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Appare on line, nell’anno 2008, il primo numero di ‘Teoria e storia del
diritto privato’.
Di comune accordo con gli studiosi che hanno accolto l’invito alla
costituzione della Rivista, alla base dell’iniziativa si è posto un progetto
preciso: la promozione di uno studio globale delle discipline privatistiche.
Di qui, la compresenza operativa, all’interno del medesimo programma di
lavoro, di molteplici apporti sapienziali, quali quello dello storico, del
filosofo, del sociologo, del comparatista, dello specialista in diritto
privato nazionale, del professionista impegnato nelle sedi della prassi. Una
caratterizzazione piuttosto nuova, dunque, che ha, per ciò stesso,
comportato la necessità di effettuare alcune scelte di campo e di metodo.
Tra queste, innanzitutto, vi è l’impegno a concepire la Rivista non come un
mero ‘contenitore’ di contributi eterogenei, e tra loro legati dalla sola
generica attinenza all’area giuridica privatistica, ma, al contrario, come
un ‘laboratorio’ sempre attivo e vitale, dove coniugare i più vari aspetti e
le tante sfaccettature di quel diritto che ordina e disciplina la vita
quotidiana dei privati, collocando la persona in una posizione di
centralità.
Il progetto, è evidente, presuppone una notevole dilatazione del panorama
giuridico preso in considerazione: ampiezza che è al tempo stesso
cronologica (la storia del diritto privato abbraccia all’incirca tremila
anni), tematica (gli scenari storici e teorici si intrecciano con il diritto
vigente), geografica (il dibattito è destinato a coinvolgere e investire
figure e questioni giuridiche anche esorbitanti le esperienze italiane). E’
tale, la vastità di questi ‘paesaggi giuridici’, che si potrebbe percepirla
come un problema, difficile da fronteggiare; se non fosse vero, invece, che
l’ampiezza di prospettiva costituisce l’humus ideale, anzi indefettibile,
dunque una condizione addirittura necessaria, per lo studio storico e
teorico del fenomeno giusprivatistico, almeno per quanti operano nella
convinzione che esso debba tendere soprattutto alla comprensione dei
meccanismi al fondo della sua creazione, evoluzione e trasformazione.
Tutto ci riconduce, dunque, al tema della globalità dell’analisi storica e
teorica della scienza del diritto privato, e ai problemi con questa
connessi.
Individuare determinazioni e modi sulle cui basi intraprendere l’iniziativa
è stata una complessa pregiudiziale, rispetto alla nascita di questa
Rivista. Certamente, tra un folto gruppo di studiosi si era già verificata
un’identità di vedute, e persino sperimentata una convergenza di intenti
sullo studio a tutto campo delle discipline privatistiche. Si trattava, ora,
di cementare una realtà già esistente, ma dai contorni non ancora ben
definiti, in un chiaro progetto comune.
La chiave di volta è stata costituita dalla consapevolezza che, sul piano
della ricerca teorica e storicogiuridica, la tensione verso la conoscenza di
un passato ‘tutto intero’, in ordine a contenuti e contorni della scienza
del diritto privato, è di sicuro inseparabile dall’aspirazione a ricostruire
non solo, di volta in volta, piccoli segmenti dell’esperienza giuridica
trascorsa, ma anche, accanto ad essi, una ‘grande storia’ (o meglio: più
‘grandi storie’) di regole, categorie, figure, metodi. E indubbiamente, una
ricerca che si proponga di risalire alle origini, e poi di ‘inseguire’ i
principi, le norme, gli istituti, dal momento della loro nascita, senza
pericolosi ‘salti’, fino ai nostri giorni, nella loro diversità e
molteplicità, nel tempo e nello spazio, per comprendere fino in fondo le
ragioni e le dinamiche sottese alle loro vicende, presenta non poche
difficoltà e insidie: perché, se da un lato presuppone la disponibilità, da
parte dello studioso, a confrontarsi occasionalmente con ambiti di
osservazione che esulano dalle sue specifiche competenze, dall’altro lato
implica anche il rischio di ‘cadute’, rispetto al rigore imposto da una
ricerca scientifica. Il problema è innegabile, ma il rifiuto di ogni
ampliamento di prospettiva nella ricerca ha un prezzo molto alto:
l’interruzione di un dialogo – indispensabile alla vitalità e alla crescita
delle discipline – con gli studiosi specialisti in altri settori. Ed è
difficile immaginare progressi in una disciplina che resti rigidamente
chiusa in sé stessa, isolandosi rispetto ad ogni appello al colloquio con
gli altri saperi.
Tanto considerato, si è optato per una soluzione che è parsa
sufficientemente cauta e misurata: proporre lo studio della materia
giusprivatistica senza erigere steccati tra le svariate discipline in cui
essa si articola, invitando però gli studiosi a percorrere questo itinerario
in modo equilibrato, con l’impegno a non discostarsi mai drasticamente e
totalmente dalla propria formazione specialistica. Per altro verso, si può
ragionevolmente prevedere che la collaborazione, alla medesima iniziativa
culturale, da parte di studiosi del diritto vigente, storici generali,
storici e teorici del diritto e dell’economia, comparatisti, avvocati,
magistrati, notai, valga ad instaurare un collegamento costante,
collaborativo e proficuo, ai fini di un miglioramento nella qualità delle
ricerche scientifiche di tipo trasversale, o interdisciplinare.
