La Chiesa nel mondo contemporaneo

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Nell’ambito delle attività culturali del Sovrano Militare Ordine di Malta, il Gran Priorato di Napoli e Sicilia e la Fondazione Melitense Maresca di Serracapriola hanno promosso e organizzato un Convegno sul tema La Chiesa nel mondo contemporaneo: fede cristiana e valori condivisi nella cultura d’oggi. La specificità del S. M. O. di Malta, svoltosi a Sorrento il 7 maggio 2011, presso l’Hilton Sorrento Palace.

Le tematiche affrontate sono risultate strettamente attinenti alla materia giusprivatistica, alla luce dei valori costituzionali italiani e, con più ampio respiro, dei diritti umani fondamentali. Da cornice indefettibile, rispetto alle trattazioni tecnico-giuridiche del tema in oggetto, hanno fatto le riflessioni di stampo teologico svolte da frà Luigi Naselli di Gela, Procuratore del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del S.M.O.M., mons. Beniamino Depalma, Arcivescovo, Vescovo di Nola e Cappellano Gran Croce Conventuale ad honorem del S.M.O.M., nonché dal primo Relatore, rev.mo mons. prof. Giuseppe Sciacca, Uditore della Sacra Rota e Cappellano Conventuale ad honorem del S.M.O.M.

Tra i principali messaggi lanciati dalla Chiesa cattolica, è stato individuato quello della libertà come bene comune, in un approccio rigorosamente solidaristico. Ma – occorre chiedersi – questi valori tradizionali trovano ancora posto nella odierna società ‘liquida’? In un mondo in cui tutto ci appare prettamente ‘individuale’, momentaneo e transeunte, occasionale e perciò stesso di volta in volta relativizzato e valutabile solo con un approccio empirico, è inevitabile dubitare che vi sia ancora posto per la fede e per la Chiesa; perché la ‘verità’ è oggi solo ‘primato della ragione’ e ci si rifiuta di andare più oltre, verso il trascendente. Appunto questa ritrosia verso il superamento della mera ragione costituisce il principale ostacolo, nel mondo odierno, all’abbandono nella fede. E la Chiesa, che pure di fatto continua a collocarsi in una posizione di centrale importanza nelle vicende della società contemporanea, in questo contesto culturale corre il rischio di essere emarginata nel ruolo – del tutto insufficiente – di istituzione assistenziale.

Allora occorre, ora più che mai, fare leva sui valori evangelici: solidarietà, uguaglianza, dignità umana, rispetto della persona. Valori, questi, che nel corso dei secoli hanno fondato ed edificato anche la morale e il diritto laici. Eppure oggi, rispetto a questi valori pur apparentemente condivisi dall’intera umanità, non sussiste più «tranquilla continuità», bensì una tendenza alla netta cesura. Di fatto, dalla crisi religiosa è scaturita una preoccupante crisi globale, che investe i più svariati settori, da quello sociale in senso lato a quelli economico, finanziario, politico.

Riscoprire i valori di sorgente cristiana che per decine di secoli hanno unito gli uomini è dunque l’obiettivo che si deve riproporre la Chiesa cattolica. Ma non basta limitarsi a propagandare valori ormai recepiti anche dal mondo laico, perché – ha sottolineato mons. Giuseppe Sciacca – la scomparsa del trascendente fa perdere forza anche all’immanente. Non si può ignorare che dalla prima età moderna ci deriva il dogma della laicità del diritto; ciononostante, il diritto non deve necessariamente restare impermeabile ai valori cristiani. Si pensi soprattutto all’ambito dei diritti umani, tema sul quale ha tanto insistito Benedetto XVI: in Occidente l’uomo è inquieto, perché cerca di bastare a se stesso, incredulo e lontano da Dio, stanco e annoiato della sua cultura. Coesione spirituale e identità europea si stanno smarrendo, crisi religiosa e crisi culturale vanno di pari passo. L’infelicità che erode le nuove generazioni nasce da qualcosa che manca ‘dentro’.

Da alcuni anni si assiste a un ritorno verso le religioni, anche se questo percorso muove con passi ancora incerti, e talora purtroppo orientati in direzioni sbagliate (si pensi all’Islam). Comunque, ha osservato mons. Sciacca, gli eccessi dei furori giacobini, del materialismo storico e delle correnti relativiste sono ormai lontani. Il ‘grido’ di Nietzsche, «Dio è morto», si è rivelato, a conti fatti, come una falsa profezia. Ma è pur vero che sull’identità del Dio di oggi è legittimo interrogarsi. In quale forma Dio è tornato? A volte con sembianze devianti (mons. Sciacca allude nuovamente all’Islam), ma è certo che il bisogno di Dio è impellente, perché l’uomo privo di senso e di fine perde se stesso. Crollate rovinosamente tutte le ideologie, fallito il mito recente del liberalismo di mercato, la religione può e deve tornare a essere punto di riferimento dell’umanità.

