Sostenibilità turistica del territorio litoraneo domitio

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Premessa

Il turismo nasce dall’esigenza del nuovo, come esperienza che arricchisce il proprio sapere, come occasione di dialogo e di crescita culturale. Esso affonda le sue radici fin dalla storia antica: ogni viaggio costituiva e costituisce ancora oggi un incontro tra persone, ma anche tra tradizioni e culture del visitante e della comunità ospitante. Questo fenomeno si presenta come un settore in rapida espansione in tutto il mondo, destinato a crescere nei prossimi decenni, favorito dallo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni.

 Il turismo, inoltre, si manifesta come un settore di gran rilievo per due ragioni: la prima perché fornisce uno strumento privilegiato per sensibilizzare il grande pubblico sulle questioni di rispetto dell'ambiente e del patrimonio storico e culturale, la seconda perché presenta un forte potenziale, atto a sostenere attività economiche e tradizionali e a migliorare la qualità dell’individuo.

Diversi sono, infatti, i benefici che derivano dal turismo: incremento del reddito, dell’impiego, miglioramento delle strutture economiche, dei servizi, della capacità imprenditoriale, apporto al commercio locale, all’artigianato, alla gastronomia, migliore conoscenza della storia, della cultura, della religione. Il viaggio anima attrazioni altrimenti statiche, crea immagini positive di destinazione, agisce come veicolo per lo sviluppo e mobilita un turismo di comunità, ma, accanto a questi benefici, si registrano anche dei notevoli costi sotto il profilo sociale, economico, culturale, politico.

Il turismo appare, dunque, in bilico tra aspetti positivi e negativi; specialmente se lo si considera nelle sue applicazioni di massa e di lusso, può, infatti, comportare un’inflazione dei prezzi, l’erosione del linguaggio e della cultura del luogo ove si sviluppa, e ancora vi è il pericolo dell’inquinamento, della degradazione del paesaggio e dei siti artistici e monumentali. Per questo è fondamentale che per il suo sviluppo siano stabiliti limiti precisi e condizioni d’attuazione appropriate, affinché non diventi in futuro una forza negativa e deleteria.

Per ovviare a questi aspetti negativi e come risposta alla crescente massificazione dell’esperienza turistica a cui oggi si assiste, ci si è orientati, a partire dagli anni Ottanta, verso una nuova direzione di sviluppo per il turismo che prende il nome di “turismo sostenibile” e che presuppone il rispetto delle sue risorse di base, contribuendo a generare benefici per le società e per l’ambiente.

Il “turismo sostenibile” si presenta come “autentico” e “reggibile” per l’ecosistema, per le società locali e le loro culture, che mescolano ambienti, storia, comunità e persone.

Il “turista sostenibile” è curioso, sensibile, in grado di scoprire le differenze umane ed ambientali; è un consumatore attento che presenta precise caratteristiche professionali e di status sociale ma che, soprattutto, ha motivazioni legate al senso della scoperta, alla conoscenza di un popolo attraverso la sua storia e cultura, all’approfondimento di nozioni apprese durante gli studi.

Il turismo sostenibile, dunque, quasi in antitesi rispetto al turismo di massa, vuole cogliere “l’autenticità”, la specificità, la peculiarità di culture e luoghi; differenze, queste, fondamentali per la ricchezza, lo sviluppo e la civiltà di un popolo.

L’attenzione di questo studio è stata impostata in particolare su questo nuovo modo di intendere il turismo, che presuppone un diverso “sguardo del turista” in grado di cogliere il senso del viaggio autentico. Turista che non deve più essere motivato da puro consumismo, ma che deve dimostrarsi aperto verso l’altro, verso ciò che è nuovo.

Il lavoro che segue è stato diviso in tre parti; la prima è un excursus sull’origine del fenomeno turistico; si è proceduto, poi, all’analisi della nuova direzione di sviluppo verso cui si sta proseguendo, vale a dire la sostenibilità, individuando anche le diverse prospettive di analisi della sostenibilità (ambientale, economica e sociale). Segue, infine, nel primo capitolo, un inquadramento giuridico del turismo sostenibile.

Nella seconda parte si esamina il caso esemplificativo: “La Sostenibilità turistica del Litorale Domitio”; le condizione attuali dell’area di intervento, le risorse, i punti di forza e di debolezza, l’offerta e la domanda turistica. Segue la proposta di riqualificazione turistica - culturale del Litorale Domitio, traendo poi le dovute e logiche conclusioni e sottolineando, infine, come oggi sia necessario ed urgente imparare di nuovo a viaggiare, adottando una visione nuova, che sappia cogliere l’umanità profonda che può produrre l’incontro turistico, con tutte le opportunità di crescita che da esso possono derivare.

In questo senso, è prioritario che il turismo tuteli e valorizzi il patrimonio sul quale fonda la sua attività, le risorse, i beni culturali e ambientali, la ricchezza artistica e archeologica; sviluppandosi coerentemente con i principi di "sostenibilità", così da rispondere ai bisogni e alle esigenze dei turisti, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri e di poter trovare in esso risposte adeguate alle necessità più profonde.

I. Verso un’industria turistica sostenibile

1.1 Turismo: nascita ed evoluzione di un fenomeno sociale

Il “turismo”, inteso come movimento di persone mosse da molteplici e svariate motivazioni, trova la sua origine nella storia antica. Da sempre, infatti, nel mondo vi sono stati uomini che, spinti dalla curiosità, dai bisogni economici, dalle contese politiche, hanno percorso le strade allora conosciute, scoperto usi, costumi, tradizioni lontane dalle proprie, assaporato il piacere della “scoperta”.

«L’esperienza del viaggio nasce con l’uomo e lo accompagna per tutta la vita quale ‘metafora’ di quel singolare e straordinario rapporto che si va ad istituire tra l’uomo ed il territorio»[1].

Zora Neale Hurston, scrittrice afro-americana del Ventesimo secolo, ha usato un’espressione ricca di significato, affermando che “ il viaggio è l’anima della civiltà”; esso rappresenta la metafora della vita, il cammino dell’uomo sulla Terra alla ricerca di una meta[2].

Nessuna persona che compie un viaggio torna indietro così com’era prima di partire, per il semplice fatto che viaggiare è un’esperienza “trasformativa”: che cambia le persone, le società, le geografie, le idee, le conoscenze[3].

Il riferimento all’«esperienza del viaggio» è un classico nelle opere dell’antichità. Le visite al Santuario di Delfi, le Olimpiadi tenutesi nel Peloponneso nel VII sec. a.C. e le cure termali sono una testimonianza della diffusione, già all’epoca dell’antica Grecia, di viaggi per motivi culturali, religiosi e sportivi[4].

Si pensi, a tal proposito, alle visite dell’Asia Minore di Erodoto, nel 485 a.C. o alle “Georgiche” di Virgilio, nel 37 a.C. in cui sono descritte le valli del Gange.

In particolare, in Grecia gli spostamenti avvenivano per mare piuttosto che per le vie terrestri, tenuto conto della conformazione fisica della penisola[5].

Secondo la cultura greca l’ospite era considerato sacro poiché sotto le sue sembianze poteva celarsi un dio.

Lo sviluppo della viabilità toccò poi l’apice con l’Impero Romano, che abbracciava l’intero bacino del Mediterraneo. In quegli anni fu costruita una vastissima rete di comunicazioni che percorreva tutto l’Impero e che permetteva di avventurarsi in luoghi e terre sconosciute.

Le condizioni in cui il viaggiatore si spostava non erano ottimali: strade insicure e pericolose, probabilità di subire rapine o attacchi da parte dei nemici, assenza di controlli sulle strade.

Nonostante questi innumerevoli pericoli, si costruivano alloggi e locande nelle città più importanti e più visitate, per accogliere i viaggiatori occasionali. Vi erano poi le carte geografiche che indicavano le distanze tra i diversi luoghi e le vie da seguire. Gli spostamenti, inoltre, erano favoriti dall’unità linguistica dell’Impero.

Il viaggio per “turismo” era riservato a una cerchia ristretta di persone. Si tratta, dunque, ancora di un fenomeno elitario praticato dagli imperatori, dall’aristocrazia, dai religiosi e dai proprietari terrieri che potevano permettersi il lusso di trascorrere le “feriae” sul litorale romano, a Formia, ad Anzio, o nel golfo di Napoli, a Pompei, o nei paesi vesuviani, oppure si concedevano periodi di vacanza rurale; e, in questo modo, sfuggivano allo stress della vita pubblica. Molto diffusi, soprattutto tra i giovani Romani, erano i viaggi culturali: la Grecia era la meta prescelta il più delle volte, perché considerata la patria della grande cultura.

L’ospite a Roma fu oggetto di una particolare tutela giuridica. I Romani, infatti, istituzionalizzarono la burocrazia del viaggio, rilasciando permessi e imponendo tasse sulle importazioni di souvenir.

Con la caduta dell’Impero romano inizia il periodo dell’alto Medio Evo che segnò il ritorno ad un mondo primitivo, rurale; fu infatti distrutta la rete di comunicazione costruita negli anni precedenti; entrò in crisi il commercio; ci furono le invasioni barbariche e guerre sanguinose; le strade cominciarono ad essere percorse dai pellegrini che si dirigevano nei luoghi santi: Roma, Loreto, Santiago di Campostela, Gerusalemme, la Mecca.

Le locande furono sostituite dai monasteri che offrivano ai fedeli un luogo sicuro dove poter soggiornare e riposare.

Intorno alla fine del primo millennio vi fu una ripresa economica. Migliorò l’agricoltura; si organizzarono fiere, mercati; crebbe la necessità di viaggiare.

Nei secoli successivi, con l’Umanesimo e il Rinascimento, si diffuse la volontà della “scoperta”. Si visitarono nuovi luoghi, nuovi mondi; le località termali divennero meta privilegiata di villeggiatura; furono realizzate le prime grandi carte geografiche; sorsero in numero maggiore locande e alberghi più accoglienti rispetto al passato.

Il Rinascimento segnò un momento di risveglio culturale e di cambiamento nella tipologia del viaggio. Esso interessava una platea di persone sempre più vasta, di età e di condizione sociale diversificata, che viaggiavano per un lungo periodo, anche diversi anni. Questi lasciavano alla fine un diario della propria esperienza, una descrizione del viaggio o semplici appunti contenenti riflessioni personali, narrazioni e consigli utili per i successivi spostamenti[6].

In questi anni, Petrarca prima, Machiavelli e Michel de Montagne poi, percorreranno, spinti dalla curiosità e da motivi intellettuali, i vari Paesi europei e ci lasceranno pagine memorabili per la descrizione dei luoghi e dei paesaggi incontrati: preziose testimonianze della vita e della cultura di quei tempi.

Il viaggio diventa, così, un’esigenza interiore, un’esperienza personale contenente una dimensione esistenziale; l’uomo rinascimentale si apre al diverso, alle altre culture, spinto dalla voglia di conoscere o dal semplice piacere di viaggiare.

Tutto ciò comporta un aumento dei flussi, nonostante viaggiare rappresentasse ancora un forte rischio per la presenza di predoni e contadini in rivolta; un’impresa ardua considerato che si viaggiava in carrozza o a piedi.

Si arriva al Settecento, con l’Illuminismo che vede la nascita del Grand Tour: viaggi rivolti a giovani aristocratici, rampolli dell’alta borghesia al fine di migliorare la propria educazione, affinché potessero diventare «cittadini del mondo». La mentalità del Grand Tour si riallaccia alla cultura baconiana, dunque all'idea del viaggio come esplorazione e ricerca.

Il viaggio acquista i connotati di una vera e propria consuetudine didattica, il "coronamento di una buona educazione" .

«Il viaggio intrapreso seguiva un itinerario pressoché standardizzato, dopo aver toccato Parigi e la Francia, e raggiunte le principali città italiane quali Genova, Milano, Venezia, Firenze e Roma, di rado si giungeva più a sud della città eterna, si ritornava poi alle isole britanniche, attraverso la Svizzera, la Germania, i Paesi Bassi»[7].

Il viaggio durava solitamente tre anni e l’età del viaggiatore era compresa fra i 16 e i 22 anni. Di norma era accompagnato da un precettore che doveva curarne la formazione umanistica, e il soggiorno avveniva presso collegi di educazione riservati ai nobili o presso centri di studi; le donne, intraprenderanno, invece, questo tipo di viaggio solo nell’Ottocento, accompagnate da una zia nubile.

I giovani aristocratici partivano, dunque, ragazzi e dovevano ritornare al proprio paese come uomini maturi: il viaggio segnava il confine, il passaggio, dall'età adolescenziale a quella adulta.

L'esperienza del "grande viaggio" serviva ai membri della nuova classe dirigente ad acquisire doti indispensabili quali: intraprendenza, coraggio, attitudine al comando, capacità decisionale, ed anche conoscenza di costumi, maniere galanti e lingue straniere.

La motivazione «formativa» del Grand Tour seppur preponderante, non era tuttavia la sola; si andava affermando, infatti, la prassi del turismo come divertimento, come svago, come «piacere», ma si era restii ad ammetterlo.

È proprio il Grand Tour alla base del turismo culturale moderno che vede la nascita in Europa di un modo completamente nuovo di intendere il viaggio.

Fino ad allora, come si è già detto, i viaggi erano essenzialmente legati a motivi commerciali, diplomatici, religiosi o alle guerre. Con il Neoclassicismo, invece, si verifica una peregrinazione di città in città, alla ricerca delle testimonianze dell'antichità e della classicità greca e romana.

Si è in presenza di un turismo “culturale”; ed è in questi anni che esso assume la sua connotazione più vera, più profonda: “Turismo” per conoscere, per capire, per comprendere meglio se stessi e gli altri.

Per definire questo nuovo modo di viaggiare viene coniato un termine specifico, "tour", che identifica appunto il "giro" in diversi paesi con partenza ed arrivo nello stesso punto[8].

Con la fine dell’epoca napoleonica, il Grand Tour va scomparendo. L’Ottocento è caratterizzato dal turista romantico che si muove alla ricerca dell’orrido e del sublime. Diventa di moda il “turismo climatico marino” che si svolge nei mesi invernali, da ottobre a maggio, alla ricerca di un clima mite, mentre il turismo montano si pratica da giugno a settembre per sfuggire all’afa estiva.

In questi anni la viabilità migliora notevolmente con l’utilizzo della ferrovia ad uso passeggeri. Nasce l’Orient Express che collega Londra a Costantinopoli; la Transiberiana che attraversa tutta la Russia fino alle sponde del Pacifico e negli Stati Uniti; tutto questo contribuisce allo sviluppo del turismo[9].

Nel 1850, inoltre, il tipografo Thomas Cook scopre il “viaggio organizzato”; noleggia treni interi e, negoziando con l’amministrazione ferroviaria, pratica tariffe scontate.

È nel 1864 che, per iniziativa di George Pullman, fanno la loro comparsa l’albergo e il ristorante su rotaia, caratterizzati dall'elevato comfort rispetto agli standard dell'epoca. Questa nuova invenzione è conosciuta con il nome di: Pullman sleeper (Cuccetta Pullman)[10].

Il turismo rimane, in ogni caso, ancora un fenomeno elitario fino agli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo, quando in seguito ad una serie di fattori diventa un “fenomeno di massa”, una realtà che appartiene sempre più a tutti.

Il riconoscimento delle ferie retribuite ai lavoratori, il diffuso benessere economico, la motorizzazione di massa, lo sviluppo dei trasporti, favorito anche da legislazioni in materia comuni alle democrazie occidentali e ai regimi totalitari, danno la possibilità ad ogni famiglia di trascorrere del tempo lontano da casa. In particolare, le dittature del Ventesimo secolo in Italia e in Germania declinano, anche attraverso politiche turistiche di massa, ideologie populiste tese all’organizzazione programmata del tempo libero: «Il Duce ti manda in vacanza» sintetizza il progetto gestito dall’Opera Nazionale Dopolavoro in Italia; «Auch Du kannst jetzt reisen!» - («Anche Tu adesso puoi viaggiare») recita lo slogan dell’agenzia turistica “Kraft durch Freude” in Germania. Il turismo di massa diviene lo strumento dei due regimi per risolvere i conflitti di classe e per aggregare e controllare la collettività nazionale. L’attività sociale a carattere turistico promossa dallo Stato a beneficio di tutte le classi, con particolare riferimento a quelle economicamente piú deboli, contrassegna le politiche dei due regimi totalitari[11].

In questo periodo inter-bellico si assiste all’inversione della stagionalità: il turismo montano diventa invernale e vede l’affermarsi di discipline sportive, mentre, quello marittimo diventa estivo per l’affermarsi delle mode dell’abbronzatura e di bagni al mare.

La trasformazione da turismo di “élite” a turismo di “massa” avviene prima in Nord America negli anni Venti e Trenta, per verificarsi poi in Italia negli anni Cinquanta. Ma si tratta ancora di un turismo «interno». Sarà solo negli anni Cinquanta in America e in quelli Sessanta in Italia che si potrà parlare di turismo «internazionale» e poi di turismo «intercontinentale».

Oggi, con la nascita delle compagnie aeree di bandiera e dei voli charter, con l’utilizzo dell’automobile quale mezzo principale di trasporto, con lo sviluppo delle infrastrutture, il turismo è divenuto un “diritto inalienabile” dell’uomo moderno tanto che è stato coniato un nuovo termine per indicarlo: “Turismo globale”, fenomeno che ha avuto inizio a partire dai primi anni Novanta e che vede il coinvolgimento di territori ed attori appartenenti a tutte le aree del globo[12]. Il turista globale si lascia influenzare fortemente dalla moda e ha diversi bisogni che si presentano complessi e multidimensionali.

Nel nostro tempo, il Turismo si manifesta come un fenomeno molto importante dal punto di vista economico, praticato ormai dalla maggior parte delle persone, tanto che si sente l’esigenza di studiarlo in tutte la sue spigolature, per capire in profondità la sua essenza e quella di chi lo pratica, le cause psicologiche che ne hanno determinato un movimento globale e le conseguenze a livello culturale, i suoi apporti economici e i modi per continuare a promuoverlo.

I risvolti economici sono però solo un aspetto, certamente il più gradito, dello sviluppo del turismo, mentre non vanno sottovalutate conseguenze deteriori connesse all'incremento della corrente turistica quali i negativi impatti sull'ambiente naturale, sulla vivibilità della destinazione, sulle abitudini e sulla cultura delle popolazioni ospitanti. Il turismo, pertanto, se da una parte rappresenta una straordinaria opportunità per le destinazioni e le imprese che vi operano, dall’altra costituisce una minaccia per la conservazione ambientale, culturale e sociale dei luoghi, provocando pressioni tali da danneggiare le risorse sulle quali esso stesso si è generato e sulle quali si fonda[13].

La risposta ai molteplici problemi, provocati dal turismo di massa, sta nel “turismo sostenibile”, che si è sviluppato a partire dagli anni Sessanta del Novecento, e che si pone l'obiettivo di proporre soluzioni che possano rappresentare un ragionevole compromesso fra le esigenze economiche di un paese o di una località e la necessità di tutelare le caratteristiche ambientali e socio-culturali delle destinazioni turistiche e dei loro abitanti.

In questa parte del lavoro si tenta di tracciare una riflessione su un possibile percorso di sviluppo sostenibile del turismo che, oltre ad aprire orizzonti di lungo periodo, introduca un elemento distintivo capace di avvantaggiare il posizionamento dell’offerta turistica italiana.

Di seguito si analizzano, per grandi linee, gli aspetti e le caratteristiche più salienti del turismo sostenibile; si esaminano le diverse prospettive di analisi della sostenibilità (ambientale, economica e sociale), ed infine si ripercorre il dibattito legislativo sulla sostenibilità; che, anche se recente, è pienamente presente nei documenti di indirizzo degli organismi internazionali e dell’Unione Europea.

1.2 Turismo sostenibile: nuova direzione di sviluppo

Quella del viaggio è una dimensione della vita dell’uomo che storicamente ha sempre avuto un valore profondo e simbolico, ma che oggi quasi come un'abitudine, rischia di perdere significato, per assumere come unico scopo quello dello svago e del divertimento. Oggi l’esperienza ed il concetto di viaggio si sono trasformati; sempre più spesso, infatti, diventano pratiche finte e prefabbricate.

La “perdita dell’arte del viaggio” è una caratteristica fondamentale e molto diffusa che interessa sempre più spesso il turista odierno, spettatore passivo alla ricerca di divertimenti, isolato dall’ambiente ospitante e dalla gente del luogo, che fa parte di gruppi guidati e che attraversa “attrazioni artefatte”, appagato dal falso, inconsapevole della vita reale che si svolge intorno a lui.

Questa attitudine induce gli operatori turistici e gli abitanti del luogo a produrre invenzioni ancora più stravaganti per il consumo, incrementando così il divario tra visita e vita reale. A volte, l’immagine artefatta della destinazione viene promossa dalla pubblicità commerciale e diviene criterio con cui scegliere e valutare i luoghi da visitare, facendo diventare il turismo un vero e proprio cartellone consumistico. Il turismo si riduce così ad un sistema chiuso e pieno di illusioni, che introduce con violenza nuovi valori, nuove gerarchie, nuovi lavori, trasformando la società locale in un mercato perfettamente funzionale.

Questo nuovo modo di praticare il turismo comporta conseguenze gravi quali fenomeni di deculturazione, di disgregazione comunitaria, di perdita irreversibile dei riferimenti valoriali tradizionali, lievitazione dei prezzi, alterazioni del mercato del lavoro e delle professioni, impoverimenti delle tradizioni alimentari; e, più in generale, la mercificazione delle culture attraverso la loro riduzione a mero folklore ad uso turistico, tanto da diventare dei “nonluoghi”secondo la definizione dell’antropologo Augé: “senza radici e senza centro”.