Accanto a questo, altri chiarimenti si sono imposti. L’esigenza di osservare
le vicende del fenomeno giuridico privatistico in ogni momento del suo
divenire non implica affatto la necessità di condividere aprioristicamente
la tesi del ‘continuismo’, né, tanto meno, può fare presupporre la volontà
di promuovere forme di forzata ‘attualizzazione’ del diritto romano o di
altre esperienze giuridiche del passato; ma neppure ci si può
aprioristicamente impegnare a rifuggire dall’una, come dall’altra
prospettiva. L’indagine storica e teorica sul diritto privato si vuole qui
lasciare aperta ad ogni ipotesi di lavoro e ai più vari, possibili esiti. Al
gruppo di studiosi promotori di questa Rivista è comune una convinzione:
benché, per la sua stessa intrinseca natura, il diritto privato – a
differenza del diritto pubblico, più immediatamente condizionato dalle
vicende politiche – sia caratterizzato da processi evolutivi assai lenti,
che in qualche misura rendono consistente e visibile uno sviluppo piuttosto
costante, all’interno di un itinerario tendenzialmente continuo (anche se a
tratti ‘curvilineo’), non si possono chiudere gli occhi di fronte a momenti
di svolta decisa, cesure, dissonanze, lacerazioni, bruschi ritorni, ove essi
vi siano.
In altri termini, la scelta di affrontare lo studio in una dimensione
globale non vale affatto a dimostrare l’immutabilità dei ‘dogmi’ del diritto
privato, quanto piuttosto a percepire e comprendere le dinamiche del suo
divenire storico e della sua diversificazione negli spazi. Obbiettivo che,
peraltro, non deve affatto precludere, ma al contrario agevolare e
moltiplicare – quando ne è il caso – collegamenti e pratiche applicazioni
alla prassi e alla teoria odierna del diritto privato, senza che questa
apertura alla società e al suo divenire sia stigmatizzabile come incertezza,
o incoerenza di metodo.
Naturalmente, il tentativo di fare confluire in vasi comunicanti l’apporto
di storici, teorici ed esperti del diritto privato vigente implica lo sforzo
di limitare l’uso di linguaggi, di strumentari concettuali e di tecnicismi
esegetici tanto esasperatamente ermetici da sconfinare in vero e proprio
esoterismo, idoneo a produrre senz’altro l’isolamento di talune discipline
specialistiche rispetto ad altre, all’interno dell’area privatistica, e, in
qualche caso, persino un difetto di accessibilità, e quindi una difficoltà
di comunicazione, tra gli stessi cultori della medesima materia. Si valuta,
perciò, come positivo l’abbandono, almeno occasionale, degli eccessi di
settorialità; ma non per questo si intende negare in senso assoluto, e
nemmeno mettere in dubbio, il valore di studi altamente specialistici,
circoscritti a fasi istituzionali specifiche o incentrati su singole vicende
del pensiero giuridico, in cui risulti anche del tutto assente il ricorso
agli strumenti della comparazione.
E’ ferma, al contrario, la convinzione di dovere rifuggire, nel campo delle
ricerca scientifica, da ogni atteggiamento di intolleranza. Ciò sta a
significare che la predilezione per un approccio trasversale dello studio
del diritto privato non esclude affatto, dal progetto sotteso alla nascita
della Rivista, il gradimento per indagini più marcatamente improntate allo
storicismo puro o alla sola analisi del diritto vigente; oltretutto, perché,
senza di esse, non sarebbe possibile approdare, con un certo grado di
affidabilità, alle ‘grandi storie’, cui prima si è fatto cenno. Perciò,
oltre a ritenere degne di attenzione e di plauso entrambe le impostazioni,
si vuole formulare l’auspicio che addirittura nello stesso studioso
coesistano, in costante interazione, le due anime, e che i due percorsi –
quello dello studio globale del fenomeno giuridico, e quello dello studio
analitico di momenti o eventi specifici – pur nella loro eterogeneità, si
incontrino e si leghino in maniera sempre più stretta.
Considerazioni non dissimili valgano per i rapporti reciproci tra ‘storia
interna’ e ‘storia esterna’ del diritto privato. Benché sia certamente
fondato il timore che l’attenzione esclusiva per certi aspetti di ‘storia
esterna’ possa segnare un allontanamento dal tecnicismo che è – e deve
essere – proprio delle discipline privatistiche, è altrettanto
incontestabile che la comprensione dei profili tecnici della materia è
inesorabilmente preclusa a quell’interprete che trascuri di tenere nella
dovuta considerazione i contesti, all’interno dei quali certe soluzioni
normative o giurisprudenziali si sono collocate e affermate. Ancora una
volta, perciò, entrambe queste strade dello studio del diritto sembrano
percorribili in pari dignità scientifica e destinate a completarsi
vicendevolmente.
Il tentativo è, allora, quello di richiamare la scienza del diritto privato
alla sua tradizionale unitarietà di oggetti e di metodi, che è parsa
incrinata e poi smarrita, in anni recenti, per una brusca, quanto
improvvida, chiusura del dialogo tra giuristi, filosofi e storici. ‘Teoria e
storia del diritto privato’ assume, in questa direzione, l’impegno a
coltivare e a valorizzare ogni propensione al colloquio, alla confluenza dei
saperi e delle specificità individuali, nel rispetto delle diverse
metodologie di studio, ma pur sempre lungo un itinerario comune e condiviso,
da percorrere insieme per la crescita della discipline giusprivatistiche. |