella notte tra il (OMISSIS) il veicolo fosse stato trafugato da ignoti, introdottisi nei locali di esso attore mediante effrazione delle porte di accesso;

- che la convenuta, informata dell'accaduto, avesse avanzato pretesa di risarcimento nei confronti di esso attore.

La convenuta si costituì sollecitando il rigetto della domanda e dispiegando domanda di condanna di controparte al risarcimento del danno, quantificato in L. 20.683.160 oltre accessori.

Il Tribunale, con la sentenza qui impugnata, accolse la domanda principale, rigettò quella riconvenzionale e compensò integralmente le spese, motivando:

- che in punto di fatto non fosse contestato né che la committente avesse preventivamente ispezionato i locali dell'attore né che questi fossero stati muniti di porte con serrature metalliche, inferriate alle finestre e recinzione esterna dotata di cancelli e lucchetti, né che la custodia del veicolo per il tempo di protrazione della sua esposizione fosse del tutto gratuita, l'accordo tra le parti essendo nel senso che l'attore avrebbe maturato diritto a compenso esclusivamente nell'eventualità di vendita del veicolo;

- che il negozio intervenuto tra le parti dovesse ritenersi a contenuto misto (mandato a vendere e deposito) sostanzialmente assimilabile alla commissione, ove la consegna delle cose per il compimento dell'attività di vendita origina, in capo al soggetto ricevente, un obbligo di custodia strumentale rispetto alla vendita nella quale va individuata la causa tipica del contratto;

- che, conseguentemente, ai fini della valutazione del grado di diligenza dovuto dal custode non dovesse farsi riferimento ai criteri propri al contratto di deposito ma alla diligenza dovuta per lo specifico contratto concluso, di talché i modi di conservazione delle cose ricevute dovevano intendersi solo quelli necessari per l'adempimento dell'obbligazione principale di vendita delle stesse, con conseguente applicabilità non già delle disposizioni degli artt. 1768 e 1780 c.c., bensì della norma generale dell'art. 1176 c.c.;

- che in relazione alle modalità di custodia adottate dovesse escludersi la violazione, da parte dell'attore, nell'assolvimento della propria prestazione dell'obbligo di diligenza;

- che la particolarità della vicenda facesse apparire conforme ad equità compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

Avverso tale sentenza interpose appello la V. s.r.l., a sostegno del gravame deducendo due motivi di impugnazione.

L'appellato si costituì resistendo al gravame e dispiegando appello incidentale articolato su un unico motivo".

Con sentenza 5 febbraio 2002, la Corte di Appello di Venezia, pronunciando sui gravami riuniti, accoglieva il principale e rigettava l'incidentale, condannando il B. al pagamento, in favore della soc. V., della somma di L. 27.550.445, oltre interessi e rivalutazione, nonché alla rifusione delle spese del doppio grado, in forza sostanzialmente del rilievo che il B. non aveva nemmeno allegato la non imputabilità a lui della perdita della cosa sul presupposto erroneo che la dimostrazione dell'impiego della normale diligenza valesse senz'altro a sollevarlo da responsabilità, laddove invece avrebbe dovuto dimostrare che il furto era avvenuto con modalità inconsuete ed imprevedibili, ovvero tali da frustrare ogni possibile cautela (pag. 8 - 9 sentenza).

Ha proposto ricorso per cassazione il B., affidandolo a tre motivi, illustrati anche con memoria. Ha resistito la s.r.l. V. con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo il B., denunciando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1176, 1177, 1218, 1256, 1768, 1780, 1708 e 1710 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, si duole che la Corte veneziana, andando in avviso contrario al locale Tribunale, e mal governando il disposto degli artt. 1176 e 1218 c.c., abbia applicato al caso di specie gli artt. 1768 e 1780 c.c., che nell'ambito del contratto di deposito contemplano, a carico del depositario ed a parere di esso ricorrente, una responsabilità aggravata, senza considerare che nella specie l'obbligo di custodia aveva natura accessoria (trattandosi di rapporto di commissione o mandato a vendere con deposito), cosicché il mandatario non acquistava la figura di depositario in senso tecnico ed il suo obbligo di custodia si risolveva nell'osservanza della diligenza del buon padre di famiglia.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, l'omesso adeguato esame dei seguenti punti decisivi della controversia:

- la preventiva ispezione dei locali ove sarebbe stata custodita la vettura da parte di incaricati della V.;

- la predisposizione di misure in atto al momento del furto (serrature metalliche, inferriate e recinzioni esterne con lucchetti);

- la natura prevalentemente gratuita del rapporto, nel senso che esso B. avrebbe maturato il diritto al compenso solo in caso di vendita del veicolo;

- la natura di autofficina del locale del B. e la sua solo sporadica attività di intermediatore per conto della concessionaria V.;

- le modalità della sottrazione del veicolo, avvenuta per furto con scasso.

Infine con il terzo motivo il ricorrente lamenta l'insufficiente considerazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, specificamente del punto decisivo della controversia attinente al fatto che incaricati della V., prima di consegnare la vettura, avevano ispezionato i locali, trovandoli idonei anche sotto il profilo della sicurezza.