Da qui l’esigenza di recuperare ciò che è autentico, affinché ci sia l’affermarsi di una nuova figura di viaggiatore, che si lasci plasmare dall’“altro” e che sia aperto al cambiamento.

La ricerca dell’autentico ha preso la forma, negli ultimi trent’anni, del “turismo sostenibile” che tiene conto dell’impatto sull’ambiente naturale, sulla società e sulla cultura locale, che spesso non sono in grado di reggere, senza danni, la visita turistica.

L’analisi del turismo sostenibile sta acquisendo sempre più spazio e dignità scientifica nella teoria economica e una sua caratteristica è l’interidisciplinarietà; il che significa che molti sono gli studiosi che se ne occupano, con diverse angolature e differenti approcci metodologici. Si sta, inoltre, consolidando la convinzione che la sostenibilità delle attività turistiche sia un problema da affrontare e risolvere con metodologie che vadano ben al di là dell’ambito comunale e regionale. Si è preso coscienza, poi, del fatto che la sostenibilità delle attività turistiche è un problema di fondamentale importanza per la qualità dello sviluppo di Paesi a forte “vocazione turistica” come l’Italia[14].

L’obiettivo di questo studio è dare una chiara definizione del concetto di sostenibilità turistica, evidenziandone i paradigmi, dato che moltissime volte il termine viene utilizzato in maniera inappropriata, creando notevole confusione. Un primo esempio di tale confusione è rappresentato dall’utilizzo di diversi aggettivi quali: ecocompatibile, equo, accettabile, integrato, durevole, non casuale, non dannoso, socialmente conscio, solidale, per indicare un medesimo fenomeno.

Quando si parla di “turismo sostenibile”, appare opportuno mettere a fuoco il particolare significato che, in tale contesto, assume il concetto di “sostenibilità”.

«Esso ha una duplice valenza: da una parte “ecologica”, riferita cioè alla conservazione degli equilibri tra tutte le componenti dell’ambiente naturale (fauna, flora, clima, panorama…); dall’altra “antropologica”, riferita alla persistenza della godibilità di questo ambiente per i turisti che arriveranno in futuro. È evidente come vi sia una forte interrelazione tra le due caratteristiche (ecologica ed antropologica) della sostenibilità delle attività turistiche. Il degrado dell’ambiente naturale, infatti, specie se irreversibile, delinea un arresto dello sviluppo dell’attività stessa con rilevanti conseguenze economiche e sociali[15]»; al contrario, un patrimonio naturale intatto e valorizzato è una risorsa basilare per il turismo.

Oggi, non c’è ancora una definizione universalmente accettata di “Turismo Sostenibile”. Diverse sono le interpretazioni di tale fenomeno. Secondo l’AITR significa «viaggiare con consapevolezza, di sé e delle proprie azioni, della realtà dei paesi di destinazione, della possibilità di una scelta mediata; è un modo di viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura, con rispetto e disponibilità»[16]. Secondo il Consiglio d’Europa, invece, il turismo sostenibile riguarda «ogni forma di attività turistica che rispetta e preserva a lungo termine le risorse naturali, culturali, sociali e che contribuisce in modo positivo ed equo allo sviluppo economico e al benessere degli individui che vivono e lavorano in questi spazi»; mentre, in base all’OMT, si tratta di «una forma di sviluppo che soddisfa le attuali esigenze dei turisti e delle comunità ospitanti, proteggendo allo stesso tempo le risorse e creando opportunità per il futuro».

È comunque possibile evidenziare, in quasi tutte le interpretazioni di questa espressione, alcuni elementi chiave quali: il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente e in particolare dell'ecosistema e della biodiversità, con minimizzazione dell'impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo; rispetto e salvaguardia della cultura tradizionale delle popolazioni locali; partecipazione attiva, dove possibile, della popolazione nella gestione delle imprese ecoturistiche e condivisione con esse dei benefici socio-economici derivanti dal turismo.

In altre parole, attraverso il turismo sostenibile, si dà la possibilità ad una massa sempre più numerosa di persone di poter fruire di una positiva esperienza fisica e culturale ricavandone particolari vantaggi e contribuendo sovente, in modo determinante, al miglioramento delle condizioni economiche locali e rispondendo all’esigenza sempre più diffusa e matura di un’irrinunciabile rispetto per l’ambiente naturale, paesaggistico, storico, artistico, sociale e umano.

Attraverso il Turismo sostenibile si vanno, in primo luogo, a mitigare gli impatti che i flussi turistici possono determinare, se non correttamente gestiti, sul contesto complessivo in cui l’esperienza turistica si svolge, questo perchè il turismo trova proprio nei fattori di attrattività ambientale, artistica e culturale la leva principale della propria competitività; ed è quindi perfettamente coerente con le strategie di promozione e sviluppo del settore perseguire obiettivi di salvaguardia e valorizzazione di tali fattori[17].

Il turismo è, pertanto, sostenibile quando non eccede la capacità di carico della destinazione turistica, intesa come il massimo utilizzo di un’area ai fini turistici, senza creare effetti negativi sulle risorse in essa presenti e in modo che il suo sviluppo possa creare valore aggiunto per la destinazione, così da non comprometterne la conservazione nel lungo periodo.

Il turismo sostenibile non si fonda su una protezione radicale dell’ambiente che porta al rifiuto totale dell’economia di mercato ma, al contrario, si fonda sull’idea del “rispetto delle condizioni di equilibrio fra le risorse naturali e consumo”[18] nella prospettiva di migliorare il rapporto fra ecosistemi naturali, risorse, ambiente storico, società locali ed economie, ove il turismo diventa parte di una strategia generale dello sviluppo sostenibile in termini di efficienza economica, equità sociale e conservazione ambientale.

Lo sviluppo compatibile del turismo si presenta, dunque, come un’impegnativa sfida dei nostri giorni; una via da seguire affinché si possa trovare un difficile punto di equilibrio che vede da un lato la conservazione e la fruizione di quegli stessi elementi peculiari che rendono i luoghi interessanti agli occhi del turista, e dall’altro, le innovazioni e le trasformazioni dei trasporti e dell’ospitalità, che sono destinati a soddisfare esigenze ed aspettative dei clienti.

Il turismo sostenibile è dialogo fra culture diverse, ciascuna delle quali è richiamata al rispetto delle identità collettive; esso apporta benefici per i residenti, perché migliora le infrastrutture ed i servizi locali; è un turismo che produce ma non consuma; mira alla qualità e non alla quantità[19]; indica una nuova etica del viaggio e implica un atteggiamento cosciente verso quello che si sta compiendo. È integrato e diversificato: l’offerta turistica diventa infatti, il risultato naturale delle risorse locali quali patrimonio architettonico, feste tradizionali, gastronomia, rapporti con il mare, con il deserto; il turismo diventa così un elemento integrato alla ricchezza culturale ed economica del luogo ove si sviluppa. Il modello turistico sostenibile, inoltre, è aperto al territorio circostante in modo che gli spazi naturali delle località vicine facciano parte della medesima offerta. La diversità urbana, paesaggistica e naturale dell’insieme rafforza così l’attrattiva dell’offerta stessa[20].

Il turismo responsabile è quindi praticato da persone attente, aperte a ciò che è nuovo, sensibili, curiose, pronte a riconoscere le proprie responsabilità nei confronti dell’ecosistema e delle comunità locali.

Migliorare la sostenibilità del turismo vuol dire, in concreto, intervenire su alcune tematiche prioritarie legate ai suoi modelli di consumo, ai modelli di produzione, agli atteggiamenti dei turisti e a una buona governace sia a livello pubblico che privato[21]. Tale concetto deve quindi essere applicato a tutti i segmenti dell’industria turistica e i criteri di sostenibilità devono essere implementati con lo stesso rigore in aree naturali incontaminate, in siti di interesse culturale ed egualmente in destinazioni di turismo di massa. Le attività turistiche, infatti, se correttamente gestite possono rispondere ad una domanda in continua crescita senza costituire una minaccia irreversibile per la destinazione nella quale sono collocate.

«Oggi, un ruolo determinante nel promuovere la consapevolezza sulla questione della sostenibilità nel turismo tra governi, operatori turistici e turisti, è riconosciuto alle organizzazioni non governative. Molte ONG hanno, infatti, intrapreso passi significativi, non solo mettendo in guardia le autorità sui pericoli di una crescita eccessiva e non pianificata del turismo o nel condurre campagne contro alcuni degli impatti negativi che essa genera nei Paesi in via di sviluppo, ma anche nell’educare i consumatori e le aziende del settore turistico sulla maniera migliore di contribuire ad uno sviluppo sostenibile della destinazione che visitano, incluso il benessere delle comunità ospitanti»[22].

Sembra auspicabile che quanto realizzato finora prevalentemente dal mondo del volontariato possa trovare raccordi con l’industria turistica ispirando principi e criteri diversi, ponendo l’uomo e il suo habitat naturale al centro dello sviluppo.

La maggior parte delle iniziative che riguardano la sostenibilità turistica sono state create, oltre che dalle ONG, anche da privati e, occasionalmente, da agenzie di governo locale o nazionale, e riflettono la crescente preoccupazione di turisti e aziende del settore rispetto alla sostenibilità ambientale e sociale del turismo.

In gran parte del mondo occidentale esistono, infatti, operatori turistici di vario livello specializzati nell'ecoturismo o turismo sostenibile. In alcuni casi, si tratta semplicemente di operatori che cercano di trarre profitto da questo emergente segmento di mercato; in altri casi, si tratta di operatori che operano esplicitamente a scopo benefico e che sono collegati a gruppi ambientalisti o ad associazioni di commercio equo e solidale. Gli operatori del settore del turismo sostenibile, in linea di principio, tendono a utilizzare operatori e strutture che offrono adeguate garanzie di rispetto dell'ambiente e delle popolazioni locali, spesso con preferenza accordata alle organizzazioni che dichiarano di devolvere parte dei proventi a favore di attività locali come scuole e ospedali. Cercano, inoltre, di sensibilizzare i propri clienti rispetto a princìpi ambientalisti e sociali e non raramente chiedono loro di denunciare eventuali situazioni critiche di degrado ambientale o sociale osservate durante la loro permanenza.

Il concetto di ecoturismo[23] non manca di destare qualche sospetto. Secondo alcuni, molto spesso, gli operatori che si dichiarano formalmente "ecoturisti" usano questa etichetta a fini sostanzialmente economici e non di rado abusivi. Il fatto stesso che il turismo possa realmente coesistere con rispetto e conservazione dell'ambiente e delle culture dei popoli indigeni è ancor oggi oggetto di discussione. Le attività condotte da tali organizzazioni fanno ben sperare che il turismo sostenibile possa offrire a tutta l’industria turistica spunti di riflessione ed elementi innovativi sul piano organizzativo.

Il livello di applicazione attuale del concetto di sostenibilità turistica risulta comunque ancora limitato a pochi segmenti di mercato, a poche destinazioni e a pochi operatori, per questo è fondamentale che esso si espanda al di là dei pochi mercati di nicchia o poche destinazioni, anche perché risulta inaccettabile che il resto dell’industria turistica continui a mantenere la priorità sul profitto piuttosto che sulla sostenibilità[24].

È cruciale e necessario, inoltre, un maggiore impegno da parte del settore pubblico ed, in particolare, delle autorità locali verso un più alto livello di sostenibilità. Questo perchè le autorità locali sono nella posizione istituzionale di prendere decisioni chiave relativamente agli aspetti ambientali, economici, culturali e sociali, e sono queste decisioni che determinano se il turismo si svilupperà in modo armonioso o se, semplicemente, aumenterà, facendo scomparire i sistemi di valori e tradizioni locali nel tentativo fallace di rimpiazzare la maggior parte delle attività economiche tradizionali, invece di integrarsi con esse.

Il settore pubblico dovrebbe assumere, con una certa urgenza, anche un ruolo speciale nell’assicurare che gli schemi di certificazione utilizzati dai privati e attualmente applicati nel turismo (Ecolabel, Bandiere Blu, Bandiere Arancione)[25], non costituiscano solamente un’adesione formale ai principi di sostenibilità, ma rispondano a requisiti precisi e verificabili così da poter assumere un livello maggiore di credibilità agli occhi dei consumatori.

Così come le autorità pubbliche, anche il turista svolge un ruolo rilevante nell’ambito della sostenibilità. Spesso, infatti, si nota una scarsa sensibilità ambientale di molti clienti che soggiornano negli alberghi e che amano sprecare. È vero, però, che accanto a questa tipologia di cliente, se ne affianca un’altra, molto più attenta e sensibile a temi quali l’inquinamento, gli sprechi che danneggiano gravemente l’ambiente, il risparmio di energia e di acqua, il riciclo di rifiuti.

A riguardo la Provincia di Rimini ha elaborato le “10 Regole d’Oro del Turista Sostenibile”, con lo scopo di rendere note quali sono le scelte giuste da compiere per rendere il turismo realmente sostenibile: ricercare strutture ricettive impegnate nella diminuzione dell’impatto ambientale; selezionare tour operator coscienti dell’impatto ambientale del turismo; preferire mezzi di trasporto meno inquinanti; utilizzare durante la vacanza mezzi di trasporto collettivi ed ecologici come la bicicletta; produrre meno rifiuti e concorrere alla raccolta differenziata; ridurre i consumi di acqua e di energia; privilegiare l’acquisto di prodotti di artigianato locale e delle specialità gastronomiche locali; adoperarsi attivamente nel rispetto dell’ambiente nelle località visitate; ed infine proporre consigli e suggerimenti per migliorare l’ambiente dei luoghi di vacanza[26].

Ognuno quindi deve fare la sua parte con senso di responsabilità. Governo centrale e amministratori locali, cittadini e turisti, artigiani ed industriali, soggetti che traggono sostentamento dai flussi turistici, tutti devono cooperare per la protezione e la valorizzazione delle risorse ambientali presenti sul nostro pianeta.

1.3 Diverse prospettive di analisi della sostenibilità - ambientale, economica, sociale

Il concetto di Turismo Sostenibile si rifà alla definizione più generale di sviluppo sostenibile data dalla WCED (World Commission on Environment and Development) nel Rapporto Brundtland nel 1987: “Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Le tre dimensioni principali, universalmente riconosciute, entro cui si pone lo sviluppo sostenibile sono: la sostenibilità ambientale, la sostenibilità economica e quella sociale. Le tre dimensioni della sostenibilità sono interdipendenti e possono sostenersi a vicenda, ma anche muoversi in direzioni opposte. Creare sviluppo in modo sostenibile significa quindi trovare e mantenere un equilibrio dinamico tra esse. Di seguito si esaminano le tre prospettive di analisi della sostenibilità, ponendo particolare attenzione ai relativi impatti, sia positivi che negativi, che il turismo esercita per ogni dimensione analizzata.

La “sostenibilità ambientale” mira alla conservazione del capitale naturale, ritenendo che l’uso delle risorse ambientali debba rispettare i vincoli dati dalla capacità di rigenerazione e di assorbimento da parte dei sistemi ecologici; particolare attenzione viene rivolta alle risorse non rinnovabili, prevedendo specifiche azioni volte a minimizzare le varie forme di inquinamento e a conservare le diversità biologiche e il patrimonio naturale.

In particolare, una delle caratteristica essenziali del prodotto turistico è proprio la qualità dell’ambiente naturale ed artificiale; la relazione che il turismo ha con l’ambiente è complessa: da un lato il turismo dipende dall’ambiente per attrarre flussi turistici, dall’altro l’attività turistica può avere un impatto negativo sull’ambiente, danneggiandolo in modo più o meno grave e permanente. I principali impatti negativi del turismo sull’ambiente sono da ricondursi al consumo energetico e idrico, al possibile inquinamento generato dalle attività turistiche e agli impatti fisici rispetto all’uso del suolo. I flussi turistici possono, inoltre, generare un impatto significativo sul sistema locale di gestione dei rifiuti. A questi aspetti, rilevanti a livello locale, bisogna aggiungere il contributo del turismo ai problemi ambientali a scala globale, come la perdita di biodiversità, la diminuzione dello strato di ozono e il cambiamento climatico[27].

Il turismo può, però, avere anche un impatto positivo sull’ambiente, contribuendo alla protezione e alla conservazione del patrimonio naturale.

L’analisi della “sostenibilità economica” richiede di integrare nel calcolo economico di un intervento, oltre ai due tradizionali parametri del capitale e del lavoro, anche il capitale naturale, dato dall’insieme dei sistemi naturali, dai prodotti della natura e dal patrimonio artistico costruito dalle società umane. Essa si pone l’obiettivo di generare prosperità ai diversi livelli della società e indirizzare in modo equilibrato la rendita economica derivante da tutte le attività produttive[28].

Per quanto concerne gli impatti economici, le attività turistiche generano sostanziali benefici per le comunità locali, ma possono avere anche impatti negativi sotto forma di costi nascosti.

«Uno dei principali effetti negativi riguarda la non coincidenza tra luogo in cui si generano le rendite economiche e il luogo di godimento; occorre poi considerare il possibile aumento dei prezzi di beni e dei servizi e del valore dei terreni indotto dalla concorrenza tra domanda turistica e domanda locale. Un ultimo impatto negativo può aversi quando le economie locali dipendono in modo troppo esclusivo dalle attività turistiche, dando luogo alle cosiddette ‘monocolture turistiche’. Questa situazione può destabilizzare l’intera economia della destinazione che viene a dipendere da fattori esogeni, spesso imprevedibili e variabili. Il turismo può avere anche impatti positivi sulle economie locali, attraverso il flusso di valuta straniera in ingresso nel Paese, la creazione di posti di lavoro, il contributo del turismo alle entrate fiscali, lo stimolo alla costruzione e al miglioramento della dotazione infrastrutturale»[29].

Vi è infine, la “sostenibilità sociale” che richiede un miglioramento qualitativo delle condizioni di vita della popolazione locale, attraverso la realizzazione di infrastrutture, servizi (sanitari, educativi e sociali) e lavoro; presuppone, inoltre, il rispetto e la valorizzazione del pluralismo culturale e delle tradizioni locali, il sostegno e la partecipazione ai cambiamenti degli stili di vita delle popolazioni autoctone[30]. Attraverso la sostenibilità sociale, si mira al rispetto dei diritti umani e si garantiscono pari opportunità; si assicura un’equa distribuzione dei profitti, in particolare con l’obiettivo di ridurre la povertà ed evitando qualsiasi forma di sfruttamento.

Se si analizza il rapporto tra turismo e comunità locali con cui esso entra in contatto, si nota come i flussi turistici non lasciano inalterate quest’ultime, provocando spesso, direttamente o indirettamente, cambiamenti nella scala dei valori, nel comportamento, nella struttura della comunità, nelle relazioni interpersonali e, in generale, nel tradizionale modo di vivere delle popolazioni locali che vengono influenzate dal fenomeno turistico.

Il turismo può provocare un cambiamento o, nei casi più gravi, la perdita di valori e di identità locale, attraverso alcuni processi indotti dalla fruizione turistica del territorio, e in particolare dalla “commodification”: ovvero, la trasformazione di rituali religiosi, feste, cerimonie e riti etnici in “prodotti” turistici che rispondano alle aspettative dei visitatori; “perdita di autenticità e spontaneità”, che risultano legate al fenomeno della commodification; adattamento “di souvenir e prodotti artigiani” per soddisfare la domanda e le esigenze dei turisti; “conflitto tra culture diverse”, quella locale e quella dei turisti, spesso derivanti dalle differenze nei livelli di benessere o da forme di disagio provocate dai turisti che non rispettano gli usi ed i valori del luogo visitato.

 Inquadramento legislativo

Autorevoli sono stati negli ultimi anni i documenti prodotti da soggetti diversi, che hanno come oggetto il Turismo Sostenibile, i cui contenuti illustrano bene, nelle linee guida, i valori generali che si vogliono trasmettere.

In particolare gli anni Ottanta hanno segnato l’inizio della denuncia dei danni provocati dal turismo all’ambiente. Istituzioni intergovernative e singoli Stati, per contrastare le conseguenze negative derivanti dal turismo di massa, iniziarono a elaborare documenti, sottoscrivere Carte e ad adottare iniziative volte a dare attuazione ai principi di sviluppo sostenibile.

La prima definizione di sostenibilità associata alle attività turistiche, a cui si è fatto cenno nel paragrafo precedente, è quella enunciata dalla WCED nel rapporto Our Common Future del 1987, conosciuto anche come “relazione Brundtland[31]”. Il documento afferma che “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche” .

Nel 1992, a Rio de Janeiro[32], viene presa in considerazione la crescita del turismo che preoccupava gli osservatori internazionali per gli impatti su sistemi ecologici. In questa occasione il concetto di sostenibilità turistica si traduce in un’insieme organico di indicazioni dirette a guidare l’agire politico ai diversi livelli. Si ribadisce che il concetto di “sviluppo sostenibile” si basa sui concetti di tutela e salvaguardia, tenendo conto delle generazioni future.

Vengono definiti su queste basi alcuni principi fondamentali del “turismo sostenibile” quali:

la preservazione delle risorse per le generazioni future;

la creazione di possibilità di sviluppo per le generazioni future;

la protezione da ogni tipo di sfruttamento turistico delle zone vulnerabili;

la definizione dei limiti di carico.

