EDITORIALE

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È già tempo di bilanci. Solo un anno è trascorso da quando, nella primavera del 2008, sono stati immessi in rete i primi contributi alla neonata rivista ‘Teoria e storia del diritto privato’; e dodici mesi sono un lasso di tempo assai breve per esprimere valutazioni su un periodico alla sua prima annata. Eppure, qualche riflessione si impone, non certo sui risultati, che dovranno essere giudicati dai lettori, quanto piuttosto sulla forza e sulle direzioni della spinta creatrice esercitata dal gruppo di studiosi e professionisti che ha alacremente lavorato alla realizzazione di questo progetto.

Non è senza timori e riserve – anche da parte di chi scrive – che si è dato vita alla rivista. La possibilità che la collaborazione tra storici, teorici e pratici del diritto, pur voluta con convinta determinazione, si risolvesse alla fine nella creazione di uno dei soliti «arcipelaghi»[1], all’interno del quale le varie ‘isole’, pur vicine tra loro, finiscono per non toccarsi mai, ci era ben presente. E invece, il rischio della caduta nel paventato ‘insularismo’ sembra proprio essere stato sventato.

Mi spiego meglio. Dalla rivista non sono assenti – e mai dovranno esserlo – interventi e contributi prettamente settoriali: il rispetto e la valorizzazione dei saperi specialistici sono canoni indispensabili per non cedere a facili eclettismi e per mantenere alta la qualità del confronto tra le varie discipline, nei limitati contesti e nei modi in cui l’interazione si rivela opportuna e proficua. Al tempo stesso, un altro – cospicuo – gruppo di contributi si è collocato sulla differente linea dell’indagine trasversale o multidisciplinare, utilizzando i ben noti metodi della comparazione verticale e orizzontale.

Sento però di dover precisare che si vuole riconoscere qualche merito al progetto posto alla base di questa rivista, il successo del primo anno di lavoro non è da vedersi soltanto in questo, cioè nella presenza, accanto a studi di impianto tradizionale, di numerosi contributi multidisciplinari da parte di teorici e pratici del diritto: perché, tutto sommato, la stesura di lavori ‘trasversali’ – che peraltro non rappresenta in assoluto una novità – potrebbe restare una esperienza assolutamente individuale (oltre che sporadica, se non addirittura accidentale) per ciascun Autore.

Il vero successo dell’iniziativa, almeno dal punto di vista di chi scrive, si è registrato piuttosto nella qualità e nella quantità dei rapporti che la vita della rivista ha reso necessario attivare con tante componenti del mondo accademico, nella valorizzazione di antichi e nuovi legami di collaborazione, nello studio e nella ideazione di iniziative aperte a svariati ambiti scientifici, nella nuova rete di contatti esterni con la sfera professionale, nella stesura di progetti di ricerca suggeriti dall’idea stessa che è stata posta alla base del periodico, infine nell’immenso arricchimento che produce il lavoro comune.

In concreto, l’attività di redazione non si è esaurita nell’‘attesa passiva’ dei contributi, ma, al contrario, ha imposto (per il taglio impresso alla rivista) richieste o proposte di collaborazione, che hanno investito non solo disparati ambiti della giusprivatistica, ma anche il settore delle scienze sociali. Questo atteggiamento ha destato prima curiosità, poi interesse, da parte di gruppi di studiosi e di professionisti con i quali non si erano mai, in precedenza, condivise esperienze di lavoro e di ricerca. Così, molti pratici e accademici, commercialisti, civilisti-comparatisti, cultori di scienze sociali (questi ultimi interessati soprattutto alle problematiche del danno ambientale, oggetto della rubrica ‘L’Osservatorio’) hanno accolto con compiacimento la proposta di una condivisione di intenti, e a loro volta hanno cominciato a suggerire percorsi potenzialmente comuni e a dare indicazioni di notevole valore e interesse.

Di qui la realizzazione, presso l’Università di Salerno, di numerose iniziative del tutto impreviste al momento della costituzione della rivista: tre incontri di studio multidisciplinari, uno dei quali presieduto, con impronta inconfondibile, dal compianto prof. Vincenzo Buonocore (Soggetti e responsabilità nell’impresa. Una prospettiva storico-comparatistica, 28 aprile 2008; Gli obblighi precontrattuali di informazione, 4 dicembre 2008; ‘Salubritas’. Problemi vecchi e nuovi di tutela dell’ambiente, 15 gennaio 2009)[2], la costituzione dell’‘Associazione di Teoria, Storia e Sociologia delle Istituzioni giuridiche’ (ATSSIG), l’istituzione di un premio per la migliore tesi di laurea su temi attinenti a ‘Ambiente, paesaggio e diritti dei singoli’, l’elaborazione di progetti di ricerca, di didattica e di formazione post-universitaria.