I nuovi scenari rendono questa svolta essenziale. La nostra società si confronta oggi con i flussi migratori, atti a produrre scontri di civiltà. La religione ci può insegnare a non rinunciare alla nostra identità, scegliendo piuttosto la via del ‘confronto con l’altro’. Non vi è dubbio che i più recenti assetti impongano un limite all’‘io cristiano’. Di qui l’interrogativo: l’‘ethos’ cristiano condiviso è ancora possibile? Lucida, al riguardo, la risposta di mons. Sciacca: lo Stato cristiano è una realtà del passato, perché il principio della laicità dello Stato è ormai irreversibile, ma occorre rivendicare il diritto alla libertà religiosa. Equilibratamente, sul punto, mons. Sciacca ha ricordato che nel passato il Diritto pubblico ecclesiastico richiedeva per la Chiesa una posizione di privilegio; oggi il discorso è più sfumato, ma la libertas Ecclesiae non è negoziabile. La difesa della libertà della Chiesa è inscindibile dalla difesa della dignità umana, possibile ‘Grundnorm’ – quest’ultima – della comune legge statale e religiosa. Mons. Sciacca ha quindi invitato alla riflessione sui valori cristiano-cattolici che hanno edificato il patrimonio culturale dell’Occidente. L’uguale dignità degli uomini – ha ricordato il Relatore – è un principio cattolico; altro ‘valore-comportamento’ assurto a denominatore comune dell’Occidente è la pietas (già ricorrente nel ciceroniano ‘Sogno di Scipione’), che ha anticipato l’‘oikumene’ cristiano e le dottrine di S. Tommaso d’Aquino e di Benedetto Croce.

Il binomio pietas/aequitas, di matrice romano-classica, si può oggi efficacemente collegare agli ideali della tuitio fidei e dell’assistenza di diseredati e bisognosi (obsequium pauperum), intesa, questa, come un ‘servizio’ che occorre offrire alla società. Tali principi cristiani manifestarono i loro influssi nell’ambito giuridico già sulla legislazione giustinianea, per poi plasmare molta parte dell’utrumque ius (diritto civile e diritto canonico) medioevale. È attraverso questi percorsi che la tuitio fidei e l’obsequium pauperum (da non intendere alla stregua di semplice filantropismo!) si sono posti come comuni denominatori della cultura contemporanea e cattolica. In qualità di Cardinale, Josef Ratzinger aveva affermato che spetta alla coscienza cristiana applicare e diffondere gli ideali della centralità della persona, della pietas, della caritas, i quali tutti trovano la loro ragion d’essere in se stessi, e devono pertanto essere considerati intangibili. Non è un caso se i giuristi, in particolare, si dimostrano sensibili a questi ideali; perché nella ricerca della genesi del diritto occorre postulare valori intangibili e inalienabili diritti naturali.

Si deve alla Seconda Scolastica, e soprattutto a Francisco de Vitoria, la grandiosa concezione dello ius gentium (categoria elaborata dalla giurisprudenza romana del Principato) come complesso di precetti in cui gli individui si pongono come titolari di diritti naturali intangibili.

Hanno fatto seguito le relazioni del dott. Arturo Martucci di Scarfizzi, Presidente di Sezione della Corte dei Conti, Cancelliere del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del S.M.O.M. e dell’avv. Luigi Maruotti, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, entrambe incentrate su un accurato approfondimento degli spunti appena illustrati.

Arturo Martucci di Scafizzi, nel ricordare come tuitio fidei e obsequium pauperum costituiscano gli obiettivi principali del S.M.O. di Malta (il codice melitense dedica alla materia un folto articolato e l’art. 237 descrive le forme organizzative dell’obsequium pauperum con il precipuo obiettivo di rendere concreto tale principio), ha posto l’accento sulla pietas, quale valore fondante del Cristianesimo, nonché sul ruolo degli insegnamenti evangelici nell’evoluzione degli ordinamenti giuridici europei.

Oggi, ha sottolineato Luigi Maruotti, il dogma della laicità del diritto e degli Stati potrebbe indurre a ritenere che i nostri principi e istituti giuridici siano del tutto lontani e ormai impermeabili rispetto ai valori cristiani. E invece la conoscenza dell’evoluzione storica del diritto europeo evidenzia compiutamente gli influssi cospicui e ininterrotti – anche se talora indiretti – degli insegnamenti evangelici sugli a priori e sulle rationes non solo delle norme attualmente in vigore, ma anche dei tradizionali criteri extra-legali di interpretazione (bona fides, aequitas, benignitas, humanitas, obsequium pauperum etc.).