Il documento Agenda 21, approvato tra gli altri in occasione della Conferenza, rappresenta un ampio ed articolato “Programma di Azione” per l’ONU, i Governi, le ONG e i settori privati, che tratta gli aspetti economici e sociali dello sviluppo, i problemi della conservazione e gestione delle risorse, il ruolo delle principali categorie sociali e i metodi da utilizzare per uno sviluppo sostenibile. Gli strumenti dettati dall’Agenda 21 vengono utilizzati per guidare ed applicare lo sviluppo sostenibile a tutti i gradi di responsabilità, fino a comprendere le imprese e le realtà locali, coinvolgendo tutti i soggetti che operano sul territorio.

La problematicità del rapporto tra attività turistica e contesto locale è presente anche nelle “Linee guida per lo sviluppo sostenibile e la gestione del turismo nei parchi nazionali e nelle aree protette”, elaborate dall’UNEP[33] nel 1992.

Uno dei documenti di fondamentale importanza resta la “Carta del Turismo Sostenibile” redatta nel 1995 in occasione della “Conferenza Mondiale del Turismo Sostenibile di Lanzarote”[34]. Essa rappresenta una pietra miliare, tanto da dare una definizione nell’art.1 dove si afferma che: «Lo sviluppo del turismo deve essere basato sul criterio della sostenibilità, ciò significa che deve essere ecologicamente sostenibile nel lungo periodo, economicamente conveniente, eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali». La Carta suggerisce di valutare il contributo del turismo alla sostenibilità attraverso la sua pianificazione; sottolinea, inoltre, che è necessario sviluppare misure di sostegno al turismo sostenibile, quali programmi di sensibilizzazione, reti di scambio di informazione, marchi distintivi per progetti turistici e premi annuali per i migliori progetti.

Il 1997 vede la realizzazione della “Dichiarazione di Manila”, in occasione della quale governi e gruppi privati di 77 paesi si impegnano per un maggior coinvolgimento delle comunità locali nella pianificazione turistica sul problema degli abusi sociali e dello sfruttamento derivanti dal turismo.

Nel marzo del 1997 si tiene a Berlino la Conferenza internazionale dal titolo “Diversità biologica e turismo”, conosciuta con il nome di “Dichiarazione di Berlino[35]”. Il documento, che evidenzia la responsabilità a livello locale dello sviluppo durevole del turismo e la necessità di un controllo e di una gestione accorta dello stesso, enuncia alcuni principi fondamentali per la gestione del territorio: il turismo durevole è accompagnato da uno sfruttamento ragionevole della diversità biologica e può contribuire alla sua preservazione; è necessario essere particolarmente prudenti nelle regioni sensibili da un punto di vista ecologico e culturale, evitando il turismo di massa; una grande importanza sarà conferita al livello locale, che assume la responsabilità di uno sviluppo durevole del turismo e deve essere il primo a trarre vantaggio da questa attività.

Nel 1998 nasce l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) che stila una sua Carta d’identità per i viaggi sostenibili rivolta ai viaggiatori, ai tour operator, ma anche alle comunità ospitanti[36].

Nel 1999 la Commissione Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (ONU) sottolinea l’urgente definizione di strategie nazionali riguardanti il turismo sostenibile coerenti con i principi dell’Agenda 21; la WTO esprime la volontà di promuovere un sistema turistico globale che sia equo, responsabile e sostenibile, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti in sede internazionale. L’atto istituzionale in cui tale volontà risulta manifesta è rappresentata dal “Codice Mondiale per il Turismo”[37].

Il 1999 la World Tourism Organization propone un Codice di etica per il sistema del turismo[38] e per le applicazioni dei principi di sostenibilità.

Nel 2002 si tiene a Johannesburg il “Vertice sull’ambiente”, che ha avuto il compito di cambiare il modo di considerare il ruolo del turismo. Esso diventa, infatti, un efficace strumento per raggiungere obiettivi di protezione dell’ambiente e di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Sud del mondo. L’iniziativa esprime l’integrazione degli obiettivi di riduzione della povertà nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Con il Vertice di Johannesburg si mettono in atto i principi sanciti nella Conferenza di Rio; lo stesso 2002 sarà indicato dall’ONU come l’anno dell’Ecoturismo[39]; anno, dunque, dedicato al turismo sostenibile e all’ecoturismo.

Nell’ambito dell’Unione Europea il fenomeno del Turismo sostenibile è stato preso in considerazione solo di recente. È stato comunque un passo significativo che ha decretato la consapevolezza della necessità di una politica turistica comunitaria. La Comunità Europea, nel quadro globale della strategia per uno sviluppo sostenibile, ha approvato numerosi documenti che hanno affrontato, direttamente o indirettamente il tema della sostenibilità. In particolare, il concetto di Turismo sostenibile utilizzato nel lessico dell’Unione Europea, privilegia la valutazione dell’impatto ambientale del turismo. Nel 2001, la Commissione ha adottato il pacchetto “Legiferare meglio”, il “Libro bianco sui trasporti”, la “Comunicazione sulla politica integrata dei prodotti”; che, seppure non specifiche, hanno ricadute evidenti sul settore.

In conclusione, si evince che lo scopo delle leggi e dei provvedimenti, sia internazionali e sia europei, è sottolineare come il turismo sia un fenomeno che può e deve essere gestito e controllato al fine di massimizzare i suoi benefici economici e occupazionali, evitando negative ricadute ambientali e sociali e garantendo, allo stesso tempo, la conservazione delle risorse turistiche per una continua fruizione nel tempo.

Viene auspicato, in tal senso, l’attuazione di attività di pianificazione e programmazione, che rappresentano il più valido strumento per ampliare i benefici connessi e minimizzare gli impatti negativi. Attraverso la programmazione è possibile, infatti, prevedere e misurare l’impatto ambientale sulle risorse territoriali, sul sistema delle infrastrutture e dei servizi, verificare la capacità di carico e attivare azioni di delocalizzazione dei flussi verso aree sotto minore pressione, contribuendo allo sviluppo delle zone arretrate economicamente[40].

 

II. Caso di studio: Sostenibilità Turistica del Litorale Domitio

Introduzione

Una grande risorsa della Campania è l’immenso patrimonio culturale. L’autentica ricchezza è data dalla presenza sul territorio di formidabili e uniche testimonianze storiche, artistiche, archeologiche, gastronomiche, folkloristiche e sociali, unite allo straordinario paesaggio naturale e al clima mite. Si tratta di un patrimonio unico, con caratteristiche irripetibili, ma spesso non sfruttato pienamente e nel modo giusto. Un vero e proprio giacimento a cielo aperto, che richiede interventi mirati per la valorizzazione e la tutela[41].

La Regione è caratterizzata dalla presenza di alcuni poli di forte richiamo turistico (le isole, la costiera Amalfitana, i luoghi archeologici), con grande immagine e grandi potenzialità, percepiti con una propria autonoma forza, che li impone sul mercato in modo indipendente dal territorio in cui sono collocati.

Per il resto, l’offerta regionale appare incentrata su prodotti tradizionali destinati ai turisti provenienti dai paesi limitrofi (es. i molteplici segmenti del balneare) ed al mercato internazionale (es. turismo termale), che incontrano difficoltà perché ormai in una fase di maturità del loro ciclo di sviluppo.

All’interno di questo territorio, pertanto, se esistono, da un lato, risorse, vocazioni e opportunità per lo sviluppo, dall'altro vi sono anche criticità e vincoli.

In questa seconda parte dello studio l’obiettivo è analizzare il Litorale Domitio, un territorio situato in Campania che oggi si presenta in uno stato di abbandono. Qui si uniscono un patrimonio artistico e archeologico ragguardevole e ricchezze naturali che si nascondono nel tessuto di tanti paesi disseminati all’interno della costa, caratterizzati dai forti richiami dell’artigianato locale, dei prodotti tipici ed eno-gastronomici dai sapori unici.

Analizzando lo sviluppo che il turismo ha avuto in quest’area, si cerca di individuarne le criticità, i punti di forza e di debolezza e le cause che oggi ne frenano il miglioramento. Si passa poi all’analisi dell’offerta e della domanda turistica, ai progetti che qui sono stati posti in essere o che sono ancora in corso di esecuzione, e si propongono, infine, idee e attività di riqualificazione turistico-culturale del Litorale Domitio, riportando esempi pratici di gestione ambientale necessari per uno sviluppo sostenibile dell’attività turistica.

Se in passato l’area oggetto di studio era considerata una terra fortunata e fertile, prediletta dagli imperatori e patrizi del vicino impero romano, oggi si sta assistendo alla radicale modificazione dell’ambiente e alla folle speculazione edilizia che l’ha trasformata in una zona di degrado, dove insieme agli immigrati clandestini prolifera la criminalità organizzata.

L’enorme patrimonio di risorse locali culturali ed ambientali è stato, a sua volta, per lungo tempo trascurato o, peggio, sottoposto a pressioni che ne hanno determinato un grave deterioramento. Recuperarlo e valorizzarlo è quindi un obiettivo urgente, affinché esso possa fungere da volano per lo sviluppo turistico ed economico locale.

La continuità dello sviluppo turistico di cui il territorio godeva fino agli ultimi decenni appare compromessa, e si cerca di rilanciare tale settore attraverso progetti tesi alla riqualificazione territoriale e al risanamento ambientale.

Il turismo rappresenta un’opportunità che, allo stato attuale, non è stata ancora colta a pieno, per la difficoltà di coordinare gli interessi, i comportamenti e gli obiettivi di tutti gli attori coinvolti nel sistema d’offerta locale.

In questa parte del lavoro si vuol mettere in evidenza l’importanza che il turismo potrebbe ricoprire, se gestito da una corretta politica ambientale, divenendo uno strumento di sviluppo per cambiare le sorti di un territorio ancora salvabile.

Il primo passo da compiere è l’indagine sul territorio, in quanto l’articolazione dell’offerta territoriale non può prescindere dal territorio al quale è rivolta.

Il bacino di intervento è il “Litorale Domitio”, un territorio assai vasto che comprende diversi comuni, sia appartenenti alla provincia di Caserta sia a quella di Napoli, si ricordano nel Casertano: Castelvolturno, Mondragone, Sessa Aurunca, Cellole.

Lo studio qui proposto analizza quest’area nella sua globalità, intesa cioè nella sua valenza di “sistema turistico locale” o di “distretto turistico”. Si tratta di Comuni uniti per conformazione territoriale, per la vicinanza, per il clima costantemente mite, ma anche per i disagi ed il disastro ambientale che li caratterizza.

L’attenzione sarà posta, in particolare, sui Comuni di Castelvolturno, Mondragone e Cellole di cui, infine, si elabora una proposta di valorizzazione e riqualificazione.

Questa tiene conto delle attrattive enogastronomiche, culturali, ed artigianali che completano i grandi richiami dell’ambiente e della natura.

L’analisi della situazione e valutazioni strategiche sono da ritenersi preliminari e non esaustive e si basano su una ricognizione diretta, su dati ufficiali e su alcuni colloqui con testimoni privilegiati.

2.1 Litorale Domitio: inquadramento complessivo

L’area si estende per circa 46 km di costa sul mare Tirreno: a nord confina con il Lazio (golfo di Gaeta), a sud con Napoli (area Campi Flegrei, alla quale appartiene anche Giugliano in Campania), ad est la pianura sale verso i monti Aurunci (Sessa Aurunca) e la città di Caserta.

Il tessuto edificato dei comuni si è sviluppato in maniera prevalentemente spontanea, e si presenta oggi discontinuo, irregolare, senza alcun criterio di ordine e privo di un’equilibrata distribuzione di attrezzature e servizi.

Il clima è temperato con il periodo di fruibilità climatico estivo che va da aprile a ottobre. Il territorio è attraversato da vie di comunicazione storiche che rappresentano le direttrici principali: internamente la via Appia, che congiungeva Capua a Roma; lungo la costa la via Domitia, che univa Roma con Cuma.

La localizzazione è sicuramente il principale punto di forza dell’area. Il vantaggio localizzativo si concretizza nella prossimità a due formidabili “attrattori” di turismo interno ed internazionale: il golfo di Napoli (km 15) e Roma (km 175). La sua posizione baricentrica consente di proporre al turista che soggiorna nell’area diverse escursioni: Roma, Circeo, Isole Pontine, Gaeta-Sperlonga, Napoli, Penisola Sorrentina, Pompei-Ercolano, Arcipelago campano.

Il territorio è prevalentemente pianeggiante; nella parte nord si trovano i rilievi dei Monti Aurunci a ridosso della costa.

Il litorale è lineare, adatto ad accogliere anche carichi antropici importanti. In molti tratti la spiaggia, originariamente di dune, è separata dalla via Domitiana da una larga pineta.

Il territorio costiero, negli ultimi decenni, è stato coinvolto da uno sviluppo dei centri abitati e soprattutto dagli insediamenti stagionali assolutamente incontrollato a tal punto che oggi si individuano ambiti territoriali diversi tra loro.

L’area a nord è una sorta di parco estivo fatto di seconde case, non integrato con gli insediamenti più interni; l’area a sud si configura, invece, come la periferia dell’area metropolitana di Napoli, priva però di risorse che una condizione del genere richiede; alle spalle della fascia litoranea si trova l’entroterra, caratterizzato da un’economia agricola (colture: viticoltura, olivicoltura, frutta; allevamento del bufalo campano da cui si ricava la mozzarella). Quest’area dal punto di vista turistico risulta poco strutturata ed attrattiva ad eccezione di potenziali percorsi eno-gastronomici. Nella zona montana il territorio offre interessanti motivi di escursione: boschi, architettura tipica, e testimonianze di insediamenti storici presso Sessa Aurunca[42].

2.1.1 Viabilità interna e sistemi di trasporto

Uno dei corridoi di continuità capace di fornire una mutazione del territorio, in termini di utilizzazione e di investimenti, è certamente quello dei Trasporti.

Il termine trasporti viene utilizzato in senso generale, come modo di generare spostamenti a sostegno di una domanda di mobilità espressa in ogni forma (privata, pubblica, singola, collettiva, di area, di quartiere…) mediante modi diversi (auto, treni, autobus, naviglio, bici, moto…). La dotazione infrastrutturale contribuisce allo sviluppo di un paese facendo da volano al miglioramento delle zone che sono attraversate.

In particolare i collegamenti stradali e autostradali risultano buoni.

Molteplici sono le possibilità: l’autostrada A1, che corre, nell’entroterra, permettendo di raggiungere diverse destinazioni si arriva facilmente ai caselli autostradali di Cassino (km 50), Caianello (km 27), Capua (km 29), Caserta Nord (km 27) e Sud (km 20). La SS7, stradale statale via Domitiana si collega direttamente con la tangenziale di Napoli.

Anche i collegamenti aerei risultano favorevoli: lo scalo internazionale di Napoli Capodichino è a circa 40 km da Castelvolturno, anche se il raggiungimento è legato a frequenti cogestioni del traffico. Roma Fiumicino è a circa 200 km e rappresenta un’alternativa solo in specifiche condizioni.

La provincia di Caserta, invece, non dispone di un aeroporto proprio e per ovviare a tale situazione l’aeroporto di Grazzanise è al centro di un progetto di ampliamento che avrebbe come scopo l’apertura al traffico civile per il 2012. È, infatti, allo studio un piano di fattibilità per lo sviluppo del Sistema Aeroportuale Campano, cui l’Intesa Istituzionale Governo-Regione ha assegnato circa 300 milioni di Euro.

Lo scalo di Grazzanise, situato a circa 10 Km dal Litorale Domitio, dovrebbe diventare aeroporto regionale, polo di traffico internazionale nel Mezzogiorno e Polo hub del bacino Mediterraneo occidentale e delle tratte dall’Oriente e dall’Africa verso l’Europa Comunitaria. In questo modo lo scalo di Napoli Capodichino assumerebbe la funzione di aeroporto della città di Napoli[43].

I Collegamenti ferroviari sono carenti. L’area é attraversata dalla linea principale Roma-Napoli, ma solo i treni regionali effettuano fermate nei comuni interni. Lungo la linea principale, la stazione di Villa Literno è anche direttamente collegata con Caserta. Una linea metropolitana in corso di realizzazione congiunge la città con la stazione di Napoli Centrale.

Per quanto riguarda, infine, i collegamenti marittimi, questi risultano inesistenti. Non esistono, infatti, porti commerciali: il più vicino è lo scalo marittimo di Napoli. Gli approdi turistici sono limitati al porticciolo di S.Bartolomeo-Pinetamare (circa 500 posti barca), tuttora sottoposto a sequestro giudiziario. Sono però state costruite banchine di approdo alle foci dei fiumi Garigliano e Volturno.

Risulta pertanto necessario porre in essere azioni per la realizzazione di infrastrutture in un’ottica di piena sostenibilità; in particolare mediante il rafforzamento del sistema dei porti turistici che può contribuire alla valorizzazione congiunta sia della risorsa mare che delle località che vi si affacciano, rappresentando, al contempo, un fattore di attrattività, un’infrastruttura al servizio della comunità per il trasporto passeggeri via mare, nonché l’elemento fondamentale di un circuito turistico marino ed un punto di raccolta dei flussi in arrivo.

Bisogna infine sottolineare che, nella sua globalità, il sistema dei trasporti del Litorale Domitio presenta numerose aree critiche che costituiscono un motivo di rallentamento del suo processo di crescita e del suo inserimento nel contesto regionale ed europeo. La mobilità interregionale, nazionale ed internazionale oggi risulta del tutto inadeguata rispetto al ruolo potenziale dell’area da un punto di vista turistico.

La rete portante per la mobilità nel territorio del Litorale Domitio può essere ricondotta a tre grandi assi – direttrici. Le principali vie di comunicazione interne sono:

La SS7, strada statale (via Appia), si congiunge a nord alla via Domitiana, e collega Sessa Aurunca a Capua e poi a Caserta;

La SS7 quater, strada statale (via Domitiana); statale ad una corsia per ogni senso di marcia molto trafficata nel periodo estivo;

Strada provinciale di collegamento SP 259 Mondragone – Sparanise;

Assi Mediani che congiungono Caserta con il Lago Patria (via Giugliano) e con Villa Literno (via Casal di Principe).

Altre strade statali completano la rete viaria e permettono di raggiungere i principali svincoli autostradali.

Le reti di trasporto di linea su gomma (autobus), pubblici e privati, collegano le località della zona a Gaeta, Caserta e Napoli. Dagli aeroporti non esistono navette di collegamento. Gli operatori turistici, infatti, sopperiscono a questa carenza con bus-navetta privati.

Per quanto riguarda la mobilità infraregionale, l’accessibilità dei centri della Campania è spesso tanto scarsa da impedire effettive possibilità di sviluppo economico e di integrazione sociale: la contrapposizione tra fascia costiera, più sviluppata, e aree interne depresse, continua a sussistere e in alcuni casi ad accentuarsi[44].

2.1.2 Risorse e potenzialità del territorio

Diverse sono le risorse naturali presenti nel Litorale Domitio: la spiaggia, le pinete (fascia costiera), i boschi di pregio floro-faunistico (fascia montana) e le sorgenti di acque sulfuree calde (Mondragone-Falciano del Massico).

La vegetazione presenta una notevole diversificazione: si passa, infatti, dalla duna costiera localizzata prevalentemente in prossimità dei corsi d’acqua, alla pineta, dalla macchia mediterranea alla vegetazione tipica degli ambienti umidi.

La duna costiera è oggi minacciata dalla speculazione edilizia e dall’arretramento della spiaggia balneabile; quest’ultima conseguenza dell’erosione degli arenili che costringe gli operatori del settore ad un arretramento che ne provoca un grave danno.

Nell’area oggetto di studio vi sono, inoltre, le “Acquae Sinuessae” che hanno proprietà che erano ritenute adatte a curare anche le malattie mentali. Sono, inoltre, presenti oasi naturalistiche che ospitano numerose colonie di volatili (cormorani, aironi, folaghe, fenicotteri, svassi, ecc.) con possibilità per lo sviluppo del birdwatching.

Già attivi sul territorio sono la Riserva Naturale Regionale “Foce Volturno e Costa di Licola”, che dal 2000 è Sito di importanza Comunitaria (SIC); il WWF (Mondragone-Riserva di Falciano) e il Parco di Roccamonfina sito nel comune di Sessa Aurunca.

Numerose sono le ‘risorse artistico e culturali’ disseminate sul territorio, esse raggiungono una diffusione tale da poter assegnare all’area un rilevante grado di “appetibilità turistica”. È comunque opportuno rilevare che nessuno di questi elementi territoriali di per sé è in grado di far decollare un modello alternativo di sviluppo. Si ricordano le tracce preistoriche, le necropoli e gli insediamenti di popolazioni italiche (Sanniti, Aurunci ed Osci), gli insediamenti romani di Suessa, Sinuessa (in parte sommersi), Volturnum, Liternum e Sessa Aurunca con numerose ville, terme ed un teatro.

Per quanto concerne l’architettura, notevoli sono le testimonianze risalenti a periodi storici diversi. In particolare, databile al tempo dei romani, è il ponte “degli Aurunci”; medioevali sono i castelli e le rocche; borbonico è il ponte sul Garigliano. Tra le Chiese ed i Conventi si ricorda, la Cattedrale romanica del XII sec. situata a Sessa Aurunca.

Per quanto riguarda lo stato di tali risorse, si registrano forti carenze dal punto di vista conservativo ed organizzativo. Il patrimonio si presenta scarsamente curato; la fruibilità risulta difficile.

Negli ultimi anni, però, un lento processo di valorizzazione è stato promosso dagli Enti Locali, ed è finalizzato ad incentivare un turismo alternativo e di qualità, utilizzando i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea.

Molteplici sono anche le ‘risorse enogastronomiche’ di cui dispone il territorio che si distinguono in funzione dell’orografia locale. Il territorio collinare ospita attività pastorali e produzioni arboree (in particolare ortaggi), mentre in pianura si trasforma il latte di bufala in mozzarella doc.

