L’EUROPA DEL DIRITTO: UN SEMINARIO CON PAOLO GROSSI

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Presso la suggestiva Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha avuto luogo, nel pomeriggio del 24 febbraio 2009, un incontro di studio su «L’Europa del diritto. Seminario con Paolo Grossi». Protagonista dell’evento è stato dunque l’Autore dell’omonimo libro, il neo giudice costituzionale Paolo Grossi, accademico dei Lincei e docente di Storia del diritto medioevale moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università napoletana Suor Orsola Benincasa.

Il Seminario si è inquadrato nel ciclo di incontri «Cosa sarà il diritto privato?», ideato da Lucilla Gatt, docente di Istituzioni di diritto privato e di Diritto civile nell’Università Suor Orsola Benincasa e ha preso spunto dal grande successo riscosso dal libro L’Europa del diritto (Roma-Bari, Laterza editore, 2007). In questa opera, pubblicata nella prestigiosa collana «Fare L’Europa», diretta da Jaques Le Goff, Paolo Grossi ha inteso offrire ai lettori la ‘sintesi finale’ di un lunghissimo percorso di ricerche analitiche, intrapreso dallo studioso nel 1955, anno della sua laurea presso l’Università di Firenze. Dominando dall’alto, con una esposizione limpida e connotata da impronta personalissima, un itinerario di circa millecinquecento anni di storia giuridica, l’Autore ha messo in luce alcuni dei più complessi percorsi del medioevo e della modernità, fino a giungere alla fase post-moderna (qualifica che Grossi preferisce a quella, oggi ricorrente, di ‘fase globale’). Risaltano, in questo quadro, soprattutto i momenti di forte discontinuità, individuati dal’Autore all’interno di esperienze politiche, sociali, economiche, giuridiche.

L’incontro non ha avuto naturalmente la funzione di ‘presentare’ un libro ormai ben conosciuto tanto da storici e sociologi del diritto, quanto dai più attenti vigentisti. Intento degli organizzatori era piuttosto quello di sollecitare riflessioni in ordine alla possibile ricaduta sul futuro diritto privato – interno ed europeo – dei numerosi spunti e stimoli presenti nell’opera di Grossi.

Dopo i saluti introduttivi di Francesco de Sanctis, Rettore dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, ha preso la parola Aurelio Cernigliaro, ordinario di Storia del diritto italiano nell’Università di Napoli Federico II. Il Relatore ha posto l’accento sugli elementi centrali nel pensiero di Paolo Grossi, quali la riproposizione di un ruolo più attivo e creativo del giurista nella società, i limiti del positivismo normativistico e delle conseguenti tendenze legolatriche, l’aspirazione alla ‘ragionevolezza’ delle leggi, i guasti del binomio potere/diritto, il richiamo ad uno studio trasversale e comparatistico del diritto (in quanto lo studio del diritto non solo deve essere aperto, in prospettiva, a molteplici saperi, ma deve presupporre una pluralità di conoscenze, prime tra tutte le scienze storiche e sociali, dunque l’economia, la sociologia, l’antropologia); una formazione ampia e aperta costituisce elemento indefettibile affinché il giurista assolva alla sua funzione di ‘mediazione’ con il mondo reale.

Di seguito, Pietro Sirena, ordinario di Diritto privato europeo nell’Università di Siena, ha sottolineato le perplessità nutrite da Paolo Grossi circa la realizzabilità del diritto privato europeo: sfida inedita, dalla quale la scienza giuridica rischia di uscire sconfitta – ha rilevato Sirena, in adesione al pensiero di Grossi – se non sceglierà di distaccarsi dalla mitologia giuridica dell’età moderna e dal positivismo normativistico, per rispecchiare invece spirito e fattualità dell’odierna società europea, rivalutando il ruolo attivo del giurista.