Le attività necessarie per la ideazione di questi piani di lavoro e la stessa organizzazione interna della rivista hanno poi dato l’avvio a un processo di monitoraggio sulle questioni attualmente più dibattute, nell’ambito giusprivatistico, molte delle quali sono affrontate in modo diretto da alcuni degli Autori che hanno accettato di collaborare a questo numero, o in altri generi di interventi qui segnalati (nelle rubriche ‘Incontri di studio’ e ‘Segnalazioni bibliografiche’).

Suscitano rinnovate riflessioni critiche, per esempio, l’assai discussa concezione unitaria del diritto, di origine anglosassone, e quindi il ‘mito’ della scienza universale del diritto, sempre più vacillanti davanti alla crescente necessità di specializzazione, a sua volta indotta dalla moltiplicazione degli interessi tutelati dagli ordinamenti; perplessità, quella espressa e argomentata proprio in questo numero da Antonio Guarino (in Chiose di storia e diritto, sez. ‘Contributi’), che va di pari passo con altri recenti, puntualissimi richiami (effettuati da Sabino Cassese, in Il mondo nuovo del diritto. Un giurista e il suo tempo, Bologna, Il Mulino, 2008, 57 ss.) alla necessità di una revisione radicale della mitologia giuridica moderna, ormai in evidente crisi. Una crisi che coinvolge, del resto, anche il portato del Giusnaturalismo e l’intero positivismo normativistico; benché, a mio parere, sia forse opportuna una buona dose di cautela nella valutazione delle fondamentali, e ancora oggi in larga parte valide, acquisizioni dell’Illuminismo, prima fra tutte la «strombazzata uguaglianza» (l’espressione è di Paolo Grossi) del 1789, che, se da un lato effettivamente ‘astraeva’ l’individuo dalla realtà delle relazioni sociali, per altro verso poneva saldamente, almeno, una non trascurabile aspirazione all’uguaglianza, di fronte alla legge, dei cittadini di ogni estrazione sociale e di ambo i sessi.

Considerazioni analoghe valgono per le numerose critiche – di cui in più luoghi si dà conto in questo numero di TSDP – che oggi scuotono alle fondamenta interi settori di un diritto privato interno, certamente un po’ troppo ingessato dai confini tradizionali, ora divenuti angusti, posti dalla dogmatica pandettistica e dal positivismo normativistico, ma forse – sempre a mio parere – ancora più pericolosamente insidiato dal miraggio di un ‘recupero’ da realizzarsi attraverso la formazione di giuristi meno ‘esegeti’ e più ‘creativi’, in quanto emancipati dalla norma-legge.

Tra i temi più dibattuti, figura ricorrente, in questo numero, anche il richiamo alla dubbia realizzabilità di un diritto privato europeo (ancora da parte di Antonio Guarino e, sulla stessa lunghezza d’onda, nelle parole pronunciate da Paolo Grossi nel corso del già citato seminario), nonostante l’incontestabile e fortissima tendenza alla de-nazionalizzazione del diritto, all’influenza reciproca fra le tradizioni nazionali e alla circolazione degli istituti (fenomeni qui sottolineati nella lezione di Aldo Petrucci); mentre sembra ormai matura e consapevolmente guidata la svolta verso un’apertura – comunque non più rinviabile – del diritto alle scienze sociali (da noi praticata con la rubrica ‘l’Osservatorio’, ma sulla cui teorizzazione si è da ultimo soffermato efficacemente Sabino Cassese).

Così, nella discussione accesasi in merito a problematiche di tanto spessore, di fatto la redazione della rivista si è rivelata un piccolo, ma molto vitale, centro di ricerca. I primi frutti delle attività cui ho fatto un sommario cenno saranno già visibili in questo secondo numero della rivista. E giudicherà il lettore se il nostro lavoro risulta di qualche interesse. Per quanto ci riguarda, una sola cosa possiamo dire per certo: l’entusiasmo e la passione nati dall’attività svolta, non solo nel gruppo redazionale, ma anche negli studiosi e nei professionisti dei più vari ambiti che hanno aderito con stimolanti suggestioni all’iniziativa, e quindi l’apertura culturale – e umana – che ne è derivata, hanno costituito la più ambita delle ricompense possibili e sperate per l’incipit del nostro impegno. 

 

L. S.


 
[1] La parola e la bella immagine sono di P. Grossi, il quale le ha richiamate nel corso del suo discorso conclusivo dell’Incontro di studio L’Europa del diritto. Seminario con Paolo Grossi, svoltosi a Napoli, presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, il 24 febbraio 2009, il cui resoconto è infra, nella rubrica ‘Incontri di studio’.
[2] Gli atti dei primi due incontri sono pubblicati in questo numero della rivista, mentre la pubblicazione degli atti del terzo seminario è prevista per il n. III-2010.