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  • Paolo Frascani - Il Mare

Non privo di risvolti giusprivatistici, per il notevole interesse che riveste ai fini della ricostruzione di alcuni profili storici del diritto commerciale italiano, è il libro Il Mare, di Paolo Frascani (Il Mulino, Bologna, 2008, pp. 224), presentato nel corso di un Incontro-dibattito, svoltosi a Napoli il 24 febbraio 2009 nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presso la Sala Riunioni dell’ISSM (Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo).

Il Mare è un’opera trasversale e multidisciplinare, che Frascani, storico dell’ambiente e opinionista, auspica trovi diffusione e consensi in vari ambienti culturali; e ciò con ottime ragioni, dal momento che il lavoro, editorialmente collocato come studio di storia dell’ambiente, costituisce in realtà anche una indagine sociologica sulle politiche legislative, economiche e sanitarie postunitarie, sull’imprenditoria e sul commercio, sulla cultura e sulle tendenze delle ‘élites’ mercantili del dopoguerra. L’incontro con l’A. promosso dall’ISSM è valso a chiarire, precisare e integrare efficacemente l’articolato percorso tracciato da Frascani con il suo interessante studio, che peraltro si segnala per accessibilità e gradevolezza di lettura.

Frascani evidenzia come le coste italiane siano state prevalentemente infestate dalla malaria sin dall’antichità e come questo inconveniente abbia costituito, per la popolazione, un ostacolo ed una remora all’avvicinamento al mare e alle sue coste. Perciò, se si esclude la felice parentesi costituita dalle Repubbliche marinare, si può affermare che le attività e gli interessi relativi al mare sono rimasti sempre tendenzialmente sottoesposti, nei processi evolutivi in ambito economico. Bisogna attendere l’Unità d’Italia per  una rivalutazione del mare e delle sue coste, almeno sul piano militare  e strategico, e quindi in politica e estera e nelle relazioni internazionali. Contemporaneamente, gli strati più alti della popolazione ‘scoprono’ il mare come meta turistica e l’incipiente uso balneare delle spiagge rilancia, in qualche misura, l’economia delle migliori (sul piano paesaggistico) zone costiere. Così, tra Ottocento e Novecento si avvia un lento processo di recupero dell’identità marittima.

Risultano di particolare interesse le riflessioni svolte dall’A. sull’ambiguo atteggiamento assunto dal Fascismo nei confronti del mare. Infatti, se da un lato si riafferma l’antico mito del mare nostrum, amplificato dalla nuova identificazione del mare con un’area di espansione dell’Italia coloniale, per altro verso siffatta rappresentazione è destinata a rimanere relegata ai livelli dell’immaginario collettivo, dal momento che l’interesse prevalente del regime è piuttosto rivolto all’Italia contadina, alla borghesia agraria, all’imprenditoria.

L’Italia comincia a stabilire un buon rapporto socioeconomico con il mare in coincidenza con il secondo dopoguerra, grazie all’esplosione del turismo, all’evoluzione dei trasporti, all’incremento demografico. Ma la disattenzione per il mare è rimasta radicata in alcune aree del Sud. La storia del Mezzogiorno – è stato scritto – è la storia del mare che non c’è. Emblematiche, al riguardo, la progettazione e la realizzazione delle reti autostradali: le ‘strade del mare’ non si fanno (o si fanno con notevole ritardo), perché non sono richieste.

Sul piano ambientale, l’A. rileva come nell’intera penisola numerosi fattori abbiano determinato processi di profonda trasformazione di mari e coste. Non solo l’evoluzione turistica ha favorito gravi fenomeni  di speculazione edilizia, ma soprattutto l’installazione di industrie sulle rive del mare e nelle insenature (ndr : purtroppo scelte non di rado tra le più pittoresche del nostro Paese, specialmente in Calabria e in Sicilia) ha avviato un vasto e vistoso processo di inquinamento delle acque. E’ pertanto rapidamente mutato il modo di valutare l’intervento dell’uomo e le istituzioni hanno rivolto la loro attenzione al mare come risorsa ambientale. Ciononostante, la legislazione sul mare continua a mostrarsi molto carente e quale base di questo vuoto legislativo Frascani indica la mancata conoscenza delle comunità marittime. Le prospettive future sono nel senso di una opportuna inversione di tendenza: fa bene sperare la recente promozione di numerosi progetti di sviluppo, intesi al rinnovo di una centralità marittima in tutta l’area mediterranea. [Laura Solidoro]