Editoriale

 

 

Gli annosi dibattiti sulla crisi delle democrazie, che adesso hanno assunto una dimensione più complessa nel confronto con la diffusa istanza di ‘sovranismo’ (peraltro, nella sua doppia declinazione di sovranismo populista e di sovranismo oligarchico basato sul merito)*, si intrecciano fittamente con la crisi dello Stato e delle sue istituzioni. 

E’ inevitabile, e tutto sommato anche utile, che questi fermenti si proiettino sul tema della cultura e della istruzione. Ma la medesima incertezza che pervade i nostri scenari politici, economici ed istituzionali caratterizza oggi, con tutta evidenza, il settore della formazione dei giovani, segnatamente sul versante umanistico, dal momento che i saperi più tecnici -le c.d. scienze dure- restano in buona misura al riparo dalle ‘tempeste’ in atto.    

Non manca però, in questo scenario, un elemento che ha molto di positivo: l’instabilità che si è abbattuta sulle società occidentali -una instabilità che investe le fondamenta delle forme organizzative umane, quali l’economia e la finanza, la politica, le istituzioni giuridiche, la religione, i rapporti sociali, la nozione di Stato- ha generato, forse per reazione, una spasmodica ricerca  del sé. Una ricerca che non si traduce, a ben vedere, soltanto in quel deprecabile individualismo alla base dei tanti meccanismi dissolutivi degli aggregati sociali e delle relazioni interpersonali, ma che si sostanzia anche nella ricerca affannosa di un preciso ubi consistam all’interno della immensa e dispersiva società globale. 

La questione investe, perciò, tanto il tema filosofico-giuridico del riconoscimento** (riconoscimento dei diritti, riconoscimento del lavoro, riconoscimento di un ben definito status all’interno dei gruppi sociali), tanto le sorti dei peculiari connotati della persona, come segno di distinzione rispetto all’‘altro’: la costruzione del sé avviene attraverso l’Anerkennung, da un lato, ma per altro verso necessita della chiara percezione di ciò che è ‘altro da sé’. L’attenzione oggigiorno incentrata sul binomio identità/alterità è stata soprattutto la conseguenza diretta del concreto problema posto dai flussi migratori. Ma ha poi assunto una dimensione più totalizzante, nel momento in cui si è focalizzato lo sguardo sul diritto di ogni essere umano alla salvaguardia ed alla valorizzazione della propria identità. Nei Paesi occidentali si sta ovunque affermando una forte istanza identitaria. Lo dimostra la nuova fioritura di studi incentrati sulla nostra storia e  sulle nostre tradizioni, accompagnata da un folto movimento di recupero delle tradizioni culturali, tra cui quelle abitative (si pensi al recupero dei centri storici), architettoniche e artistiche locali.

Si tratta di un fenomeno di ampio raggio, all’interno dei saperi umanistici. Ma si tratta, al tempo stesso, di un atteggiamento pressoché resistenziale, a fronte alla forte corrente di globalizzazione e omologazione, che lavora in modo capillare per svellere ogni aspetto di ‘localismo’, anche ove esso assuma l’aspetto positivo di ‘tradizione culturale’.   

 Naturalmente, a questo scenario non resta estraneo l’eterno dibattito sulla formazione e sulla cultura del giurista. Svariati dubbi continuano ad addensarsi soprattutto sulle finalità e sull’oggetto degli insegnamenti da impartirsi nel corso degli studi universitari. In questo ambito, è stato scritto***, «la crisi degli studi di Giurisprudenza si dilata a crisi della cultura giuridica e del ruolo del giurista nell’odierno scenario delle professioni». Le posizioni che assumono in merito opinionisti ed esperti della materia sono tutt’altro che univoche. Da un lato si schierano quanti credono nella essenzialità della funzione del giurista colto, dall’altra parte quelli che esaltano i pregi di una formazione strettamente tecnica e professionalizzante****. Ma forse è ora che i due diversi orientamenti si congiungano,  per fare fronte all’esigenza di formare operatori del diritto capaci di affrontare, con gli strumenti offerti dalla nostra validissima tradizione giuridica, istanze, pressioni, suggestioni provenienti da un ‘esterno’ assai vasto e variegato. 

Non a caso, gli studi in chiave storica sulle tecniche di interpretazione e di argomentazione si moltiplicano*****, così come le riflessioni sul rapporto che sussiste o che dovrebbe sussistere tra passato e presente, nella dimensione giuridica. Gli studi classici -dunque  nel campo giuridico la storia e la teoria del diritto- costituiscono senz’altro il primo baluardo dell’identità culturale. La fisionomia del giurista occidentale non si può costruire e mettere in chiaro se non si consente ai giovani in fase di formazione di acquisire la consapevolezza delle radici del proprio sapere; e i contorni di quella fisionomia non possono essere definiti con precisione senza la conoscenza profonda delle tecniche provenienti da una esperienza e da una applicazione plurimillenaria. Soltanto la profonda consapevolezza del sé e delle ragioni del proprio essere può consentire al giurista di guardare all’‘altro da sé’ senza timori e senza apriorismi di sorta, ma con lo sguardo critico necessario per affrontare con lucidità ed equilibrio i problemi sociali che oggi pone, nelle società occidentali, la compresenza di più identità, tra loro disomogenee.   

L.S.

 

 

 

*Cfr. al riguardo G. Valditara, Sovranismo. Una speranza per la democrazia, Milano, 2012; A. SommaPopulismo, sovranismo e neoliberismo, in Micromega on-line 7/2008.

 

** La ‘teoria del riconoscimento’, che studia il ruolo del riconoscimento ai fini della positiva costruzione dell’identità individuale,  è stata elaborata nell’ambito della Scuola di Francoforte, dall’allievo di Jürgen Habermas, Axel Honneth, la cui opera fondamentale in materia è Kampf um Anerkennung. Grammatik sozialer Konflikte, Frankfurt am Main, 1992, su cui v. E. PiromalliGiustizia sociale come riconoscimento, Milano-Udine, 2012. 

 

*** E. StolfiSalvaguardare la cultura del giurista, in Aa.Vv., La formazione del giurista. Contributi a una riflessione, a cura di B. Pasciuta, L. Loschiavo, Roma, 2018, 169 ss., specialm. 169.

 

**** Rinvio, sul punto, a quanto espongo in Giovanni de Bonfils: profilo identitario di un giusromanista, in corso di stampa in Quaderni Lupiensi, 2018.

 

***** Tra i tanti esempi possibili, mi limito a citare, tra i libri più recenti, E. Stolfi, Gli attrezzi del giurista. Introduzione alle pratiche discorsive del diritto, Torino, 2018; G. SantucciIl sistema aperto del diritto romano, 2° ed., Torino, 2018; Aa.Vv.Il diritto romano caso per caso, a cura di L. Solidoro, M. Scognamiglio, P. Pasquino, Torino, 2018.