La produzione di mozzarella ha oggi un ruolo fondamentale per l’economia locale tant’è che buona parte della produzione è esportata in tutto il mondo. Celebre è anche la carne di bufala utilizzata per cucinare ragù e brasati. Vi é inoltre, la presenza di Vini “storici” che rivivono grazie a moderne tecniche di innesto: il Falerno DOC e il Cecubo. Nel Litorale Domitio sono sorte di recente alcune cantine che offrono al turista la possibilità di degustare tali produzioni e di effettuare visite guidate negli ambienti preposti alle stesse.

Nella parte litorale prevale la cucina a base di pesce (di mare e di fiume); mentre nell’entroterra quella contadina e montanara (pane casereccio cotto al forno a legna, salsiccia e formaggio piccante). Il settore della ristorazione è diffuso, anche se con una certa disomogeneità negli standard qualitativi, e offre ampie possibilità di degustazione dei prodotti tipici.

La ristorazione oggi è considerata una risorsa essenziale dell’esperienza turistica e può diventare, nel caso del viaggio enogastronomico, anche la motivazione principale.

Il territorio Domitio registra una ragguardevole produzione per quanto riguarda ‘l’artigianato artistico’. Nei comuni di Sessa Aurunca e Cascano si realizzano ceramiche, terrecotte, lavorazioni di vimini e merletti. Il loro sviluppo futuro è strettamente collegato alla valorizzazione delle risorse culturali territoriali.

Diverse sono poi le manifestazioni, di cui si parla in seguito, con attrattiva extra locale che si tengono su tutta l’area, tra cui si ricorda: il Festival di Musica Insieme e la Processione dei Misteri a Sessa Aurunca, il Raduno internazionale del folklore a Mondragone, il Premio Ippico Internazionale a Castelvolturno.

Negli altri centri si tengono, in diversi periodi dell’anno, manifestazioni a carattere culturale o religioso e sagre. In tutto il territorio, i mesi estivi sono ricchi di eventi pensati per intrattenere i turisti e i residenti: chiamati le “Estati”.

2.1.3 Situazione ambientale e sociale

Diversi sono gli aspetti negativi che si registrano nel Litorale Domitio. Da un punto di vista ambientale la creazione di argini artificiali lungo le rive del Volturno, non garantisce il necessario ricambio di detriti e sedimenti, ed ha provocato un arretramento della spiaggia di molti metri.

Un altro punto di debolezza del territorio è il diffuso abusivismo, che vede la presenza di insediamenti edilizi, palazzine e villette di diverse dimensioni che hanno prodotto una innaturale modifica del disegno morfologico del litorale, una volta formato da dune.

In generale si può affermare che, nonostante la situazione di abbandono e di degrado, l’ecosistema presente nel Litorale Domitio, è ancora meritevole di interesse e protezione. È però necessaria l’osservanza e la corretta divulgazione delle norme sulla tutela della vegetazione, specialmente nel periodo estivo[45].

Gli insediamenti urbani ed industriali dell’entroterra, inoltre, scaricano i reflui, spesso direttamente, nei fiumi e nel canale di raccolta “Regi Lagni”. Rifiuti industriali sono illegalmente smaltiti anche in “laghetti artificiali”, creati mediante estrazione abusiva di sabbia.

L’elevato livello di inquinamento del bacino idrico si riflette sul tratto di mare, nonostante i depuratori (dove esistono e sono funzionanti), tanto che già nel 2001 era in essere il divieto di balneazione lungo il tratto che va dal canale dell’Agnena fino a Pinetamare (circa 20 km).

Dati più recenti dimostrano che la situazione non è migliorata. Sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania del 14 aprile del 2008 sono state individuate, dopo la revisione cartografica dell’assetto del litorale delle province di Caserta, Napoli e Salerno e il successivo campionamento effettuato nel periodo aprile-settembre 2007 dall’Arpac, le zone idonee e non idonee alla balneazione per l’anno 2008.

Dall’analisi risultano la provincia di Napoli con i suoi circa 37 chilometri (36.795 per la precisione) di costa non balneabile, segue Caserta con circa 30 chilometri (29.613) e quindi Salerno con circa 15 chilometri (14.605). Di questi, metri 4.611 si trovano nel comune di Mondragone e metri 8.940 in comune di Castelvolturno[46].

Diverse sono state le denunce poste in essere dai vari Enti, che hanno sottolineato l’inadeguatezza dei sistemi di depurazione delle acque, che nel Garigliano trasportano a mare, tra l’altro, scorie radioattive della dismessa centrale nucleare[47].

Tale inquinamento, dunque, ha inciso ed incide ancor oggi sul posizionamento competitivo dello stesso litorale. Da qui la necessità di realizzare progetti integrati che, attraverso la collaborazione tra le associazioni e i diversi Enti, mirino alla riqualificazione del territorio, partendo appunto dalla tutela delle acque, del mare, che ne rappresenta una risorsa.

Per quanto riguarda, invece, la ‘situazione sociale’, l’area è caratterizzata dalla presenza di criminalità diffusa (micro ed organizzata), da livelli di emergenza di disoccupazione, da “lavoro nero”, da immigrazione clandestina e diffusione della prostituzione. Luogo di devianza ed illegalità, l’area risulta ad alto rischio e spesso poco attrattiva agli occhi degli imprenditori che qui dovrebbero indirizzare i propri investimenti.

Seguono, di sotto, le tabelle in cui è riportata, a conclusione di quanto detto, l’analisi SWOT, nella quale vengono analizzati i i Punti di forza e di debolezza, oltre che le minacce e le opportunità dell’area oggetto di studio.

La prima tabella è riferibile all’area di intervento. Le altre tabelle analizzano i tre diversi segmenti di turismo che interessano la Riviera Domitia: il turismo balneare, il turismo culturale e il turismo enogastronomico; e, rispetto ad ognuno di questi, si propone l’analisi SWOT che è utile affinché si possano identificare dei percorsi più efficaci attraverso cui il territorio può proporsi al mercato.

 

Area di intervento

Punti di forza

Punti di debolezza

Posizione baricentrica rispetto ad un bacino turistico molto attrattivo (Napoli-Roma);

Ottima accessibilità (autostradale - aerea);

Clima favorevole;

Disponibilità all’accoglienza da parte della popolazione locale;

Oltre 45 km di spiaggia, molto ampia, contornata da pineta (in parte fruibile) e Presenza di tre fumi;

Disponibilità di risorse economiche e Ricchezza di mano d’opera italiana e straniera.

Trascuratezza dell’ambiente naturale ed urbano: diffuso abusivismo edilizio;

Situazione di degrado sociale;

Sviluppo turistico disorganizzato: risorse non “a sistema”;

Non convinzione su possibilità di sviluppo e lavoro da parte della popolazione;

Insufficiente dotazione di infrastrutture.

Opportunità

Rischi

Posizione geografica della città;

Inserimento nei circuiti internazionali del turismo;

Ampia presenza di aree da recuperare, riconvertire e riutilizzare;

Potenzialità di recupero e valorizzazione del turismo termale;

Grande patrimonio architettonico ed archeologico;

Centri universitari da valorizzare e Crescita dei settori ad alto potenziale di sviluppo occupazionale (turistici, culturali, ecc.);

Disponibilità di notevoli risorse economiche per lo sviluppo e il sostegno alle iniziative.

Degrado e perdita di porzioni del patrimonio;

Alto tasso di disoccupazione e fuoriuscita della forza-lavoro qualificata;

Modesti effetti economici della presenza turistica;

Scarsa partecipazione dei privati e scarsa dotazione di servizi per la fruizione dei beni culturali;

Inadeguata risposta della P.A.(rispetto allo sviluppo di politiche innovative nella gestione dei beni cult.);

Inadeguate le reti di accesso e di trasporto.

 

Segue la tabella nella quale sono riportati i Punti di Forza e debolezza della Riviera Domitia nel segmento del turismo balneare che è uno dei segmenti più sviluppati e che attira un elevato numero di turisti, soprattutto escursionisti, nel periodo estivo.

 

Punti di forza

Punti di debolezza

Prezzi competitivi;

Presenza di attrattori culturali;

Esercizi alberghieri insufficienti;

Servizi accessori ricreativi insufficienti;

Personale addetto all’erogazione poco addestrato;

Carenza di servizi al turista;

Accessibilità difficile alla spiaggia in alcuni tratti;

Divieto di balneazione in alcuni tratti;

Opportunità

Rischi

Mercato in crescita;

Crisi di alcune destinazioni concorrenti;

Consumi in crescita.

Domanda turistica stagionale;

Emergere di nuove esigenze diverse dalla balneazione.

 

Segue la tabella nella quale sono riportati i Punti di Forza e debolezza della Riviera Domitia nel segmento del turismo culturale.

 

Punti di forza

Punti di debolezza

Discreto patrimonio storico-artistico e naturalistico nell’entroterra, da poter sviluppare in sinergia con i beni culturali;

Attrattori culturali di elevata qualità;

 

Generale stato di abbandono delle risorse storico culturali;

Monumenti e siti isolati e non pubblicizzati;

Prevalenza di visitatori escursionisti;

Offerta ricettiva insufficiente;

Mancanza di un marchio per la destinazione.

Opportunità

Rischi

Quote di patrimonio culturale ancora valorizzabili;

Consumi culturali crescenti;

Complementarietà tra le diverse tipologie di turismo;

Indotto economico molto rilevante.

Sistemi integrati d’offerta concorrente in forte crescita.

 

Segue di sotto la tabella nella quale sono riportati i Punti di Forza e debolezza della Riviera Domitia nel segmento del turismo enogastronomico.

 

Punti di forza

Punti di debolezza

Presenza di produzioni tipiche locali di alta qualità;

Numerosi prodotti tutelati (DOC);

Offerta ricettiva tipica (agriturismo) in forte espansione.

Mancanza di un marchio per la destinazione;

Sistema di accesso e di viabilità inadeguato.

Opportunità

Rischi

Crescita della domanda;

Crescita dei consumi turistici.

Consumatore infedele.

 

Diversi sono i gap evidenziati nelle tabelle. In particolare, l’offerta ricettiva risulta poco competitiva rispetto alle strutture complementari che stanno progressivamente conquistando quote di mercato; il sistema di accesso e mobilità territoriale è inadeguato, spesso inadatto anche alle esigenze dei residenti; c’è la mancanza di un marchio chiaro, unico, condiviso tra tutti gli operatori e da tutti utilizzato per unificare il sistema della comunicazione commerciale e istituzionale.

2.1.4 Offerta turistica

La definizione di strategie e strumenti di gestione sostenibile delle destinazioni e delle imprese turistiche si basa, in primo luogo, sulla conoscenza della struttura e dell’andamento della domanda e dell’offerta turistica nell’ambito territoriale considerato.

La trasversalità del settore turistico si presenta anche nella definizione dei soggetti che compongono il sistema dell’offerta turistica.

Occorre, quindi, prima di analizzare nello specifico l’offerta turistica del Litorale Domitio, introdurre una macro-classificazione delle categorie di impresa coinvolte nel settore. Si propone in questa sede una classificazione basata sulla tipologia di attività svolta:

Il core business del turismo: inteso come l’insieme delle attività che si producono in via prevalente o totale per il turista. In questo gruppo si collocano le attività ricettive (alberghi, villaggi, campeggi, ecc…), le imprese di intermediazione (agenzie di viaggio e tour operator), le attività di ristorazione (anche se una parte dell’attività non è destinata al turista);

Le attività leisure: si tratta delle attività ricreative e culturali collegate ai movimenti turistici, da considerare nella maggior parte dei casi come attività promiscue. Appartengono a questo gruppo le sale spettacolo (cinema esclusi), i parchi divertimento, i musei e i monumenti, i giardini, le riserve naturali e i parchi, gli stabilimenti balneari e termali;

I trasporti: anche se una parte consistente di questo settore resta estranea alla funzione turistica. Alle attività di trasporto afferiscono i trasporti ferroviari, marittimi e d’acqua, gli aerei, i taxi[48].

Gli attori che si trovano quindi ad interagire per la predisposizione dell’offerta turistica sono estremamente numerosi; il più delle volte si tratta di una moltitudine di operatori di piccolissima dimensione, impegnati nelle diverse attività di ricettività, accoglienza ed intermediazione.

A ciò va aggiunto che la configurazione dell’offerta turistica non può prescindere dalle risorse territoriali ed ambientali; sono queste le risorse base intorno alle quali si aggregano le altre componenti.

Per la sua natura aperta e composita, il prodotto turistico deve quindi essere descritto ed interpretato con un approccio sistemico, capace di individuare la varietà delle sue componenti e dei suoi attori, nonché le diverse modalità di rapporto che tra loro si instaura[49].

Ritornando ora all’analisi del Litorale Domitio, dalla veloce panoramica fatta nei paragrafi precedenti, emerge, in special modo, che esso si presenta oggi, in una situazione di degrado ambientale. Il suo orientamento turistico risulta relativamente arretrato ed incentrato esclusivamente sulla ‘risorsa balneare’ e i bacini di domanda sono esclusivamente regionali con la sola parziale eccezione di Baia Domitia, ove talune strutture vantano un turismo di livello internazionale.

L’immagine dell’area, anche a causa del livello qualitativo delle acque e del tipo di urbanizzazione turistica, è caratterizzata da elementi di forte negatività, che la collocano in una posizione marginale, ben al di sotto di tutte le altre zone costiere del Tirreno caratterizzate da un analogo orientamento turistico-ricettivo[50].

Complessivamente l’area può, tuttavia, contare su diversi Kilometri di spiaggia che potrebbero prestarsi a una valorizzazione in senso ludico, familiare ed escursionistico, oggi non sufficientemente ricercata.

Procedendo all’analisi ‘dell’offerta ricettiva ufficiale’, il quadro imprenditoriale risulta ancora carente, anche per la modesta dimensione delle imprese. Le attività economiche hanno, infatti, prevalenti connotazioni familiari; l’azienda è ritenuta spesso un luogo inaccessibile alle interferenze, anche solo marginali, di soggetti estranei al gruppo proprietario[51].

I dati ricavati al riguardo non sono molto recenti e sono riferibili al 2002 e al 2003.

Si ricava che il Litorale Domitio poteva contare, nel 2002, su 4.000 posti letto in 52 strutture alberghiere e circa 8.500 posti letto in strutture extralberghiere (campeggi, villaggi e agriturismi)[52].

Altri dati relativi all’offerta ricettiva si ricavano dal Primo Rapporto sul Turismo in Campania del 2003, realizzato dall’Assessorato al turismo, e da uno studio, riferibile allo stesso anno, condotto dal Consorzio Turistico del Mare nel 2004, su dati forniti dall’EPT.

Nella tabella che segue sono riportati i dati relativi all’Offerta alberghiera della Riviera Domitia, anno 2003.

Offerta alberghiera della Riviera Domitia 2003 (Fonte EPT, 2004)

 

 

Catena alberghiera Internazionale

5 stelle

4 stelle

3 stelle

2 stelle

1 stella

Res. Tur. Alb.

Tot. Offerta Alberghiera

N.esercizi

1

-

6

18

5

1

4

35

N.letti

500

-

1.764

1.354

191

20

1.364

4.693

N.camere

280

-

693

694

96

11

304

2.078

N. bagni

270

-

807

694

96

11

511

2.119

 

Dai dati si evince che nel 2003, non erano presenti alberghi di 5 stelle, vi era una prevalenza di alberghi di 3 stelle (18 esercizi) e 4 Residenze turistico alberghiere, per un totale di 35 esercizi. Il numero di letti complessivo ammontava a 4.693 unità. Si contavano 5 alberghi di due stelle che registravano una disponibilità di posti letto pari a 191; 1 era l’albergo ad una stella dotato di 20 posti letto. Sette erano le strutture nella categoria 4 stelle, e 1 catena alberghiera internazionale (Holiday Inn)[53].

Di sotto si riporta la tabella relativa all’offerta ricettiva complementare della Riviera Domitia nel 2003.

 

Offerta alberghiera della Riviera Domitia 2003 (Fonte EPT, 2004)

 

Case per ferie iscritte regolarmente

Campeggi e villaggi Turistici

Alloggi agrituristici

Tot. Offerta complementare

N.esercizi

-

2

3

5

N. letti

-

5.046

26

5.072

N.camere

-

360

13

373

N. bagni

-

413

10

423

 

Nel comparto extralberghiero si denota nel 2003, un maggiore dinamismo degli agriturismi . Tale comparto è ancora molto limitato (solo 3 quelli “ufficiali”) ma è potenzialmente interessante: alcune unità sono ancor oggi in fase di costruzione, grazie al ricorso ai finanziamenti agevolati.

Dalle due tabelle si rileva che la ricettività alberghiera della Riviera Domitia, nel 2003, è stata predominante rispetto alla ricettività complementare: 5 gli esercizi ricettivi complementari rispetto alle 35 strutture alberghiere.

Confrontando i dati relativi al 2002 e al 2003 si osserva un ‘trend positivo per le strutture alberghiere’. Si contavano, infatti, 4.000 posti letto nel 2002, 4.693 nell’anno successivo. Per quando riguarda i posti letto disponibili nelle strutture extralberghiere (campeggi, villaggi e agriturismi); si osserva una forte diminuzione; da 8.500 circa nel 2002, si è passati nel 2003 a 5.235[54].

Accanto all’offerta ricettiva ufficiale vi è poi un’offerta ricettiva “sommersa”, che ragionevoli stime collocano su un numero superiore alle 250.000 unità, si tratta principalmente di posti letto disponibili in alloggi privati.

Non è in realtà disponibile alcun dato ufficiale circa le presenze turistiche alloggiate nelle seconde case, perché nessuna risulta regolarmente iscritta nel registro e, pertanto, è difficile calcolarne il movimento turistico.

Castelvolturno è seconda nella graduatoria italiana per peso ‘dell’offerta di seconde case’. Tutte le località costiere dell’area risentono di questo peso preponderante di seconde abitazioni: spesso abusive, con scarsa manutenzione, che generano località in stato di totale abbandono nel fuori stagione. Si tratta di appartamenti di proprietà di turisti residenti in altre città (in particolare Napoli e Caserta), utilizzate solo per il periodo estivo.

La situazione a cui oggi si assiste, per quanto riguarda l’offerta turistica, é frutto di una politica che ha privilegiato l’espansione quantitativa degli alloggi; la loro costruzione senza razionalità; la vendita, piuttosto che la gestione. Il fenomeno è causa di diversi effetti negativi: caduta del valore immobiliare; assenza di “ricambio” di clientela, a causa della bassa commerciabilità delle seconde case di proprietà.

Si registra, dunque, una capacità attrattiva sul mercato turistico molto ristretta, nonostante la capacità ricettiva molto elevata. La “reale” capacità di mercato dell’area è quindi molto limitata.

Nel Litorale Domitio oggi è presente un modello di sviluppo turistico non sostenibile, centrato sulla costruzione e vendita di seconde case, piuttosto che sulla ricerca del profitto ottenuto attraverso la gestione di attività ricettive. Un modello che ha “divorato” ampi spazi di territorio, inibito la crescita imprenditoriale dell’offerta ricettiva e complementare e comportato un posizionamento di questo distretto turistico sui livelli medio-bassi del mercato, a cui si rivolge una domanda poco esigente e con bassa capacità di spesa.

Un altro punto di debolezza che va evidenziato è la bassa integrazione tra sistema ricettivo e complementare (alberghi-lidi, alberghi-escursioni guidate, ecc.).

Le strade da intraprendere, per non aggravare ulteriormente la situazione presente, sono un incremento generale del livello di qualità dei servizi offerti supportato da un’oculata politica di contenimento dei prezzi e una maggiore attenzione per il bisogno di natura, cultura e qualità della vita espressi dal turista contemporaneo. In questa prospettiva, la diffusione presso le imprese del settore turistico di una cultura gestionale orientata alla sostenibilità può contribuire a migliorar il posizionamento sul mercato dell’intero territorio.

Completano, infine, l’offerta la presenza degli stabilimenti balneari, l’offerta sportiva e quella notturna, nell’area presa in esame.

Ottenere un quadro preciso del sistema degli stabilimenti balneari ha presentato delle difficoltà, associate alla non facile identificazione di tali imprese turistiche e anche alla mancanza di una fonte unica ufficiale. I dati sul numero degli stabilimenti balneari sono molto controversi a seconda delle fonte a cui si fa riferimento.

Segue, di sotto, una tabella relativa ai dati reperiti sulla distribuzione degli stabilimenti lungo la costa campana, nel 2002.

 

Distribuzione degli stabilimenti balneari lungo la costa campana (Fonte Sindacato Italiano Balneari, 2002).

Sessa Auruna

54

Castelvolturno

86

Cellole

25

Totale

165

 

Per ognuno degli stabilimenti balneari è stata poi redatta una scheda contenente informazioni sui servizi offerti, sulle strutture impiegate, sulla posizione geografica e sul periodo di operatività.

Questa risulta, come si evince dalla tabella, una delle zone con maggiore presenza di stabilimenti balneari, dopo Salerno, la costiera amalfitana e quella cilentana, sebbene tali dati vadano letti anche alla luce delle diverse dimensioni dei comprensori considerati.

Il Litorale Domitio, che è segnato da maggiori problemi connessi all’inquinamento delle acque, risulta, dunque, paradossalmente uno di quelli dotati di un numero maggiore di stabilimenti. In quest’area è quindi fondamentale assecondare la vocazione turistico-balneare, arricchendola eventualmente con una serie di servizi accessori (sport da spiaggia, fitness, ristorazione, solarium, piscina, ecc.) in grado di attrarre famiglie e giovani.