I tre motivi, che ragioni di connessione logico - giuridica inducono ad esaminare congiuntamente, sono sostanzialmente fondati; e valga il vero. Va premesso che, nella specie, si tratta di un mandato (o commissione) a vendere, con deposito della cosa presso il mandatario;

che a carico di quest'ultimo sorge l'obbligo di custodia ex art. 1177 c.c.; che in queste ipotesi la causa del mandato concorre con quella del deposito, ancorché gli elementi di quest'ultimo contratto siano prevalenti, con la conseguenza che non sussiste incompatibilità tra l'art. 1780 c.c., (che disciplina la responsabilità del depositario in caso di perdita non imputabile della detenzione della cosa) e le norme che disciplinano il mandato (Cass. 10 marzo 1979 n. 1494); che è ormai superata la risalente distinzione circa la diligenza nella custodia ove quest'ultima costituisca obbligazione principale od accessoria (Cass. 23 gennaio 1986 n. 430); che sia nel caso in cui l'obbligo di custodia è prestazione accessoria e funzionalmente voluta dalla legge per l'esecuzione della prestazione principale art. 1177 c.c., - sia quando esso è l'effetto tipico del relativo contratto - art. 1766 c.c., - la diligenza richiesta all'affidatario è comunque quella del buon padre di famiglia (Cass. 10 dicembre 1996 n. 10986); che siffatto tipo di diligenza comporta anche, in esplicazione del c.d. dovere di protezione, che il depositario predisponga quanto necessario per prevenire fatti esterni, fra i quali il furto, che possano determinare la perdita della cosa (Cass. 17 maggio 1969 n. 1702).

Ma recentemente questa Corte, rimeditando l'intera problematica in ipotesi di furto di cosa affidata in comodato, con esplicito riferimento anche all'ipotesi di deposito, ha preso atto che, malgrado il disposto dell'art. 1768 c.c., (secondo cui il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia) correntemente si sostiene che in caso di perdita della cosa depositata, il depositario non si libera dalla responsabilità ex recepto provando solo di avere usato nella custodia della res la diligenza del buon padre di famiglia prescritta dalla norma succitata, ma deve anche provare ex art. 1218 c.c., che l'inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile (Cass. 8 agosto 1997 n. 7363). Ed approfondendo il rapporto fra l'art. 1768 c.c., e l'art. 1218 c.c., è giunta alla conclusione che il depositario, secondo i principi che regolano la ripartizione dell'onere probatorio in tema di inadempimento contrattuale, per evitare di incorrere in colpa per il furto subito, deve provare di avere posto in essere tutte le attività protettive che l'ordinaria diligenza suggerisce, non essendo sufficiente a farlo versare in colpa il solo fatto che il furto sia evento sempre astrattamente prevedibile ed evitabile. Si tratta di un accertamento da effettuare in concreto, con valutazione ex ante da parte del giudice di merito, e non sulla base di una presunzione astratta (Cass. 10 novembre 2003 n. 16826, citata per ampi stralci nella memoria del ricorrente). In altre parole, solo se il depositario si rende conto (o dovrebbe rendersi conto) al momento dell'adempimento della prestazione di custodia, che il soddisfacimento dell'interesse creditorio non è configurabile senza la produzione di uno sforzo maggiore rispetto a quello che ordinariamente comporterebbe la diligenza del buon padre di famiglia, è tenuto comunque a produrre tale sforzo particolare, versando altrimenti in colpa, nonostante che egli abbia custodito con la diligenza di cui sopra. E solo in questi termini ha un senso ritenere che la mera prova della diligenza del buon padre di famiglia nell'espletamento dell'attività di custodia, di cui al combinato disposto degli artt. 1176, 1177, 1768 c.c., non è idonea ad escludere la responsabilità per inadempimento del custode ex art. 1218 c.c., in caso di furto, che rimane pur sempre una responsabilità per colpa.

Orbene, premesso quanto innanzi, non sembra che l'impugnata sentenza soddisfi i criteri appena menzionati. Se è vero che alcune circostanze di fatto devono ritenersi pacifiche, siccome non contestate secondo la sentenza di primo grado, con accertamento confermato in secondo grado mediante il rigetto del primo motivo di appello; che tali circostanze riguardano certamente ‘le caratteristiche dei locali e le modalità di custodia della cosa’ (pag. 5 sentenza); che, inoltre, il locale ove il veicolo era stato depositato era non un autosalone ma un'autofficina, solo saltuariamente utilizzata per l'intermediazione nella vendita di veicoli; che, soprattutto, personale della V. aveva preventivamente visionato il locale senza sollevare obiezioni; sembra doversi concludere che solo dopo un'approfondita verifica di queste circostanze e, soprattutto, delle ultime due (attività prevalente svolta nel locale e preventiva ispezione dello stesso da parte della V.) la Corte veneta avrebbe potuto eventualmente accertare, con giudizio ex ante, a carico del B., l'obbligo di approntare ulteriori e più sofisticati mezzi difensivi (sistema di allarme e/o servizio di vigilanza) per non ritenerlo responsabile del furto patito. Mancando un accertamento in questi termini, il ricorso va accolto, con conseguente cassazione dell'impugnata sentenza e rinvio della causa ad altra Sezione della stessa Corte a qua, che provvederà ad un nuovo esame oltre che alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e rinvia la causa ad altra Sezione della Corte di Appello di Venezia, anche per le spese del giudizio di cassazione.