In tutto l’arco del c.d. diritto romano-cristiano (secondo la felice definizione di Biondo Biondi), dall’età dello ius commune alla Rivoluzione francese e fino ai nostri giorni, questi valori hanno letteralmente creato dal nulla e forgiato nuove figure giuridiche e interi settori dei nostri ordinamenti. Si pensi, solo per fare alcuni esempi, alla mitigazione della condizione dei debitori (sostanziata in particolare nel divieto assoluto di interessi posto dalla Chiesa cattolica) e dei servi (fino all’abolizione della schiavitù), alla crescente protezione di donne, minori e debiles personae, alla legislazione in favore dei poveri, alla elaborazione della ‘persona giuridica’ (escogitata dai canonisti, su spunti romani, per dare vita giuridica propria a ospedali, orfanotrofi, chiese e opere pie), all’affermazione del principio colpevolistico (in forza del quale la culpa da mero nesso di causalità passa a essere concepita come negligenza passibile di giudizio di rimprovero), al divieto di patto commissorio, alla generalizzazione della rescissione per lesione ultra dimidium; per non dire dell’intera disciplina del matrimonio e della filiazione o ancora del diritto del lavoro, disciplina che deve la sua autonomia al movimento del ‘solidarismo giuridico’ e dunque a un ideale, quello della solidarietà, che l’Impero romano cristiano ha recepito dall’antica Stoà, per amplificarlo nei più ampi scenari europei. Il richiamo alla preservazione della dignità umana, alla giustizia per le classi meno abbienti, all’amore e alla carità per il prossimo conferisce al solidarismo di matrice cristiana una dimensione dinamica non presente nei valori meramente laici.

Perciò, ha concluso Luigi Maruotti, il moderno processo di laicizzazione del diritto non ha epurato la nostra tradizione giuridica delle sue radici più vitali: lo Stato laico, il diritto laico continuano a fondarsi – di fatto – su principi cristiani.

Consapevoli di questa grandiosa eredità si sono dimostrati molti intellettuali italiani, e tra questi alcuni napoletani illustri. Arturo Martucci di Scafizzi ha ripercorso, al riguardo, i punti salienti di un recente saggio del Prof. Francesco Paolo Casavola, Presidente Emerito della Corte Costituzionale (al quale non è stato purtroppo possibile partecipare ai lavori del Convegno), con il quale si è sottolineata la valorizzazione di alcuni ideali cristiani da parte di uomini di scienza (F.P. Casavola, Ritratti italiani. Individualità e civiltà nazionale tra XVIII e XXI secolo, Napoli, 2010). Tra questi, Arturo Martucci si è soffermato soprattutto su S. Alfonso Maria de’ Liguori, Giovanni Filangieri, Enrico Pessina, Benedetto Croce, Giovanni Leone, i quali tutti, pur nella loro diversa formazione, con le loro opere hanno testimoniato la centralità della religione nello sviluppo della società civile.

L’intervento finale dell’avv. Andrea Pisani Massamormile, Cavaliere d’Onore e Devozione del S.M.O.M., professore ordinario di Diritto commerciale e Presidente della Banca Carime, ha posto in luce le significative acquisizioni in materia di diritti umani e le importanti ricadute che l’osservanza dei valori evangelici può avere sul mondo dell’economia e della finanza, soffermandosi in particolare sulla valenza del diritto alla vita come negazione della guerra e sul diritto all’abitazione che emerge in tutto il suo spessore nell’attuale tragedia dei migranti in cerca di una esistenza garantita anche dalla stabilità della residenza.

In occasione del Convegno è stato presentato il volumetto ‘Caritas in veritate’: un itinerario possibile per un nuovo umanesimo, pubblicato a cura del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del S.O.M. di Malta e della Fondazione Marchesa Matilde Maresca di Serracapriola. Il libro riproduce gli Atti dell’omonimo Convegno, svoltosi a Sorrento, presso l’Hilton Sorrento Palace, il 27 febbraio 2010. Vi figurano le dotte stimolanti relazioni – rispettivamente in materia di teologia, economia e bioetica – di Mons. Rino Fisichella, del Prof. Stefano Zamagni, del Prof. Andrea Pisani Massamormile e del Prof. Lucio Romano.

I lavori del Convegno sono stati conclusi da Arturo Martucci di Scarfizzi che ha sottolineato come la comunanza di taluni valori fondamentali tra mondo laico e cattolico impegna, però, quest’ultimo e in particolare gli appartenenti al Sovrano Ordine, a viverli nella esclusiva prospettiva cristiana, secondo il Magistero della Chiesa Cattolica.

Laura Solidoro

Professore ordinario di Istituzioni di diritto romano

Università degli Studi di Salerno

E-mail: lsolidor@unisa.it