Tale intervento non può, tuttavia, prescindere da una più ampia riqualificazione di tipo igienico-ambientale.

L’Attività turistica, inoltre, risulta molto stagionale: si può infatti parlare di località “fantasma” nel fuori stagione.

Per quanto riguarda l’offerta balneare questa è ancora disomogenea. Gli stabilimenti organizzati con animazione e punti ristoro si intervallano a lunghi tratti di litorale dove prevalgono disorganizzazione e improvvisazione.

Anche l’offerta sportiva risulta carente. Nessun complesso di rilievo, nessun marina-centro per le attività nautiche nonostante la prossimità ad un complesso di isole-approdi-fondali di primo piano. Il bacino del lago di Patria, a tal riguardo, potrebbe essere più ampiamente sfruttato (canottaggio, canoa, vela, ecc.).

Attivi e presenti sul territorio sono i maneggi e le scuole di equitazione, il campo da golf con 18 buche (Villaggio Coppola) e l’autodromo di Cellole: il Motor Speedway Center.

L’intrattenimento diurno-famigliare si presenta soddisfacente. Esistono due parchi divertimento: Acquaflash Magic World (Giugliano in Campania) e Ditellandia Park (Mondragone).

L’offerta notturna (discoteche, pub, locali) è puntuale. Essa si concentra principalmente nella zona di Licola e Varcaturo. Nei restanti comuni le possibilità di intrattenimento serale si riduce al calendario estivo di vario genere e alla “classica” passeggiata e gelato.

Si deve, infine, evidenziare che l’insieme delle attrattive complementari che formano l’offerta turistica sul territorio non sono messe “a sistema”: vi è, infatti, l’assenza di circuiti, itinerari, e visite guidate. Ci si deve pertanto impegnare affinché ci sia collaborazione tra tutte le forze operati nel Litorale Domitio al fine di creare circuiti, reti, sinergie che risulteranno preziose per il posizionamento dell’area sul mercato.

Occorro quindi interventi atti a riqualificare la presenza turistica sul territorio, incrementare l’offerta ricettiva, a migliorare e razionalizzare l’utilizzo delle risorse disponibili, ad avviare una forte integrazione del turismo con il territorio nell’ottica del turismo sostenibile.

2.1.5 Domanda Turistica

Prima di analizzare nello specifico la domanda turistica del Litorale Domitio, si specifica, velocemente, cosa si intende con questo termine.

Nella domanda turistica le variabili osservate sono le persone che in un determinato periodo effettuano il viaggio, con almeno un pernottamento, per qualsiasi motivo. I dati utilizzati sono di due tipi: “fisici” ed “economici”.

I dati fisici fanno riferimento alla numerosità dei turisti, alle caratteristiche socio-demografiche (sesso, età, stato civile, residenza, professione…), al tipo di viaggio, al mezzo di trasporto utilizzato e alle caratteristiche soggettive.

I dati economici si riferiscono alla spesa turistica[55]. La premessa è la base per analizzare l’area oggetto di studio.

Nel corso degli ultimi decenni, la domanda turistica a livello provinciale si è orientata verso un polo principale rappresentato da Caserta. La restante parte del territorio provinciale (tra cui anche il Litorale Domitio). Si colloca in una fase pre-introduttiva dovuta alla presenza di un turismo episodico ed occasionale.

Nonostante ciò, i dati ufficiali negli anni 2000-2001 mostrano nel comparto alberghiero un incremento pari al 5% sia degli italiani che degli stranieri; si è registrato un forte peso della componente straniera (49% delle presenze totali) che ha una permanenza media decisamente superiore agli italiani (6 notti in media contro 3).

Nel comparto extralberghiero (villaggi-campeggi) si è rilevato una diminuzione delle presenze italiane e una conferma di quelle straniere: un peso della componente straniera che si fa dominante (61% delle presenze totali).

La forte presenza degli stranieri, soprattutto tedeschi seguiti da americani e francesi, che rappresentano il 60% delle presenze, conferma il “vantaggio strategico della localizzazione” del Litorale Domitio.

Tale localizzazione rappresenta dunque un reale vantaggio competitivo per le prospettive di sviluppo dell’area in chiave turistica. È necessario, però, eliminarne i punti di debolezza rappresentati dalla situazione sociale, ambientale e dal modello centrato sulle seconde case, andando ad adottare una strategia specifica in grado di contrastarli[56].

Per quanto riguarda l’andamento delle presenze nel corso dell’anno, si osserva una stagionalità più spiccata per i turisti italiani rispetto a quelli stranieri, con picchi nel mese di agosto sia per le strutture alberghiere che per quelle complementari.

È, inoltre, fondamentale precisare che l’area è raggiunta principalmente da flussi escursionistici (coloro che non pernottano nella località o vi sostano per meno di 24 ore). Questa precisazione serve per poter valutare l’impatto effettivo del turismo sui territori e le comunità residenti nelle destinazioni. In particolare, spesso risulta difficile censire la presenza di escursionisti nell’area considerata: il che comporta dei problemi nella messa a punto di strumenti adeguati di gestione delle strategie di sostenibilità.

Il Litorale Domitio richiama principalmente turisti “passivi”, alla ricerca del riposo e della tranquillità anche se, negli ultimi anni, si sta assistendo ad un ribaltamento della concezione dell’attività turistica. Si è, infatti, messo in luce la ricerca crescente e diffusa di natura, cultura e qualità della vita da parte degli stessi turisti.

Segue di sotto una tabelle nella quale sono riportati, schematicamente, i Punti di Forza e di debolezza della Domanda turistica.

 

Domanda

Punti di forza

Punti di debolezza

Alta presenza di clientela straniera nel sistema ricettivo con standard adeguati (sia alberghi che camping);

Presenza della componente culturale (vicinanza Napoli, Sessa Aurunca, Capua, Caserta, ecc.);

La localizzazione rappresenta un reale vantaggio competitivo per le prospettive di sviluppo dell’area in chiave turistica.

Nelle seconde case:

– domanda poco esigente e di prossimità;

– in gran parte spontanea e indipendente;

–forte concentrazione sulla motivazione balneare;

Progressiva perdita di immagine e notorietà dell’area sul mercato italiano;

Eccessiva concentrazione dei flussi turistici nel mese di agosto.

 

2.2 Area di intervento specifica

La tematica della valorizzazione dei beni turistici culturali finalizzata alla difesa, alla tutela e alla conservazione del Litorale Domitio è fondamentale per esaminare le trasformazioni che un territorio può subire a causa di incuria, inquinamento, interessi personali, disinteresse dei politici; e, allo stesso tempo suggerisce interventi tesi alla riqualificazione turistica-culturale delle aree analizzate: riqualificazione che dovrà costituire un’eredità che deve entrare di diritto nella vita quotidiana.

L’attenzione si focalizza sui tre comuni oggetto di studio: Castelvolturno, Mondragone e Cellole. La scelta deriva dall’analisi topografica; dal fatto che essi sono i centri più estesi e popolosi situati tra la foce del Volturno e del Garigliano. Centri che per il passato hanno costituito attrazione per le bellissime spiagge naturali e per le risorse che erano in grado di offrire. Questo studio è teso ad analizzare le cause che hanno determinato il quasi abbandono delle coste da parte dei turisti, per poi suggerire una proposta concreta di riqualificazione che unisca i tre comuni.

2.2.1 Castelvolturno

Castelvolturno deve il suo nome al fiume Volturno, il più lungo dell’Italia meridionale, ed al Castello che sorge sulla riva sinistra a protezione del centro antico.

Il centro antico è articolato in tre aree di epoche diverse: l’area del castello, formatasi intorno alla struttura e rispondente alla morfologia di un borgo ad essa sussidiario; l’area della piazza Annunziata, più recente e con un compatto insieme di tipologie a corte; l’area dell’insediamento residenziale moderno formatosi in seguito ad una lottizzazione poco estesa, con tipologia prevalentemente mono-bifamiliare e caratterizzata da ampi spazi liberi di pertinenza. Il territorio comunale occupa gran parte della fascia litoranea della provincia di Caserta con i suoi 27 km di spiaggia fine ricca di iodio ed i 14 di macchia mediterranea protetta; è attraversato dalla strada statale Domitiana che ne rappresenta un elemento importante perché costituisce l’ingresso della città da sud e da nord. Sul lato sinistro dell’arteria sono situate una serie di attività commerciali, oltre le quali persistono lotti di terreno ad uso agricolo. L’area urbanizzata costituisce solo una piccola percentuale.

La sua posizione strategica, le strutture ricettive di grande prestigio, gli splendidi paesaggi, la cultura, le tradizioni e i prodotti tipici, nonché la grande facilità di collegamento con Napoli, Caserta, litorale flegreo e con i monti del Matese attraverso gli assi mediani Nola-Villa Literno, Afragola-Giugliano e la Tangenziale di Napoli, sono il suo punto di forza; senza dimenticare che sia la linea metropolitana Cumana che la stazione ferroviaria di Villa Literno sono distanti pochissimi chilometri.

Questo Comune ha riscontrando negli ultimi anni una forte implementazione di investimenti da parte di grossi gruppi dell’industria turistica-alberghiera come l’Holiday Inn e il gruppo Novotel che hanno qui realizzato opere ed infrastrutture mirate ad un turismo di qualità superiore: cinque campi da golf da diciotto buche, porto turistico con capacità ricettiva di oltre 1400 posti barca, dotato di collegamenti con le isole del golfo di Napoli e delle isole pontine.

I numerosi progetti, realizzati o in corso di realizzazione, atti alla riqualificazione di questo territorio, che è stato ed è ancor oggi spesso martorizzato dalla speculazione e dall’incuria, hanno consentito e consentiranno a Castelvolturno, di rientrare tra i luoghi più interessanti e fruibili della regione Campania.

Gli interventi in corso di realizzazione porteranno, dunque, un miglioramento e uno sviluppo economico dell’area che, potrà fungere da base per un futuro sviluppo anche in termini turistici. Interessanti sono, ad esempio, gli itinerari enogastronomici che presentano una grande varietà di prodotti tipici. Famosissimi i derivati del latte di bufala (questo animale già dall’età Romana veniva allevato con successo in queste zone grazie alla natura morfologica dei terreni per lo più acquitrinosi e quindi molto simili al loro habitat naturale), tra cui mozzarella, ricotta, burro, panna. Ultimamente anche la carne di bufala sta riscontrando pareri positivi da parte di chef e nutrizionisti grazie al basso contenuto di colesterolo, all’elevato contenuto di proteine, nonché al particolare gusto che dona alle ricette.

Anche la flora è di notevole pregio. Nella vasta Pineta si trovano, infatti, più di 14 Km di "pinus pinea", conosciuto fin dall’antichità, che nasce con una chioma globulare, e diventa poi gradatamente ad ombrello; sulle sue radici si possono con facilità trovare molte specie di funghi, nonché di asparagi selvatici: semplici, piccoli, dal sapore indescrivibile, amarognolo, leggermente aromatico.

Tanti, purtroppo, i punti di debolezza che condizionano lo sviluppo territoriale.

La città negli ultimi decenni si è ingrandita disordinatamente e, contemporaneamente, è aumentata la superficie degradata. Alcuni tratti conservano, tuttavia, la vista sul mare aperto, mentre le “passeggiate a mare” sono state rese impraticabili dal gran numero di elementi di disturbo della visuale prospettica insediatisi che costituiscono un ostacolo sia fisico che formale al libero accesso al mare. Il litorale cittadino è oggi, infatti, occupato da costruzioni e impianti talvolta in disuso o da infrastrutture prive di qualsiasi pianificazione a monte.

Allo stato attuale, l’economia si presenta ancora assai ridotta rispetto alle potenzialità del comune, che si presenta come l’insediamento più problematico della Riviera Domitia, caratterizzato da edificazioni abusive che non hanno risparmiato neanche i suoli appartenenti ad un demanio indisponibile ed inalienabile come le pinete. Si è, quindi, formato un continuum edilizio che ne ha compromesso gravemente l’integrità paesaggistica e naturalistica della fascia costiera.

Tutta la zona è diffusamente degradata, con notevoli alterazioni del tessuto storico ed evidenti precarietà delle condizioni residenziali. Si registra una forte carenza di infrastrutture, inquinamento elevato, presenza della malavita e di un elevato numero di immigrati irregolari.

Appare evidente, pertanto, che per poter avere un reale sviluppo dell’area risultano essere necessari ulteriori interventi, che affiancheranno quelli già in corso di esecuzione e che restituiranno un’immagine positiva all’intero territorio.

Per quanto riguarda il turismo nel comune di Castelvolturno si registra un fenomeno episodico che interessa principalmente i mesi estivi. Si tratta in maggioranza di escursionisti provenienti dalle zone limitrofe, o turisti autoctoni legati alle seconde case, interessati esclusivamente alla risorsa mare; un turismo di massa, che si sviluppa in maniera caotica e che risulta difficilmente gestibile. Il territorio trova difficoltà a sopportare un così forte carico antropico durante i mesi caldi dell’anno che porta congestionamento del traffico, crescita dell’inquinamento, peggioramento della qualità della vita e aumento dei rifiuti prodotti. Sul territorio non esistono uffici di informazione turistica; per questo non è stata finora mai condotta un’indagine accurata nell’area oggetto di studio. Non è neanche disponibile alcun dato ufficiale circa le presenze turistiche alloggiate nelle seconde case, perché nessuna risulta regolarmente iscritta nel registro, e, pertanto, è difficile calcolarne il numero.

Per quanto concerne la domanda turistica, nella tabella che segue vengono presentati i dati risalenti al 2004 relativi agli esercizi alberghieri presenti nel Comune.

 

Esercizi Alberghieri Castelvolturno (Fonte EPT, 2004)

Categoria

N. esercizi

Tot. letti

Tot. camere

Tot. Bagni

4 Stelle

3

753

376

376

3 Stelle

9

531

268

268

2 Stelle

5

180

96

96

1 Stella

1

20

11

11

Res. Tur.Alb.

4

1.364

304

511

 

Dai dati si evince che il totale di esercizi alberghieri nel 2004 risultava pari a 22 strutture. Si tratta maggiormente di alberghi a tre stelle, seguiti da quelli a due stelle, dalle residenze turistico alberghiere. Vi è anche una catena alberghiera internazionale l’Holiday Inn, dove si pratica principalmente un turismo congressuale[57]. Dai dati si ricava, pertanto, che il Comune registra un buon numero di strutture ricettive che praticano prezzi ridotti se comparati con quelli delle altre aree della regione.

Come si è più volte fanno cenno nei paragrafi precedenti, a Castelvolturno vi è poi un’offerta ricettiva “sommersa”, che si affianca a quella ufficiale.

Nel paragrafo che segue si cerca di ripercorrere, per grandi linee, la storia che ha caratterizzato il centro urbano, cercando di porre in evidenza gli aspetti salienti che ne hanno segnato il destino e lo sviluppo.

2.2.2 Inquadramento storico

L’area, che si estende dalla costa (Litorale Domitio) alla grande ansa del Volturno, ebbe una funzione strategica in passato, dovuta precipuamente alle caratteristiche morfologiche del territorio caratterizzato da pianure costiere a cui si accostano massicci appenninici. Ciò ha determinato una possibilità di isolamento e la facilità di difesa dei centri urbani, spesso rocche, più che città[58].

I primi abitanti della piana del Volturno, il più importante dei corsi d’acqua dell’Italia Meridionale, furono gli Opici; i quali nel IX sec. a.C. si insediarono alla foce del fiume, per cacciare, pescare, allevare animali e coltivare i campi circostanti. Il primitivo insediamento umano da essi creato si andò sempre più affermando e acquistò un proprio ruolo, come centro di raccolta e commercio dei prodotti provenienti dal più ricco entroterra capuano, allorquando iniziarono i rapporti commerciali con i naviganti fenici, greci ed etruschi.

Questi ultimi nel 650 a.C. risistemarono “Vulturnum”, creando un centro di scalo, un porto franco, per l’accumulo e vendita delle merci di tutto il territorio circostante. In questi anni le dodici più importanti città dell’Etruria campana, tra cui la stessa Vulturnum, furono riunite sotto il comando di Capua che trasformò i vecchi borghi, dove si insediarono.

Nel 290 a.C.,con la conclusione della terza guerra sannitica, il territorio campano con tutte le sue ricche città passò nelle mani dei Romani.

Vulturnum acquistò grande importanza strategica durante la seconda guerra punica, quando restò fedele alleata dei Romani; i quali, a detta dello storico Tito Livio, la rinforzarono di nuove e più forti mura per essere da riparo alla flotta.

Dopo l’assassinio di Giulio Cesare (44.a.C.), fu coinvolta nelle lotte civili che si accesero tra Ottaviano Augusto e Sesto Pompeo. Il che spiega il perché la città subì, da parte del liberto Menecrate sostenitore di questo ultimo, un’incursione dal mare che causò non pochi danni all’abitato e al porto. Motivo che spinse Augusto, quando diventò imperatore (27 a.C.), ad inviare una nuova colonia di cittadini romani; che, favorita dalla pax imperiale, prosperò notevolmente.

Il piccolo borgo fortificato si trasformò in una vera e propria urbe, retta da due duunviri e preposta non solo alla difesa militare della foce del fiume sulle cui rive era ubicata, ma anche allo sviluppo del territorio circostante e al pacifico svolgimento delle attività commerciali della zona.

Il massimo sviluppo la città lo raggiunse nel 95 d.C., quando l’imperatore Domiziano fece costruire, su un preesistente tratturo di campagna, una strada lastricata, che poi in suo onore prenderà il nome di via Domiziana. Lo stesso Imperatore realizzò un maestoso ponte sul fiume Volturno, in prossimità dell’abitato, che dovette prosperare in modo notevole, poiché era diventato un luogo obbligato di passaggio, per chi da Roma doveva recarsi a Napoli in breve tempo.

Dopo aver superato diverse vicissitudini negli anni del Medioevo e nei secoli successivi, passando da un occupazione all’altra, divenne prima ducato della Città di Capua, che lo tenne in suo possesso fino all’abolizione della feudalità nel 1810. Fu poi proclamato comune autonomo nel 1812; da allora in poi seguì le vicende storiche e politiche del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 quelle del Regno d'Italia e dal 1945 quelle della Repubblica Italiana.

Alla fine dell’Ottocento, in particolare, il giovane Regno d’Italia lottizzò metà di questa fascia verde e la cedette alle famiglie locali, per far sì che la popolazione si insediasse dalle piane agricole alla costa. Dal dopoguerra, però, lentamente, le terre acquisite furono oggetto di compravendite, occupazioni, passaggi di mano e speculazioni che infransero il diritto di proprietà che lo Stato aveva riservato solo ai residenti.

In questi anni la città fu interessata da uno sviluppo agricolo e turistico. In particolare, i castellani del centro antico avevano una tradizione agricola e fluviale, che sarà poi ridotta allo stremo con il susseguirsi degli anni. La zona litorale, invece, era incentrata su uno sviluppo turistico e residenziale che è poi svanito. Quest’area, era un demanio pubblico: boschi ed acque ridenti contribuivano all’amenità del luogo. In particolare, negli anni del secondo dopoguerra Castelvolturno fu interessato da significative iniziative anche se controverse. La famiglia Coppola realizzò alla fine degli anni Sessanta, a Pinetamare, il celebre Villaggio omonimo, che comprendeva complessi residenziali, porto e darsena, otto torri abitative di moderna edilizia. Fenomeno che accentuò il problema dell’abusivismo, in quanto l’intero progetto era il risultato del triste fenomeno.

Pinetamare era un concentrato di quello che intanto avveniva in tutto litorale: cemento selvaggio, appalti camorristici, distruzione dell’ecoambiente.

Prima che iniziasse lo scempio l’area domiziana era una zona che voleva integrarsi turisticamente con Sorrento e le vicine isole, in un’epoca in cui i costruttori usufruivano delle partecipazioni statali e attingevano alla Cassa per il Mezzogiorno. Negli anni Novanta, imprevedibilmente, mutarono i criteri di sviluppo urbanistico. La nascita dell’Unione Europea impose nuove trasformazioni dei territori. Si adottarono i cosiddetti Assi di Sviluppo che indicavano le linee guide da seguire: trasporti integrati, lotta al degrado, policentrismo urbano[59].

Da allora, le istituzioni e i grandi imprenditori hanno dovuto rivedere i loro investimenti per potersi avvalere dei finanziamenti pubblici. È nata una nuova cultura dello sviluppo e quella precedente è andata in crisi. I Piani Integrati Territoriali sono diventati il nuovo modello per interventi su vari settori socioeconomici, così ogni area cerca la sua vocazione in una dimensione geografica più ampia, tra centri distanti, la cui unitarietà è garantita dalla crescita dei trasporti.

Sono diversi, nell’ultimo decennio, i significativi passi in avanti che si stanno compiendo, come ad esempio le azioni di confisca dei grandi immobili abusivi da parte delle istituzioni e le infrastrutture in corso di realizzazione quali, l’Alta Velocità, la metropolitana regionale e l’aeroporto di Grazzanise.

2.2.3 Inquadramento territoriale

Interessante è il territorio che circonda la foce del fiume. Un ambiente quasi incontaminato. Qui si trovano gran parte delle specie tipiche di questo habitat con numerose piante rare, tra le quali non mancano quelle endemiche. Sono visibili specie di animali ormai estinte in gran parte del litorale italiano, tra queste la tartaruga terrestre e quella marina.

Di grande interesse l’Oasi dei Variconi, nei pressi dell'abitato di Castelvolturno, sulla riva sinistra della foce del fiume Volturno, qui si estende una delle ultime zone umide costiere della regione Campania, nel piccolo stagno salmastro, che misura circa cinquanta ettari, sono state censite circa cento specie di uccelli migratori e stanziali che è possibile osservare nel loro habitat naturale solo in particolari mesi dell'anno.

