COSTRUIRE L’EUROPA: UNA LEZIONE DI FRANCESCO PAOLO CASAVOLA

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‘Verso l’Europa’ è stato il tema della Lectio magistralis tenuta dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, il 27 maggio 2009,  nella Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Salerno.

Dopo i saluti al folto pubblico presente, rivolti da Raimondo Pasquino, Daniela Valentino e Fulvio Bianchi d’Urso, il Relatore ha preso la parola, per illustrare la sua particolare percezione dell’Europa odierna, come ‘laboratorio’ del continuo mutare dei tempi e degli umori sociali, ma anche come crogiolo di nuove incertezze e insicurezze, pur frammiste a una cauta speranza.

Da un sessantennio – ha ricordato Casavola – si è impegnati nella costruzione dell’Europa, eppure l’Europa resta ancora un miraggio. Per procedere più speditamente verso gli obiettivi che ci siamo ormai da tempo prefissi, è necessario guardare con attenzione alle nostre spalle, e ripercorrere con gli occhi dello storico il lungo cammino che ci ha portati a volere l’Unione Europea e un diritto europeo.

Prima di divenire un ‘progetto’, l’Europa è stata a lungo una ‘idea culturale’. Non è facile ricostruire le origini e i contenuti di questo concetto: per comprenderlo occorre chiedersi in cosa sia consistita l’‘identità’ degli europei nei vari quadranti cronologici, a far data dal VI sec. a.C. Il germe dell’‘idea di Europa’ ha origini assai lontane, che si possono indicare precisamente nel momento in cui la terra abitata fu ridotta ad unità, perché sottoposta a un solo potere. La prima realizzazione dell’‘idea di Europa’ rimonta perciò all’Impero romano, a quel processo di continua assimilazione di popoli diversi al nucleo originario di cittadini romani, processo poi culminato nell’attribuzione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero, da parte di Antonino Caracalla, nel 212 d.C.

Quando, dopo la morte di Giustiniano, l’unità imperiale romana collassò, l’Europa sarebbe tornata ad essere null’altro che un ‘contenitore geografico’, se nel frattempo non si fosse diffuso il Cristianesimo. Fu questo potentissimo fattore di aggregazione delle genti e di conservazione della cultura e delle istituzioni giuridiche romane a mantenere viva, allora, l’identità europea. Nel Medioevo – ha sottolineato Casavola –  l’Europa cristiana edificò una civiltà che derivava i suoi valori dagli insegnamenti evangelici e la sua cultura dall’esperienza romana. Attraverso questo filtro, l’identità europea continuò a forgiarsi sulla tradizione romana, assumendo caratteri precisi nei costumi, nelle scienze, nella religione, che resero gli europei conosciuti e riconoscibili all’esterno, proprio per queste loro peculiarità.

L’Europa è anche nella storia delle sue guerre, che furono continue e cruente, molto più che altrove: non a caso la scienza bellica è propriamente europea. Nella prima età moderna, con la formazione dei nuovi e numerosi Stati-nazione (anch’essi creazione dello spirito europeo, perché ispirati, all’epoca della loro nascita, al criterio della unità di cultura e di diritto), il fenomeno ha assunto caratteri particolari: i conflitti (per il predominio o l’indipendenza) si sono connotati come ‘guerre fra sovrani’ (c.d. ‘sport regali’) e così le coscienze nazionali si sono andate formando alla stregua di ‘elementi di rottura’ rispetto alla coscienza europea (formatasi grazie ad uomini colti, che non conoscevano frontiere). Casavola ha osservato che in un certo senso le Crociate furono occasione di mescolamento tra gli europei. Ma a ridare un volto all’Europa fu la cultura delle ‘élites’; e il nuovo ideale della libertà dell’uomo ne divenne l’insegna.  

A fermare questo percorso interviene il drammatico scontro ideologico, sfociato poi nella guerra mondiale del Novecento. All’indomani di queste vicende, però,  si riscoprono con rinnovato fervore i diritti dell’uomo e lo Stato sociale, immediatamente suggellati, nel 1948, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi, a partire dal 1950, con i Trattati di Roma si avvia un processo di integrazione e di pacificazione, che fortunatamente ha avuto una durata tanto lunga, quanto inusitata. Perché, allora, sussistono perplessità, titubanze, ostacoli, nella costruzione dell’Europa? Casavola ne individua la causa nella struttura, che si identifica in rapporti tra Stati.  A costituire l’Unione non sono infatti i ‘cittadini europei’, come dovrebbe essere, bensì Stati e governi. Al quesito se l’Europa è una ‘nazione’ non possiamo che rispondere: parliamo lingue diverse, abbiamo diversi eserciti, siamo fruitori di differenti ordinamenti giuridici, e inoltre veniamo allontanati gli uni dagli altri dall’assenza di una comune origine economica, di una comune politica estera. Notevoli sono le resistenze verso la istituzione di un ‘super-Stato’ europeo; e queste remore impediscono la realizzazione del necessario processo di de-sovranizzazione  dei singoli Stati. L’ultima connotazione di omogeneità, nell’ambito europeo, era l’identità nazionale; ma essa si sta ormai estinguendo, da quando l’omogeneità culturale è stata sostituita dal pluralismo crescente, dovuta a flussi di migrazione di massa. Per conseguenza, l’unità europea non può più incentrarsi sull’omogeneità culturale, ma deve viceversa puntare sulla valorizzazione e sulla protezione delle diversità, affinché si realizzi una convivenza pacifica. I gruppi, dunque, dovrebbero prendere il posto degli Stati-nazione nella costruzione dell’Europa.

I tempi sono maturi per il riconoscimento di un ‘popolo europeo’ – ha concluso il Relatore –   che sia sottoposto ad un organo giusdicente europeo svincolato dagli Stati nazionali. A tal fine, occorre procedere rapidamente non solo ad un coordinamento tra giurisprudenza europea e giurisprudenze nazionali, ma anche alla modifica della formazione universitaria in svariati ambiti. Moneta e giurisdizione sono gli elementi centrali nella vita quotidiana delle persone: il passo – pur difficilissimo – della moneta comune è stato fatto, occorre ora lavorare sulla giurisdizione europea. Con questo auspicio il Relatore, calorosamente applaudito,  ha preso commiato dal pubblico.

Laura Solidoro