È stata poi la volta dei due interventi programmati. La prima ad intervenire è stata Paola Elisa Nebbia, ‘reader’ nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Leicester e docente di Diritto privato comparato al Suor Orsola Benincasa. Con una gustosa rilettura dell’opera di Grossi in termini ‘cromatici’, Nebbia ha messo bene in rilievo la costante attenzione dell’Autore per la vita realmente vissuta e per le forze sociali in lotta. Così, distanziandosi dai tradizionali resoconti ‘in bianco e nero’, Grossi ci ha offerto una storia finalmente ‘colorata’, perché fortemente intrisa di fattualità e di concretezza di rapporti politici, giuridici e socio-economici. Risaltano allora il ‘marrone’, colore della terra, su cui l’uomo incentra larga parte delle sue attività e traccia i sentieri della consuetudine, e il ‘rosso’, colore del sangue, alla radice del principio della personalità del diritto. La studiosa ha poi sostenuto l’inopportunità e l’inadeguatezza di ogni tentativo di accostare il nuovo diritto privato europeo all’esperienza del vecchio ius commune (quest’ultimo elaborato da giuristi-mediatori, quale espressione corale di una società senza Stato), perché fenomeni tra loro troppo eterogenei; mentre ha individuato nella fattualità e nella effettività due fattori che in qualche misura assimilano l’attuale ‘common law’ all’esperienza giuridica medioevale.

I numerosi interrogativi lasciati volutamente aperti, ne L’Europa del diritto, da Paolo Grossi, sono stati al centro dell’intervento di Lucilla Gatt, docente di Istituzioni di diritto privato e di Diritto civile al Suor Orsola Benincasa. Èstato messo in evidenza come la critica della scienza giuridica moderna costituisca il punto di snodo della costruzione di Paolo Grossi, il quale, pur non assumendo un atteggiamento antipositivista in assoluto, individua i mali della post-modernità nei germi del Giusnaturalismo e in particolare nella teorica della norma quale disposizione ‘generale e astratta’, che calpesta e oblitera le diversità e dunque la fattualità, il ‘concreto’ [n.d.r.: è questo l’aspetto più discusso e discutibile del pensiero di Paolo Grossi, tema su cui v. gli accenni nell’Editoriale di questo numero].

Ha quindi preso la parola Paolo Grossi, il quale, dopo avere ringraziato gli organizzatori dell’incontro e gli astanti, per i festeggiamenti tributatigli in relazione alla recente nomina a giudice costituzionale, si è dichiarato al tempo stesso lusingato e preoccupato per le gravi responsabilità che lo attendono, ma anche rammaricato per essere stato costretto a lasciare l’insegnamento.

Paolo Grossi ha poi richiamato le note più caratteristiche del suo pensiero: la convinzione che ogni studioso, ma in particolare il giurista, debba rifuggire dalla ‘solitudine’ (intesa come isolamento culturale non solo rispetto alle altre scienze e alla realtà sociale, ma anche dai vari settori della sua materia), che è un difetto ‘letale’, dovendosi considerare il confronto con gli altri saperi (giuridici e di altro genere) un elemento imprescindibile e indefettibile al metodo del giurista, posto che la scienza del diritto è epistemologicamente unitaria. Lo Studioso si è anche congratulato con relatori e interventori, per avere efficacemente messo a fuoco gli aspetti essenziali del suo libro, frutto di una lunghissima esperienza didattica (Grossi ha ribadito l’intreccio fittissimo che sempre intercorre tra percorsi di ricerca scientifica e contenuti e qualità della didattica) e ‘prodotto finale’ di innumerevoli ricerche analitiche. L’Autore ha voluto riassumere così il suo personale ‘messaggio’: la necessità di ‘recuperare’ il diritto, che nella modernità ha subito un eccesso di riduzionismo, nel momento in cui il positivismo normativistico lo ha ridotto a un sistema di comandi e di norme, distaccandolo dal corpo sociale sottostante ed ‘evirando’ i giuristi. Con l’auspicio che si segnali presto il ritorno di giuristi non più meri ‘esegeti’, ma creativi, in un sistema in cui la legge (sulla cui importanza Grossi non esprime riserve) recuperi la sua funzione prevalente rispetto alla norma, si è concluso il denso discorso dello Studioso.

 

Laura Solidoro