L’Oasi è dotata di laghetti salmastri frequentati da pesci, anfibi e rettili, e da trampolieri che spesso si fermano a svernare. Lungo gli stagni costieri è possibile seguire il percorso naturalistico di birdwatching, dotato di capanni per l’avvistamento e percorsi guidati. Alla foce del Volturno si possono avvistare cormorani, svassi e gabbiani. Ospiti di riguardo sono il cavaliere d’Italia e l’airone “guardabuoi”[60].

Dal punto di vista naturalistico, l'area rappresenta un patrimonio di enorme valore che va tutelato. A tal fine è stata istituita dal 1977 la riserva naturale “Foce Volturno” classificata dal WWF come area di interesse internazionale. La Riserva naturale statale di Castelvolturno è l’occasione per poter fare un tuffo nella macchia mediterranea, tra lecci, pini domestici e marittimi, arbusti di ginepri, mirti e lianose e nasce con l’intento di conservare questo prezioso patrimonio naturalistico. La riserva si estende su una superficie di circa 268 ettari lungo il Litorale Domitio. Un ambiente incontaminato dove si possono trovare gufi, merli, usignoli, vipere comuni e bisce dal collare[61].

Da visitare è, inoltre, il Lago Patria: un lago caratterizzato dalla bassa profondità, utilizzato per l’allevamento ittico, e per la preparazione atletica del circolo “Canottieri” Napoli. Il Lago, anche se più che altro si tratta di una palude, è collegato al mare attraverso un canale attrezzato per la pesca delle anguille.

Anche il centro storico del Comune, con la Chiesa dell’Annunziata con il portale marmoreo e il prezioso pulpito di legno dorato del secolo XVI, è di notevole pregio. Così come il Castello costruito nel IX secolo per facilitare i commerci e rendere sicura la navigazione. Per quest’ultimo, oggi, è stata avviata una lunga e complessa azione di recupero che porterà, una volta ultimata, alla realizzazione di un piccolo museo cittadino, che ospiterà anche esposizioni temporanee.

Importante per gli abitanti di Castelvolturno è anche la Torre dell’Orologio, posta a guardia del portone d’ingresso al borgo.Essa ha difeso per secoli la popolazione dall’assalto dei nemici e dalla furia devastatrice delle acque del fiume.

Fra le località più belle di Castelvolturno si deve, annoverare “Pinetamare”: centro turistico balneare, posto nel verde di una delle Pinete più belle del Litorale Domitio e con le sue strutture ricreative: spiagge attrezzate, pizzerie, ristoranti, alberghi, discoteche, piscine, campi da tennis, campi da golf, maneggi, è il ritrovo dei vacanzieri in cerca di svago e divertimento[62].

2.2.4 Inquadramento sociale

Si è fatto cenno alla situazione sociale presente nel Litorale Domitio, simile risulta quella registrata a Castelvolturno.

 L’area è segnata dalla presenza di criminalità diffusa, da livelli elevati di disoccupazione, da “lavoro nero”, da immigrazione clandestina e diffusione della prostituzione. È stata, spesso, una valvola di scarico di Napoli e delle altre città limitrofe. Il territorio risulta dunque poco attrattivo e il mercato immobiliare ha subito un forte calo delle vendite.

Il Litorale Domitio, se negli anni Sessanta e Settanta era una promessa del turismo a livello internazionale (turismo di alta qualità), a partire dagli anni Ottanta, ha iniziato il suo lento ed inesorabile declino. Negli ultimi tre decenni, infatti, in seguito al terremoto dell’Irpinia e agli intensi fenomeni di bradisismo di Pozzuoli, arrivarono a Castelvolturno moltissimi sfollati, accomunati da una situazione di grave disagio e senza un lavoro stabile.

Lo Stato in quelle occasioni emise delle leggi con le quali permetteva agli sfollati, provenienti dalle periferie urbane, di poter occupare parte delle strutture ricettive presenti sul territorio e delle abitazioni di villeggiatura. Questi provvedimenti hanno segnato la storia del Comune, specialmente dal punto di vista dello sviluppo turistico.

Con il passare degli anni a Castelvolturno sono affluiti un alto numero di immigrati che si sono insediati sul territorio: si tratta di Polacchi, di Ucraini, di Rumeni e soprattutto di africani. La città è diventata, dunque, un laboratorio delle problematiche moderne. I residenti si dividono tra quelli che pensano che non sia possibile costruire un futuro con gli immigrati e quelli che li tollerano perché considerati indispensabili per i lavori dimessi dalla fascia medio alta dei residenti.

Fare una stima del numero di immigrati risulta difficilissimo per la mancanza di un censimento e anche per la loro grande mobilità. Si pensa che siano più di undicimila gli extracomunitari che vivono lungo le coste, spesso privi di documenti in modo da potersi nascondere dietro ogni identità. La convivenza con i castellani risulta difficile anche perché molti immigrati diventano corrieri dediti allo spaccio di droga, andando ad incrementare le file della criminalità.

Castelvolturno è, infatti, nella morsa della Camorra, che controlla tutte le iniziative economiche invadendo i campi di profitto.

Negli ultimi mesi, poi, si sono registrati dei fatti gravi che hanno minato un territorio che già versava in una situazione di grave disagio sociale. Il 18 settembre 2008 sono stati uccisi sei immigrati, episodi poi sfociati in una rivolta da parte di alcuni di loro, che con bastoni, hanno frantumato le vetrine di alcuni negozi e distrutto i vetri di altre vetture ferme; il tutto davanti al luogo dove sono stati uccisi i sei stranieri. Gli extracomunitari, soprattutto africani, hanno puntato il dito contro chi li accusa di spacciare droga.

Lo Stato ha risposto all’uccisione dei sei immigrati ed ai disordini in maniera forte ed immediata con l’invio nel casertano di un numero considerevole di forze dell’ordine; la decisione è stata presa dal ministro dell'Interno per affrontare l'emergenza criminale del clan dei Casalesi, affermando che «lo Stato si riprenderà il territorio».

Da quanto detto, si evince che la città di Castelvolturno si presenta come un luogo dove domina l’illegalità, un’area ad alto rischio, spesso poco attrattiva agli occhi degli imprenditori che qui dovrebbero indirizzare i propri investimenti.

Risulta infatti difficile pensare alla valorizzazione del Litorale Domitio, dal momento che l’inquinamento ambientale, l’alta concentrazione di immigrati clandestini e la delinquenza dilagante, rendono difficilmente proponibile qualsiasi ipotesi di rilancio turistico della zona.

Il turismo, infatti, più di ogni altro settore, risente immancabilmente delle problematiche sociali che danneggiano l’immagine di una località e ne indeboliscono il potere di attrattiva.

2.2.5 Interventi realizzati o in progress

A Castelvolturno sono in atto diversi interventi previsti “dall'Accordo di programma per la Riqualificazione del Litorale Domitio”, siglato nell’agosto del 2003. Questo rappresenta il documento cardine dello sviluppo e della riqualificazione della città. Una svolta epocale, figlia della programmazione e della partecipazione. Il documento è stato firmato dalla Regione Campania, Provincia di Caserta, dai Comuni di Castelvolturno e Villa Literno, e dai rappresentanti del Consorzio Rinascita e dalla Società Fontana Blu. Tutti i protagonisti si sono impegnati a contribuire al recupero e poi allo sviluppo del territorio castellano.

Molti sono stati gli interventi previsti, alcuni dei quali già in fase di attuazione. Altre opere, invece, sono in attesa di cantieramento. Di particolare importanza, ai fini turistici, saranno i progetti che vedranno la realizzazione del porto fluviale, del porto di San Bartolomeo, del polo sanitario, del parco tecnologico e del Centro golfistico. Si esaminano di seguito i diversi interventi previsti.

Il ‘porto fluviale’ di Castelvolturno sorgerà a ridosso del castello e del borgo fortificato “San Castrese”. Esso svolgerà un fondamentale ruolo di incremento della dotazione portuale turistica dell’area domitia. L’approdo fluviale sarà diretto a consentire un progressivo adeguamento dell’offerta di posti barca alla domanda esistente e potenziale. Si tratta di un potenziamento non invasivo, attraverso una migliore utilizzazione dell’esistente e l’impiego di strutture leggere. Si andrà, così, a realizzare un intervento infrastrutturale ed uno sviluppo dei servizi in piena integrazione con il territorio, in particolare con il porto di darsena San Bartolomeo, ampliandone le potenzialità turistiche e sviluppando un’offerta turistica diversificata in funzione della necessità della domanda. Sono previsti quaranta posti barca lungo tutto il Volturno e cinquecento posti barca in darsena. Sorgeranno, inoltre, un ristorante, un bar, un parcheggio, un drive in e degli uffici.

Si stima una notevole crescita occupazionale capace di produrre un impatto positivo sull’intera economia locale.

Nei prossimi mesi inizieranno i lavori di realizzazione del porto. Nel 2005 è iniziata la costruzione del ‘porto turistico di San Bartolomeo’ che è sorto in località Pinetamare ed è l’unico in Campania ad essere realizzato con lo strumento del Project Financing. Il costo complessivo dell’opera è di novanta milioni di euro interamente a carico dei privati. Nel giugno del 2004, al bando di gara, per la presentazione dei progetti preliminari, ha partecipato una sola società che si è aggiudicata l’esecuzione dell’intera opera, in quanto unico soggetto promotore. Si è previsto come data di completamento dei lavori l’anno 2013. La struttura è destinata ad accogliere, ad integrazione delle duecento già esistenti, circa mille nuove imbarcazioni da diporto, nonché piccole imbarcazioni locali ed aliscafi per i collegamenti con le isole napoletane e pontine. Dei 1200 posti barca, 28 saranno attrezzati per garantire l’attracco di mega yacht. In termini occupazionali, in base ad un’analisi preliminare, dovrebbero essere creati almeno mille posti di lavoro.

L’ampliamento ed il potenziamento di porto San Bartolomeo comprende la realizzazione delle seguenti strutture: supermercato, ristorante all’aperto, bar, piscine, punti vendita, parcheggio da tremila posti auto, yachting club.

Un altro progetto prevede la realizzazione di un polo sanitario di eccellenza a rilievo nazionale dotato di un centro di ricerca scientifica all’avanguardia, punto di riferimento per la provincia e la regione. I lavori non sono però ancora iniziati.

Un altro intervento vedrà il sorgere di un ‘Parco Tecnologico’, presso Ischitella, attraverso il quale si propone una rilettura delle aree per il tempo libero, mettendo insieme natura e tecnologia; tale spazio sarà dotato di strutture e servizi che lo renderanno un polo di attrazione per il rilancio del Litorale Domitio. Ampi spazi di verde faranno da cornice ad un campo da golf di diciotto buche. Ci saranno spazi per l’arte e per manifestazioni ludiche, nonché la presenza di strutture multimediali per attività culturali e di comunicazione. In termini occupazionali tutto ciò si traduce nella creazione di oltre settecento posti di lavoro. I lavori inizieranno nei prossimi mesi.

La realizzazione del Campo da golf all’interno del Parco Tecnologico non sarà la sola; gli amministratori comunali si pongono infatti l’obiettivo di far sì che il Comune di Castelvolturno diventi capitale del golf con i suoi quattro campi in modo da poter essere inserito nei circuiti delle gare nazionali ed internazionali. Oltre al complesso sportivo dell’Holiday Inn, saranno realizzati altri tre campi: uno nel parco Tecnologico; un altro sorgerà all’interno del Domitia Villane di lago patria; l’ultimo a Baia Verde dove, al posto dell’ex Casa Albergo per Anziani, saranno realizzati, con lo strumento del project financing, un campo da golf con annesso albergo a cinque stelle. Un progetto importante in grado di procurare ricadute positive anche dal punto di vista occupazionale.

Castelvolturno è inoltre sede della società Napoli Soccer di De Laurentis dal 22 febbraio 2005. Un nuovo accordo ha poi previsto la realizzazione del quartier generale della società sportiva napoletana in un’area adiacente al resort Holiday Hinn; tale progetto strategico si è concretizzato rapidamente, grazie alla collaborazione di diversi soggetti. In pratica, sono stati costruiti tre campi da calcio in erba; la sede sociale del Napoli Soccer con annessi locali per la palestra, l’ufficio marketing, la sala video e il laboratorio medico. I lavori che sono stati ultimati alla fine del 2008 prevedono l’inaugurazione ufficiale del complesso a dicembre dello stesso anno[63].

Il 27ottobre del 2008, si è tenuta una riunione del Collegio di Vigilanza per l'attuazione dell'Accordo, durante la quale l'assessore alle Attività Produttive della Campania, Andrea Cozzolino, ha garantito il massimo supporto da parte dell'amministrazione regionale attraverso la costituzione di una task force di esperti che affiancheranno il Comune nel percorso attuativo degli interventi previsti.

Nel corso dell'incontro è stato preso in esame lo stato di attuazione degli interventi previsti dall'Accordo ed è stato verificato, in particolare, l'iter amministrativo e l'avvio di undici interventi. Nove sono risultati realizzati o in fase di realizzazione: la riqualificazione e messa in sicurezza della via Domitiana; la sistemazione dello svincolo sulla via Domiziana ingresso Pinetamare; l'adeguamento e riqualificazione dei sottoservizi in Pinetamare viabilità, parchi pubblici e parcheggi in località Pinetamare di Castelvolturno; la sistemazione e ampliamento della strada in località Lagopiatto-Bagnara e Pescopagano; il completamento di opere all'inizio del ponte sulla variante strada 264 fino a via Garibaldi; la sistemazione strada via Vittorio Veneto; la sistemazione strada litoranea Regi Lagni 'Oasi dei Variconi'; la sistemazione strada via delle Dune; la copertura fosso laterale di via Mezzani.

Restano da realizzare, invece, tra quelli presi in esame, i seguenti interventi: il progetto di riqualificazione del Castello del Comune di Castelvolturno, il centro di eccellenza sanitario privato per le alte specialità, il Porto fluviale, il Porto di San Bartolomeo e il Parco tecnologico[64].

2.3 Mondragone

Mondragone è un comune della provincia di Caserta che conta circa 24.000 abitanti ed è situato lungo la tratta ferroviaria Roma-Napoli. Il comune si trova in una zona pianeggiate, tra i fiumi Garigliano e Volturno, a circa 47 Km dal capoluogo e a un Km dal mare; a sud vi è il Massiccio del Massico; a nord la foce del fiume Savone collocata all'estremità della bassa valle del Volturno[65].

Il porto turistico di San Bartolomeo’

Punto nodale per le grandi comunicazioni, attraversato dalla S.S. Domitiana e da arterie minori, nei periodi estivi si trasforma in una sorta di imbuto con ripercussioni sulla circolazione veicolare locale e di attraversamento.

Il suo orientamento turistico risulta relativamente arretrato ed incentrato esclusivamente sulla risorsa balneare. I turisti sono principalmente escursionisti che affluiscono unicamente durante il periodo estivo o in occasione di qualche manifestazione di particolare pregio. La ricerca che è stata condotta nel 2004 ha messo in luce la presenza di pochi alberghi, precisamente cinque e di un’unica casa per ferie. Di sotto è riportata la relativa tabella.

 

Esercizi Alberghieri Mondragone (Fonte EPT, 2004)

Categoria

N. esercizi

Tot. letti

Tot. camere

Tot. Bagni

3 Stelle

5

381

194

194

Casa per ferie

1

163

59

56

 

Mondragone ha, inoltre, diverse frazioni quali: Piazza, Sant'Angelo, San Nicola, Crocelle, Porta di Mare, Zona Lido, Levagnole, Pescopagano.

Varie sono le ipotesi circa l'origine del nome “Mondragone”. Secondo una prima ipotesi, il nome deriverebbe da quello dato alla Rocca dai Normanni, Rocca Dragone, quasi a titolo onorifico verso la moglie del conte Riccardo II, figlia di Dragone, conte di Puglia, di nome Rocca. Una seconda ipotesi vuole il nome derivare dalla somiglianza del monte Petrino che sovrasta la città, con un drago.

Più suggestiva e leggendaria è la terza ipotesi che fa risalire l’origine del nome legata all’esistenza di un drago che appestava e uccideva chiunque si trovasse sul suo passaggio. L'ipotesi più vera è che al tempo dell'invasione barbarica, la famiglia dei Dragoni fu costretta ad abbandonare il paese e a rifugiarsi sul castello sito sul Monte Petrino che sovrasta la città e da lì il nome Monte dei Dragone che con il tempo è diventato appunto Mondragone[66].

2.3.1 Inquadramento storico

La origini della città risalgono all’epoca Quaternaria e i primi abitanti della zona, dopo il periodo neolitico, furono gli Aurunci. Questi vivevano in villaggi sparsi sul territorio, privi di fortificazioni e quindi furono facile preda dei Romani che li sopraffecero e nel 296 a.C. fondarono la colonia di Sinuessa, in prossimità dei colli di Vescia, laddove sorgeva la città greca di Sinope. La particolare fertilità del suolo e la vicinanza del mare fecero sì che in poco tempo la colonia si popolò, attirando diversi cittadini e arrivando a contenerne quasi novemila nella zona pianeggiante.

A partire poi dal II secolo a.C. cominciò a diffondersi la coltura della vite. In poco tempo la produzione vinicola del ‘Falerno’, decantato da Virgilio in numerose opere come "nettare degli dei", raggiunse risultati molto rilevanti e la città cominciò a godere di larga rinomanza.

Inoltre la vicinanza della via Appia, la “Regina Viarum” facilitò gli scambi commerciali e turistici. Molti cittadini romani, politici, ricchi commercianti, imprenditori, costruirono ville ed abitazioni per le vacanze, come il poeta Turpilio, Cicerone, Gaio Ofonio Tigellino (il crudele prefetto del pretorio); e, in breve, Sinuessa divenne un centro turistico molto rinomato, anche per le proprietà altamente curative delle sue Terme, adatte, secondo la tradizione, non solo a curare la sterilità nelle donne ma anche le malattie mentali. Ancora oggi a Mondragone sgorga una sorgente sulfurea calda, le cui acque sono utili per curare artriti e reumatismi e fanno bene alla pelle (Terme Petrinum S.P.A. Via Domiziana 397).

Nel I secolo d.C. la città raggiunse il più alto splendore anche per l’inaugurazione di un altro importantissimo nodo stradale, la ‘via Domitiana’. Ma dalla fine del II secolo iniziò la decadenza, dovuta ad una crisi dell'agricoltura. Nel 375 subì enormi danni a causa di un catastrofico terremoto e i sopravvissuti, anche per trovare scampo dalle continue invasioni barbariche, si rifugiarono sulle pendici del monte Petrino, dove edificarono un villaggio fortificato e la Rocca Petrina.

Le invasioni continuarono durante tutto il medioevo e la città stremata dagli innumerevoli attacchi si ridusse ad un misero villaggio.

All'inizio dell'XI secolo fecero la loro apparizione i Normanni che occuparono l'antico villaggio romano Petrinum e ampliarono la fortificazione della Rocca. La rocca fu importante postazione militare sia sotto gli Svevi che con gli Angioini. In seguitò subì modifiche da parte degli Aragonesi.

Il territorio passò nelle mani di vari signori locali; dai Marzano, Duchi di Sessa, ad Antonio Carafa di Stigliano, consigliere del Re Ferrante, che nel 1461 era stato elevato a Ducato. Alla morte di Nicola Gusman Carafa, Principe di Stigliano, il feudo fu messo in vendita ed acquistato, nel 1691, dal Marchese Don Marcantonio Grillo, per la somma di circa 550.000 ducati. Il nipote di questi, Don Domenico Grillo, fu l’ultimo duca di Mondragone fino al 1806, anno in cui venne abolita la feudalità. Del dominio dei Grillo è testimonianza il Palazzo Ducale.

Dopo la dominazione francese del Regno di Napoli (1815), Mondragone fu ceduta ai Borboni e vi rimase fino alla proclamazione del Regno d’Italia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la città diede prova di grande coraggio opponendosi con ogni mezzo all'occupazione tedesca. Si ricorda, a riguardo, il truce eccidio delle Cementare quando, all’indomani dell'armistizio, subì un violento bombardamento notturno che provocò la morte di sedici persone e la quasi totale distruzione dell'abitato e del patrimonio industriale ed agrario. Spietate furono le rappresaglie ed efferata fu la violenza sulle donne.

L’eccidio, da parte degli occupanti nazisti, recentemente è stato riconosciuto dall’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con la medaglia d’oro al valor civile, conferita alla Città e ai suoi cittadini[67].

2.3.2 Luoghi di interesse

Mondragone è una località turistica di notevole interesse ed è un frequentato centro balneare.

Ragguardevoli sono anche le strutture di interesse storico tra cui si può ricordare il Palazzo Ducale, in fase di restauro dal 2004, La Rocca sul monte Petrino che a circa cinquecento metri d'altezza sovrasta la città e dalla quale si può godere un panorama unico di tutto il Golfo di Gaeta, la Chiesa di S. Anna a Monte anch'essa situata in montagna, il Palazzo Tarcagnota, e le rovine romane recentemente trovate nei pressi del cimitero.

Inoltre vi è la città sommersa di Sinuessa situata nella frazione di Le Vagnole andata sotto il livello del mare in seguito ad un bradisismo che spinse la popolazione mondragonese a spostarsi di pochi chilometri lontano dal mare dove si è poi sviluppato il quartiere storico medievale di S.Angelo, famoso per le sue tradizioni folcloristiche e per i suoi vicoli medievali. In questo quartiere è possibile visitare il palazzo del Filosofo Taglialatela, uomo di cultura di Mondragone. Si analizzano di seguito, per grandi linee, le risorse culturali presenti nel comune.

Sinuessa

L'antica Sinuessa sorse nel 296 a.C. e col passare del tempo divenne una delle città più importanti e floride dell’Impero Romano. Di qui passava, infatti, la via Appia, grande arteria di collegamento viario dell’epoca che collegava Capua a Roma. Le sue terme erano famosissime tra le matrone ed i patrizi romani, che giungevano a Sinuessa per bagnarsi nelle calde e salubri acque della zona “Incaldana”. Rinomata, inoltre, per il suo prelibato vino, il Falerno, e per il clima mite.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, anche Sinuessa venne distrutta dalle invasioni barbariche, ma la causa principale del declino fu il bradisismo, che causò il conseguente abbandono da parte degli abitanti[68].

Venere Sinuessana

Il 25 gennaio del 1911 il signor Leopoldo Schiappa fece eseguire dei lavori di sterramento per piantare una vigna nella zona dell’Incaldana. Durante i lavori, Antonio Guglielmo ed il figlio Giovanni urtarono col piccone un corpo grosso e duro: si videro, con somma meraviglia, venir fuori due pezzi di una statua mutilata delle braccia e del corpo. Fu denunciato al Museo di Napoli il suo ritrovamento e là fu condotta, il 10 aprile del 1911, dal professor Vittorio Spinazzola. Questi, facendo riunire i due pezzi ritrovati, ricostruì la famosa statua che prede il nome di “Venere Sinuessana”, attribuita a Prassitele, sommo scultore greco del IV secolo a.C. Nessun esemplare simile, fino a quel momento, ne esisteva in Italia.

Questo capolavoro di scultura greca adornava un tempo una delle ville di Sinuessa. Si suppone che la villa appartenesse a Marco Tullio Cicerone. Raffigura una donna uscita dal bagno, sulla spiaggia, nell’atto di asciugarsi, trattenendo il lenzuolo sui femori. È da evidenziare che la statua fu acquistata per solo cinquecento lire dell’epoca, mentre ne valeva almeno cinquecentomila[69].

Via Appia

La via Appia sorge tra il 313 ed il 310 a.C., per ordine di Appio Claudio il Censore. Questa è una delle opere più grandiose dell’ingegneria romana.

I Romani costruirono questa famosa arteria non solo allo scopo di espansione verso il sud, ma anche per motivi commerciali con l’Oriente e con l’Africa, arrivando fino a Brindisi.

Attraversa la campagna sul lato settentrionale, da “Le Vagnole” a “Porto di Carro”, ai piedi del Col Petrino, fino al sito dell’odierno Cimurro, l’Appia si snoda, poi, fino a “Limata” ed oltre, dopo aver valicato il “Ponte Campano”.

A partire dalla fine dell’800, lungo questa strada, nei pressi della chiesetta di San Rocco, si svolgeva, dal 23 al 25 agosto, la fiera del bestiame detta di San Bartolomeo, di antica tradizione[70].

Torre del Paladino

Si trova in prossimità della via Appia. Mausoleo del I secolo a.C., probabilmente costruito da una nobile famiglia del luogo, la Cedicia Gens. L’ingresso è rivolto al Massico, costruito interamente in blocchi poligonali, dello spessore di due metri, e permette l’accesso alla camera sepolcrale, la quale riproduce le celle funerarie dei sepolcri di personaggi illustri[71].

Acquedotto romano

Sito in località Starza, lungo la via Appia, risalente al I secolo d.C., è l’ennesima riprova della bravura romana in ingegneria idraulica.

Rocca di Mondragone

La rocca di Mondragone venne costruita tra l’VIII ed il IX secolo dai reduci della città di Sinuessa. Sorge alla sommità del Monte Petrino. La struttura originaria di quest’edificio non è la stessa che oggi si può immaginare osservando i ruderi ancora esistenti. Le torri che ancora s’intravedono, alcune quadrate, altre circolari, ci inducono a pensare che esse furono costruite in epoche differenti e che, senza dubbio, già esisteva un’antica costruzione prima che si realizzasse l’imponente rocca. Non vi sono tracce di resti di costruzioni etrusche e neppure romane. Le linee architettoniche fanno dedurre che sia una costruzione sorta tra l’Alto ed il Basso Medioevo, e che ha subito modifiche nel corso dei secoli.

L’attuale castello si presenta come un massiccio edificio quadrato composto da due piani poggiati sulla parte scoscesa del monte, con le sue fondamenta che seguono l’ondatura del terreno. L’entrata principale era posta verso occidente[72].

Monastero di Sant’Anna a Monte

Il monastero di Sant’Anna a Monte, detto “de acquis vivis”, fu costruito sul terreno donato dalla regina Agnese ai monaci del Sacro Specus di Subiaco.

Nel 1342, due monaci del monastero, col permesso del loro abate, fondarono quest’edificio. La sua lenta decadenza comincia circa trecento anni dopo, nel Cinquecento, con le varie incursioni saracene. Verso la metà del Settecento, viene iniziato un primo tentativo di ristrutturazione, ad opera dell’abate Nicola da Salerno.

Il 7 settembre del 2000, gli eredi Lapiello donano il monastero con il circostante terreno al parroco Don Franco Alfieri, che, in collaborazione con l’amministrazione comunale si è adoperato per la realizzazione di una strada in cemento. Il monastero necessita di lavori di ristrutturazione e valorizzazione. Grazie ai parrocchiani della comunità di San Rufino, ogni anno, il 26 luglio, vi si festeggia Sant’Anna[73].

Santuario del Belvedere

Questa struttura sorse intorno al 1200, e non si sa con certezza quali siano stati i primi abitanti. Quel che si sa per certo è che, dal 1569 al 1624, ressero il santuario i Padri Carmelitani, i quali ristrutturarono anche l’adiacente convento. In quel tempo Mondragone era governata dai signori Carafa, minacciati costantemente dal pericolo turco. Tra il 1542 ed il 1550 si ebbe la totale devastazione del piccolo santuario ad opera dei Saraceni. L’abside che vediamo è ancora quello originale. Durante un incendio procurato dai Turchi, fu data alle fiamme anche l’icona sacra della Madonna Incaldana, di fattura bizantina, risalente al XII – XIII secolo. Ne uscì illesa.

Il 26 aprile 1624 i Padri Carmelitani, dopo cinquantacinque anni di permanenza, dovettero abbandonare il convento a causa delle incursioni. Sorse una contesa tra Mondragone e Piedimonte di Sessa per l’attribuzione dell’icona della Madonna Incaldana, in quanto i padri carmelitani, costretti a lasciare il luogo, dovettero affidarla ad uno dei paesi contendenti. Si pensò ad uno stratagemma: furono impiegati due buoi, uno per ognuno dei due paese, e fu affidato ad essi il compito di condurre il quadro.

La disputa sarebbe stata risolta dalla direzione che avrebbero preso gli animali. Questi si diressero verso Mondragone, per la via Appia, e durante il tragitto, si fermarono lungo la suddetta via, presso la cava Iacobucci: in questo punto fu innalzato un oratorio, tutt’oggi visibile. I buoi, giunti a Mondragone, morirono e si dice che siano stati sepolti sotto il Sagrato del Tempio Massimo della nostra città[74].

Museo civico archeologico «Biagio Greco»

Il Museo, composto da quattro sale, raccoglie i materiali rinvenuti nel territorio in seguito alle campagne di scavo finanziate fin dal 2001 dall’Amministrazione Comunale. I reperti sono organizzati cronologicamente dalla preistoria all’età greco-romana e al Medioevo. All’interno delle sale vi è, inoltre, una sezione dedicata alle fasi più antiche del popolamento, che accoglie numerosi reperti riferibili al Paleolitico Superiore. Un secondo importante insediamento preistorico è stato scoperto nel 1993, sulle prime pendici meridionali del sistema montuoso del Massico.

In questa zona è stato rinvenuto, ai piedi di una grande parete rocciosa, un grosso blocco di breccia ossifera, che oggi è esposto all’ingresso del Museo e che ostruiva l’accesso della grotta oggetto, dal 2001, di indagini archeologiche. Al primo piano seguono i reperti d’età protostorica e arcaica, che illustrano alcuni aspetti interessanti della cultura degli Aurunci, la popolazione indigena anteriore alla colonizzazione romana.

Tra le testimonianze precedenti la fondazione della colonia di Sinuessa va ricordato il rinvenimento di alcuni frammenti di ceramica d’impasto in località Incaldana. Dal Santuario di Panetelle, tra gli altri reperti, proviene un folto gruppo di materiali rappresentato da ceramica miniaturistica e da statuine ex voto, la cui cronologia risale al momento della maggiore frequentazione della colonia, compresa tra la fine del IV e il III secolo a.C. Altri ex voto anatomici provengono dal Santuario di Pineta Nuova. La sala posta al primo piano accoglie anche i reperti del periodo romano legati alla storia di Sinuessa, Colonia di diritto romano fondata insieme a Minturnae nel 296 a.C.

Tra i reperti che documentano i vari aspetti della storia sociale ed economica della colonia, di particolare importanza appare la collezione d’anfore vinarie e il medagliere con circa duecento esemplari di monete. La sala grande posta al piano terreno ospita quanto rinvenuto durante gli scavi e le ricognizioni del villaggio fortificato di “Montis Dragonis”.

Due plastici ricostruttivi accolgono il visitatore: quello del villaggio medievale fortificato e quello di una sepoltura rinvenuta al di sotto del piano pavimentale della chiesa. Infine, nella sala posta al primo piano del Museo, troviamo una ampia selezione dedicata ai materiali ceramici provenienti dalle necropoli di Sinuessa[75].

Le indagini topografiche e gli scavi archeologici in atto sul territorio, particolarmente ricco d’insediamenti e di testimonianze antiche, le acquisizioni operate tramite piccole raccolte e donazioni da parte di privati cittadini, a seguito delle ormai frequenti iniziative culturali che ruotano intorno alla struttura museale, hanno portato alla costituzione di un insieme di materiali di estremo interesse.

L'esistenza in questo centro di un Museo Civico, gestito ed organizzato da un’equipe di archeologi e tecnici, rappresenta una significativa tappa del processo di conoscenza, formazione, divulgazione e di conseguenza tutela del consistente patrimonio storico - archeologico locale.

I Beni Culturali sono per Mondragone una delle poche risorse immediatamente utilizzabili non solo per innalzare i livelli di qualità della vita dei cittadini, ma anche per dare inizio a costruire uno sviluppo propulsivo di attività turistiche, verso le quali la nostra città, sotto riflettori mortificanti e sofferenti, vuole indiscutibilmente porre in essere[76].

Palazzo Tarcagnota

Il Palazzo è un tipico esempio di residenza nobiliare del diciottesimo secolo. L’impianto originario è a pianta rettangolare con due corti quadrate e la facciata principale è caratterizzata da due portali, di cui uno sormontato da stemma, da balconi con ringhiere in ferro battuto, da una decorazione in stucco raffigurante volti umani e da un bugnato nell’angolo che si eleva fino alla chiusura del tetto.

La facciata che dà sul giardino presenta al piano terra un porticato poco profondo, al primo piano un loggiato con archi a sesto ribassato, al secondo piano una balconata con soppalco arretrato. Il giardino sull’asse longitudinale androne-cortile sviluppa due viali attraversati da uno trasversale[77].

2.3.3 I Prodotti tipici e l’enogastronomia dei luoghi

Mondragone può vantare un grandissimo patrimonio di prodotti tipici. Essi rappresentano un’opportunità molto importante per lo sviluppo del sistema turistico dell’area.

A partire dal II secolo a.C., come si è accennato precedentemente, cominciò a diffondersi la coltura della vite. In poco tempo, infatti, la produzione vinicola del Falerno divenne una realtà. Il mito vuole che Bacco, alle falde del monte Massico, comparve sotto mentite spoglie a un vecchio di nome Falerno; il quale, nonostante la sua umile condizione, lo accolse offrendogli quanto avesse. Bacco lo premiò facendo crescere sul monte rigogliose viti[78].

Il vino è stato decantato da Virgilio in numerose opere come "nettare degli dei", raggiunse risultati molto rilevanti e la città cominciò a godere di larga rinomanza. Il ‘Falerno del Massico’, è, infatti, ancor oggi, uno dei prodotti tipici del territorio, conosciuto a livello internazionale.

Oltre che da Virgilio, esso fu decantato anche da Petronio ed altri per il suo gusto asciutto e forte Orazio, ad esempio, scrive nell’epistola V del Libro I una frase che lo rese famoso nel mondo: “Vina bibes iterum Tauro diffusa palustres inter Minturnas Sinuessanumque Petrinum” ovvero: “Berrai i vini del secondo consolato di Tauro, prodotti tra le paludi di Minturno e il Petrino di Sinuessa”.

Non c’era mensa importante a Roma che non fosse innaffiata dal Falerno “che il fumo maturava e il tempo immortalava” così come scrivono i poeti latini. E ciò non era decantato a caso, perché i Romani usavano esporre il vino al fumo per fargli acquistare particolare sapore e per farlo maturare più presto[79].

La città di Mondragone dal Duemila fa parte dell’Associazione le “Città del Vino” che rappresentano un circuito di oltre 569 Enti Locali, che costruisce, idealmente, un itinerario attraverso l’Italia dei borghi storici, delle città d’arte, di mare o di montagna e di ogni singola città con una storia enogastronomica da raccontare.

Scopo dell'Associazione è promuovere e valorizzare le risorse ambientali, paesaggistiche, artistiche, storiche e turistiche dei territori del vino compresi nei Comuni che aderiscono, coadiuvandoli nel favorire il loro sviluppo economico e sociale e sostenendo così il turismo del vino[80].

Si tratta, dunque, di un’insieme di Enti Locali, che considerano le campagne e il vino capaci di costituire quel circuito virtuoso di cui molti Comuni hanno esigenza per tornare a vivere e per poter guardare i propri cittadini con l’orgoglio di rappresentare, non solo per il turista, ma per gli abitanti, una comunità migliore e ben radicata su un territorio reso più vivibile.

L’adesione a questo progetto, grazie ad un marchio unico, conferisce maggiore visibilità agli aderenti; ma queste iniziative da sole non sono sufficienti a favorire lo sviluppo di una rete integrata di offerta.

Oltre al vino, che vanta una tradizione millenaria e punte di eccellenza internazionale, i prodotti tipici del mondragonese si rifanno ad una tradizione contadina ancora viva nelle campagne e nei borghi del territorio.

Mondragone è celebre per la produzione delle “Crespelle”[81] e del limoncello della Riviera Domitia. Altrettanto pregevole è l'olio d'oliva, “Terre Aurunche”, prodotto nella zona aurunca ancora con i tradizionali metodi di lavorazione, quali la raccolta a mano delle olive e la molitura in antichi frantoi; senza dimenticare la mozzarella di bufala, di cui si è fatto più volte cenno.

La mozzarella ha una storia antichissima. Le origini della mozzarella (che deriva dal termine "mozzare") sono strettamente legate all’introduzione del bufalo in Italia. Numerose sono le ipotesi sull'epoca di introduzione dell’animale, originario dell'India orientale. Secondo alcuni autori questa sarebbe stato introdotto in seguito all'invasione dei Longobardi; altri ancora sostengono che furono i re Normanni intorno all’anno Mille a portare il bufalo nel continente dalla Sicilia, dove era stato importato dagli Arabi. Qualche storico avanza perfino l'ipotesi, meno prudente, che fosse già stato portato in Italia da Annibale.

La confusione ha una sua spiegazione. Con il termine “bubalus”, in epoca romana, si indicavano buoi selvatici, alci ed altri ruminanti. Da qui l’equivoco.

Le prime notizie documentate sulla presenza del bufalo in Italia risalgono intorno al XII-XIII secolo d.C., soprattutto a seguito dell’impaludamento del basso versante tirrenico[82].

Al di là delle ipotesi, l'unico dato storico incontrastabile è che la mozzarella di bufala è un tipico prodotto campano, tanto che attualmente la regione Campania detiene l'ottanta percento del patrimonio bufalino italiano.

La mozzarella è diventata il simbolo di un territorio, a volte più delle stesse vestigia archeologiche, del mare e della costa a picco di Amalfi.

In tempi in cui la tipicità deve fare i conti con i sapori uniformi e stereotipi che vogliono le multinazionali alimentari, essere simbolo è un plus che va utilizzato al meglio.

È necessario puntare sulla tipicità e sulla qualità per non rischiare che le piccole imprese locali siano travolte dalle multinazionali che confezionano prodotti standardizzati per i supermercati ricorrendo all’utilizzo di cibi modificati geneticamente[83].

2.3.4 Iniziative turistiche promosse nel Comune

L’evento “Mozzarella, la Terra del Bianco” ha previsto un doppio appuntamento che si è tenuto il 12 giugno 2008 a Villa Vitrone a Caserta, con la presentazione dell’iniziativa e la degustazione storica, attraverso un excursus audio-gustativo sulla storia della mozzarella ai tempi di Carlo di Borbone.

La finalità del progetto non è stata soltanto la promozione del prodotto di bufala campana Dop, ma, in particolare, si è voluto associare alla unicità e all’affermazione di questo alimento, il rilancio di tutte le tipicità che rappresentano l’eccellenza eno-gastronomica di “Terra di Lavoro”, inserendole all’interno di un concreto percorso artistico-monumentale e paesaggistico che parte dal Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio e giunge fino al Litorale Domitio.

Nella serata del 12 giugno, proprio nel complesso di San Leucio, dopo la visita guidata agli appartamenti e alla sezione di archeologia industriale, si è svolto un evento di gala con degustazioni d’autore nel Salone dei Serici a base di mozzarella di bufala Dop a cura dei più accreditati chef casertani. La serata è stata allietata dalla musica dell’associazione Ars Nova e dalla presenza di figuranti in costumi d’epoca.

Il 14 giugno, altra tappa del percorso, sono stati immaginati i “Cortili dei Sapori” in piazza Pitesti a Caserta, con la degustazione guidata della mozzarella di bufala campana, a cura del Consorzio di Mozzarella di Bufala Campana DOP, dell’Associazione Casari Campania e della Camera di Commercio di Caserta.

Il 28 e il 29 giugno, la manifestazione si è completata a Baia Domitia, dove il programma, ha compreso una molteplicità di eventi di grande attrattività.

Dalle favole ai laboratori sensoriali dedicati ai bambini ai giochi delle Mozzarelliadi, dalla rappresentazione teatrale “Processo alla mozzarella” all’elegia del bianco: creazione en plein air di opere pittoriche e sculture che hanno avuto quale motivo dominante, nemmeno a dirlo, la mozzarella di bufala[84].

L’evento ha visto l'adesione dei ristoratori dell'intera provincia del Circuito della Mozzarella: più di trenta quelli che hanno creato per l'occasione un menù speciale ed unico tutto centrato sul tipico prodotto ad un costo che non ha superato i quaranta euro a persona. Infine, lodevole è stata la risposta dei caseifici che hanno spontaneamente animato il Cortile dei Sapori e hanno invitato i presenti a gustare il prodotto[85].

Durante l’iniziativa è stato, inoltre, presentato il film documentario nella Sala Pro Loco dell’associazione turistica ed hanno partecipato l’autore Romano Montesarchio e il produttore Gaetano Ippolito, organizzatore generale del “Suessola Film Festival”. L’evento è stato curato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Caserta e dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania.

Il film prende il nome di: “La Domitiana dove non c’è strada non c’è civiltà”.
L’intento è raccontare la storia difficile di una strada millenaria; che, a dispetto della sua ricchezza paesaggistica, non è mai riuscita a sviluppare a fondo le sue potenzialità. Si è cercato di capire come la Domitiana si sia trasformata in una terra di nessuno, dove negli anni i fenomeni criminali e di disagio sociale sono aumentati a dismisura. Il film riflette sulla capacità dello Stato, degli imprenditori e dei cittadini di assicurare un futuro civile e legale ad un territorio che oramai ha solo voglia di riscatto.
Sviluppato secondo la classica struttura del road movie, il documentario avanza lungo il percorso della Domitiana incontrando alcuni personaggi che aiutano a mettere in luce la storia ed i luoghi, ma anche le contraddizioni ed i conflitti, che contraddistinguono questo piccolo e significativo frammento d’Italia.

Il racconto è stato costruito attorno a persone, più che personaggi, che, si scontrano coraggiosamente contro i problemi peculiari del luogo. Il produttore ha spiegato che, dopo il circuito dei festival, il documentario andrà in televisione, probabilmente prima su RAI3 e poi sul digitale terrestre[86].

Un’altra iniziativa che viene organizzata da diversi anni nella città di Mondragone, è “Calici di Stelle e Notte Bianca dell’Arte”, in cui enoturisti e appassionati del buon vino possono degustare i migliori vini delle cantine del territorio, abbinati a prodotti tipici di qualità espressione del patrimonio locale[87]. La manifestazione rappresenta un’occasione d'incontro tra l'uomo ed il vino; ambientata in una cornice fatta di bellezza, arte e tradizione di una Città capace di coniugare passato e presente, prestigio architettonico e culturale e laboriosità della sua gente. Un'esposizione, da visitare liberamente, che si snoda nelle vie del centro storico, nei palazzi e nelle piazze. Una serie di incontri; degustazioni, presentazioni e momenti conviviali di arte e spettacolo, per avvicinare e conoscere diverse etichette provenienti da cantine del territorio italiano.

Si offre, così, la possibilità di acquistare in loco i vini migliori: quelli che soddisfano i gusti, i desideri e le passioni di ognuno. I turisti amanti del buon bere grazie al Touring Club Italiano, all'Associazione Nazionale "Città del Vino", al Movimento Turismo del Vino, all'Associazione "Le Strade del Vino in Terra di Lavoro" ed alla Comunità Montana del Taburno, possono degustare i migliori vini delle cantine, abbinati ai prodotti di qualità.

Le stelle cadenti rinsaldano lo straordinario connubio fra vino e arte, offrendo, accanto alle degustazioni magistralmente guidate da abili sommelier, una ricca serie d'iniziative che allietano chi partecipa: dalla musica polifonica sacra nel Santuario di Maria SS. Incaldana alla musica classica nella Chiesa di San Francesco, a quella jazz al Museo Civico e classica napoletana nella centralissima piazza Umberto I.

Oltre all'organizzazione di eventi musico - culturali e gastronomici, "Calici di Stelle & Notte Bianca dell'Arte" prevede un programma ricco e variegato; che, nelle diverse edizioni, ha incontrato il favore del pubblico e degli ospiti della Città di Mondragone. Il centro storico diventa itinerario da scoprire: la Basilica di Santa Maria Incaldana, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa del Giglio, la Chiesa delle Grazie e la Chiesa di San Rufino intra moenia.

Pietra miliare è il Museo Civico Archeologico "Biagio Greco” che rimane aperto fino a tarda notte ed è possibile effettuare visite guidate con gli assistenti museali e ammirare gli splendidi reperti preistorici, romani e medievali esposti; mentre nella Sala Conferenze "Mario Pacifico" del Museo vengono proiettati, filmati e documentari del territorio che raccontano, attraverso bellissime immagini, la storia archeologica di Mondragone alla luce delle recenti scoperte effettuate durante le campagne di scavo, finanziate dall'Amministrazione Comunale[88].

2.3.5 Interventi legislativi: P.O.R. Campania 2000 - 2006

Si evidenzia, da punto di vista legislativo, una nuova sensibilità dei soggetti pubblici atti a sostenere strategie di rilancio e sviluppo del turismo anche se, si registra l’assenza di un soggetto coordinatore che si occupi di tale sviluppo, così come sono del tutto assenti azioni di marketing turistico.

Il Litorale Domitio è oggi, in base a quanto stabilito dalla legge 426/98, un’area di intervento prioritario a livello nazionale per il recupero ambientale.

Diversi risultano i fondi che si sono resi disponibili, negli ultimi anni, per sviluppare turisticamente l’area oggetto di studio.

La Legge Quadro 135/01 ha infatti stanziato duecentonovanta milioni di Euro per il Fondo di Cofinanziamento.

La Finanziaria 2002 ha indirizzato 51.000.000 Euro ai Sistemi Turistici Locali[89].

Il Programma Operativo Regionale (POR) Campania 2000-2006 ha reso disponibili fondi dell’UE per lo sviluppo del territorio e ha affidato alla progettazione integrata il compito di individuare e realizzare strategie di intervento per la riqualificazione economica e sociale.
I finanziamenti europei, accanto a finanziamenti nazionali e regionali, hanno consentito investimenti per oltre nove miliardi di euro nei settori strategici per lo sviluppo della Campania.

Le linee di intervento secondo le quali il P.O.R. sta trovando attuazione in Campania sono definite nel “Complemento di Programmazione”: il documento che specifica gli obiettivi e descrive dettagliatamente gli interventi da realizzare e che viene periodicamente adattato alle esigenze e alle situazioni che maturano nel corso del periodo di programmazione[90].

All’interno del P.O.R. sono individuati sei assi prioritari d’intervento e per ognuno vengono indicati gli obiettivi che si intendono perseguire. Nello specifico si tratta dell’Asse I - Risorse naturali (sistemi naturali e ambientali); Asse II - Risorse culturali; Asse III - Risorse umane; Asse IV - Sistemi Locali di Sviluppo nel quale sono ricompresi diversi settori quali Industria, Commercio, servizi e artigianato, Turismo (Settore IV. 2), Agricoltura e sviluppo rurale, Pesca ed Acquicoltura; Asse V – Città e servizi (miglioramento delle funzioni urbane costituzione di reti di centri urbani); Asse VI - Reti e Nodi di servizi.

All’interno del P.O.R. fondamentale importanza assume la realizzazione di Programmi Integrati Territoriali (P.I.T.).

L’idea forza del PIT deve concretizzarsi in uno o più iniziative chiave denominate “progetti portanti”, che hanno dimensioni rilevanti e che, una volta realizzati, trasformeranno in maniera innovativa il contesto territoriale di riferimento.

I PIT costituiscono un insieme di azioni intersettoriali, connesse e collegate, che coinvolgono soggetti pubblici e privati.

Tali azioni convergono verso il conseguimento di un obiettivo definito per lo sviluppo di un determinato territorio coincidente, in linea di massima, con il territorio provinciale o sub provinciale. In questo modo si intende riprodurre la logica di intervento tipica del “Programma Operativo Comunitario (POR)” che, per conseguire un insieme di obiettivi specifici, si avvale di diversi strumenti di intervento collegati fra di loro (misure).

Il PIT risulta, quindi una nuova forma di finanziamento per lo sviluppo locale che persegue obiettivi di diversa natura come la valorizzazione culturale, ambientale e naturale, il miglioramento delle infrastrutture, la qualificazione delle risorse umane; il tutto in una logica progettuale comune[91].

La Regione Campania e, in particolare, i Comuni del Litorale Domitio, hanno, inteso utilizzare i PIT come strumento privilegiato per l’attuazione del POR e per meglio valorizzare i vari settori dell’economia.

2.3.6 Progetto integrato “Litorale Domitio” Asse 4 Misura 4.6

Progetti in corso

Il Comune di Mondragone, nell’ambito dell’utilizzazione delle risorse dell’Unione Europea tramite il P.O.R. Campania 2000-2006 ha avviato l’inclusione di diversi progetti, quali il “Recupero Funzionale del Palazzo Storico Tarcagnota per allocazione del Centro Servizi Turistici”; la “Riqualificazione della strada che costeggia l’area termale” e la “Rigenerazione e Riqualificazione delle Aree Urbane Litoranee per l’incremento qualitativo dell’offerta turistica”.

Si analizzano di seguito, e nell’ordine come citati, i tre interventi.

Allo stato attuale è necessario partire da una premessa: non esiste una struttura in grado di coordinare e gestire le azioni di promozione e commercializzazione dell’Offerta Turistica; pertanto, l’obiettivo del progetto è proprio finalizzato alla creazione di una struttura ad hoc: il CST, Centro Servizi Turistici, che dovrà svolgere diverse attività quali: a) offrire ai residenti e agli imprenditori turistici locali (albergatori, ristoratori…) servizi in grado di stimolare e supportare le loro attività e le loro iniziative; b) offrire ai turisti e agli intermediari del turismo un efficace punto di riferimento per agevolare e incrementare la capacità di fruizione del territorio; c) contribuire all’interazione sinergica tra il turismo balneare e quello culturale, ambientale ed escursionistico; d) promuovere e rafforzare il turismo in bassa stagione, destagionalizzando le presenze e distribuendole su tutto l’arco dell’anno; e) aumentare le opportunità per l’occupazione dei giovani locali; f) diffondere tra i residenti il senso di una cultura dell’ospitalità.

Il CST dovrà, inoltre, assolvere le funzioni di:

a) Informare i turisti. Il Centro ha il compito di pubblicare e distribuire materiale informativo, mappe, informazioni logistiche e di orientamento;

b) Commercializzazione. Il Centro, in collaborazione con gli operatori privati, si presenterà come punto di riferimento per la commercializzazione dei servizi ricettivi. A tal proposito, si deve dotare della specifica licenza di agenzia, occupandosi, così, della prenotazione alberghiera ed extralberghiera e delle relative tariffe; ed essere in grado, nello stesso tempo, di svolgere un continuo aggiornamento sui posti letto disponibili nelle strutture stesse. Ulteriore compito consisterà nello svolgere tutte le azioni di marketing diretto (mailing, gestione indirizzi, telemarketing…);

c) Assistenza e servizi a terra. Il Centro potrà gestire e coordinare attività complementari quali: servizio guide, visite ad alta specializzazione, itinerari personalizzati, itinerari a tema. Lo scopo da perseguire è far conoscere ed apprezzare gli aspetti naturalistici, culturali, enogastronomici del Litorale Domitio. Sarà, inoltre, necessario che il centro stipuli accordi e convenzioni con gli Enti preposti, quali il comune, la Soprintendenza, al fine di consentire la fruizione e l’apertura straordinaria di aree e complessi monumentali di interesse turistico, anche ricorrendo al proprio personale;

d) Attività di relazioni pubbliche. Il centro ha il compito di creare e quindi gestire i contatti con i media e gli opinion leader. A tal riguardo è prevista la produzione di materiali specifici (newsletter, dossier per la stampa, video pubblicitari…), nonché la gestione di azioni mirate (elaborazione ed invio di comunicati stampa, organizzazione di educational tour, conferenze stampa…); e) Servizi in fiera. Il Centro individua servizi e materiali da utilizzare in occasione della partecipazione alle fiere turistiche. La promozione trova la sua massima espressione nella partecipazione agli eventi dell’incontro tra domanda e offerta, tanto in sede nazionale, quanto internazionale;

f) Partecipazione a Fiere e a borse turistiche, workshop, viaggi educational. Questi ultimi sono viaggi destinati agli operatori del settore (tour operator, giornalisti, editori, opinion leader, opinion maker), i quali andranno ospitati per brevi soggiorni.

Esaurita la prima fase, incentrata sulla promozione della “proposta turistica”, il CST intraprenderà la fase della commercializzazione” nonché della gestione di progetti e di strutture, per le quali deve essere stata garantita la capacità di assorbimento da parte del mercato. Il prodotto dovrà essere facilmente identificabile. I diversi pacchetti turistici dovranno riflettere le caratteristiche ambientali e culturali locali. I pacchetti che saranno realizzati in collaborazione con gli operatori e i fornitori dei servizi locali andranno collocati in specifici settori di mercato, ponendo attenzione al target di riferimento, alla durata del soggiorno, alla sistemazione ricettiva da proporre, ai mezzi di trasporto e alle varie iniziative che lo andranno ad arricchire.

Il Centro sarà gestito da una cooperativa o società con prevalenza di giovani locali direttamente connessa alla società di carattere mista (pubblico – privata) di attuazione del STL (Sistema Turistico Locale) ai sensi della legge 135/2001. Una parte di questi operatori sarà destinata alle attività di comunicazione e di informazione turistica, mentre i rimanenti si occuperanno della creazione ed elaborazione di pacchetti e di proposte strutturate

Tale struttura ha posto, dunque, l’esigenza di ricercare un’idonea e prestigiosa sede funzionale allo scopo. Dopo attente analisi e valutazioni, la scelta è ricaduta sul Palazzo Tarcagnota, storico edificio settecentesco, situato nel centro storico del comune di Mondragone, lungo il corso Vittorio Emanuele, a pochi passi da piazza Umberto I. Il Palazzo nobiliare è stato dichiarato di particolare interesse storico – artistico ai sensi della legge 1089 del 1939 ed è stato, pertanto, sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nelle legge stessa.

Con atto registrato a Sessa Aurunca nell’Aprile del 2002, il Comune di Mondragone ha acquistato porzione del fabbricato facente parte del “Palazzo Tarcagnota”, la rimanente parte resta di proprietà privata.

Prima di procedere alla collocazione del Centro Servizi Turistici, si sta provvedendo al restauro conservativo e al recupero funzionale dell’edificio. Il progetto proposto, a tal fine, è stato redatto nel rispetto delle peculiarità storico – artistiche dell’edificio, tenendo conto della destinazione d’uso e della necessità di garantire le migliori condizioni di benessere nel rispetto delle normative specifiche vigenti.

Diversi sono gli interventi strutturali in atto che interessano diverse parti dell’edificio; In particolare le murature, le fondamenta, i solai, le scale, le volte, gli impianti, si provvederà successivamente al restauro dei soffitti dipinti, alle decorazioni in stucco, alla pavimentazione.

La somma a disposizione per poter attuare il progetto è pari a: 2.556.461,64 Euro.

All’interno del Palazzo sarà, inoltre, installato un “Centro di Documentazione sul Litorale Domitio” sempre al fine di promuovere l’immagine e la conoscenza del Litorale stesso.

Il Centro sarà articolato in diverse sezioni che prevedono un’area multimediale, un’esposizione permanente, finalizzata ad illustrare la trasformazione e l’evoluzione che ha interessato l’area e la comunità in essa stanziata, abbracciando molteplici componenti, quali il paesaggio, le attività produttive, il sistema rurale, l’arte e la storia.

Sarà, inoltre, creata una biblioteca specializzata sulle produzioni editoriali e multimediali inerenti ai vari aspetti del Litorale Domitio (archeologico, artistico, storico, ambientale, turistico..), ponendo l’accento sulle produzioni tipiche che caratterizzano l’area. Verrà, infine, ubicato un Centro congressi, uno spazio da destinare agli eventi culturali, ai convegni, alle diverse iniziative promosse.

Il lavori del progetto “Recupero Funzionale del Palazzo Storico Tarcagnota per allocazione del Centro Servizi Turistici” sono iniziati il 19 marzo del 2007 e dovevano ultimarsi entro settecentotrenta giorni: all’incirca due anni entro la fine del 2009[92]. Allo stato attuale, tuttavia, i lavori sono ancora in corso e non è indicato in nessun documento la data del loro completamento.

Altro intervento: la “Riqualificazione della strada che costeggia l’area termale”, Intervento, questo, che rientra nelle iniziative promosse dal Comune di Mondragone nell’ambito del Progetto Integrato “Filiera Termale”.

Il progetto mira ad una riqualificazione territoriale, e ad una sua corretta fruizione attraverso lavori che andranno ad eliminare gli elementi di degrado, e porteranno il miglioramento e l’adeguamento delle opere di urbanizzazione esistenti. La strada, oggetto di intervento, è parte importante del sistema di accessibilità all’area termale. Si tratta, in particolare, di “via Padule”, che costeggia l’area termale. L’obiettivo è valorizzare e riqualificare l’immagine complessiva dell’area stessa. L’intervento non risulterà invasivo e andrà a ripristinare le forme e le linee tipiche del patrimonio locale dell’area, in modo da permettere una migliore fruizione delle bellezze paesaggistiche del sito già durante il cammino di avvicinamento. Si andranno a pavimentare i marciapiedi, sostituendo la pavimentazione esistente, si realizzeranno piccoli muri in pietra lavica in prossimità degli stessi marciapiedi, e si creerà un arredo urbano appropriato alla natura dei luoghi. Il progetto, inoltre, prevede la realizzazione di rampe per diversamente abili in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, una volta ultimato avrà ricadute favorevoli sull’intero comprensorio.

I lavori sono ancora in corso di esecuzione e dovranno essere ultimati nei prossimi mesi[93].

Vi è, infine, il progetto di “Rigenerazione e Riqualificazione delle Aree Urbane Litoranee per l’incremento qualitativo dell’offerta turistica”, mirante al miglioramento delle infrastrutture comprese nella zona lido.

In questo contesto, il lungomare rappresenta sia per dimensione, sia come segno urbano, l’aspetto più rilevante dell’intero programma di riqualificazione intrapreso. Il lungomare si sviluppa complessivamente per circa duemilacinquecento metri e prima della progettazione in atto si articolava in diversi slarghi, senza una chiara caratterizzazione morfologica o funzionale.

L’intervento globale dell’intera costa è un impegno troppo gravoso per il bilancio dell’Ente Comunale. A tal riguardo, pertanto, seguendo il filo conduttore di un disegno omogeneo, si è provveduto all’attuazione di diversi progetti ripartiti in più esercizi finanziari. Sono in procinto di ultimazione due interventi che riguardano circa ottocento metri del tracciato stradale. L’area di interesse si estende dall’intersezione con via Oliveti fino a Piazza del Popolo, con la riqualificazione di quest’ultima.

Si sono individuati, così, percorsi, aree pedonali e servizi, che possano consentire una fruizione turistica rispettosa delle impostazioni ambientali, architettoniche, culturali e storiche del luogo, mirando ad un intervento a basso impatto ambientale. Si è, inoltre, inteso ripristinare la componente vegetale presente per uniformare le aree di intervento con quelle circostanti.

La realizzazione delle ampie macchie arboree ha fornito un mascheramento di alcuni edifici privi di alcun pregio e ha permesso di reintrodurre in ambito urbano la componente naturale rappresentata dalla vegetazione.

Si è inteso creare una sequenza di spazi di percorrenza e di sosta dotati di riconoscibilità propria e una nuova dotazione impiantistica con riferimento alla pubblica illuminazione. Particolare attenzione è stata posta alla rimozione delle barriere architettoniche, attraverso le comuni rampe di superamento dei marciapiedi e discese a mare.

La riqualificazione di Piazza del Popolo si è resa necessaria in quanto questa si presentava oramai come uno slargo privo di forme, utilizzato prevalentemente per il parcheggio delle auto durante la stagione estiva e come ricettacolo di rifiuti, invasa dalla sabbia proveniente dalla vicina spiaggia.

La sistemazione della Piazza è stata impostata secondo un disegno “aperto”, che prevede una barriera verde una sorta di filtro a contorno della cortina stradale che è stata realizzata con un filare di alberi. Al margine della cortina stessa è stata progettata una pista ciclabile che si muove verso l’interno, lungo viale Italia.

La piazza è stata pensata come un luogo per la sosta e l’incontro, dotata di una fontana fortemente identitaria che diventa un segno riconoscibile sul territorio cittadino. Da essa si sviluppa una seduta continua che forma e divide la piazza in tre spazi diversi. Tutto è contornato da alberature con specie autoctone, messe in risalto dall’illuminazione pubblica, servendosi di pali, segnati da un elegante design che diffondono la luce.

La naturale conclusione della piazza è caratterizzata dalla discesa al mare, ottenuta attraversando la strada, le corsie pedonali e ciclabili e, chiusa con un pergolato in legno, realizzato per metà sulla spiaggia, con materiale resistente alla salsedine dotato di due sedute. Il tutto coperto da una struttura molto leggera, sempre in legno.

L’incontro di via degli Oliveti con il lungomare è evidenziato da uno slargo, da cui si accede ad un ristorante e ad alcuni immobili privati. Si è in presenza di una zona degradata che, però, vista la discesa al mare, risulta molto utile alla cittadinanza.

Il progetto prevede la sistemazione della stessa con il rifacimento della pavimentazione, l’arredo urbano e la realizzazione di un piccolo box per l’informazione turistica. Il disegno della pavimentazione e dell’arredo ha una forma, composto dagli stessi materiali utilizzati nel resto del percorso: acciottolato, pietra lavica, pietra calcarea[94].

2.4 Cellole

Cellole è posta nella zona occidentale dell'alto casertano; il suo territorio si estende nella piana del Garigliano, ad appena trentasei metri al di sopra del livello del mare ed ha un'estensione di trentatre km².

Le frazioni di Cellole sono: Baia Domitia, San Marco, Baia Felice, Centora e Casamare. In particolare, Baia Domitia e Baia Felice fanno parte della zona balneare di Cellole e sono situate al di là della Domiziana. Il loro sviluppo risale agli anni Settanta, inizio anni Ottanta. Esse si presentano, ancor oggi, come località turistiche balneari con villette e abitazioni gradevoli, alberghi, strutture commerciali, attrezzature sportive, possibilità di svago e divertimento: maneggi, parchi giochi, strutture sportive polifunzionali, discoteche, punti di ristoro con cucina internazionale o locale.

Frazioni di Cellole sono anche il borgo di Centora, in prossimità del Garigliano, e Casamare, situata lungo la via Appia. Centora, già esistente nel 1032 come piccolo casale, si è sviluppato agli inizi del XIV secolo ma nel secolo successivo è stato abbandonato, probabilmente a causa delle incursioni turche. Negli anni Sessanta del Novecento è rinato come centro di servizi.

Casamare, invece, ha le caratteristiche di un luogo di transito: le case sono monofamiliari e distanziate tra loro, con un’attività commerciale al piano terra e l’abitazione a livello superiore.

Il territorio di Cellole è di origine vulcanica; il che è dovuto alla presenza del vicino Vulcano di Roccamonfina che ha generato un terreno alluvionale molto fertile, che è rimasto a lungo incolto, finché, durante il Regime fascista e in seguito grazie all’impegno del Consorzio Aurunco di Bonifica e ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno, ne fu attuato il prosciugamento e le aree di località Fievo e di località Pantano furono così bonificate. In questo modo, diminuirono i rischi endemici delle malattie, concedendo ai contadini nuovi terreni da coltivare.

Parte del litorale della frazione di Baia Domitia (frazione divisa fra i comuni di Sessa Aurunca e Cellole) si trova nel Parco regionale di Roccamonfina-Foce del Garigliano. All'interno dell'area è presente una rete di sentieri che permette di visitarne tutti gli ambienti. La pineta, che fu piantata dopo la Prima Guerra Mondiale, è ricca di una fitta vegetazione. Essa si trova in prossimità della spiaggia ed è oggi, a tratti, quasi priva di sottobosco. Si colloca, invece, immediatamente dietro la spiaggia, la macchia mediterranea, ancora intatta su sei km del litorale. Questa fascia di vegetazione è caratterizzata da arbusti, eucalipti e pini propri della zona mediterranea. Allo scopo di proteggere l’habitat di Baia Domitia Sud, è stata realizzata un'area attrezzata che permette di godere di questo luogo senza danneggiarlo[95]. All'interno del parco è possibile incontrare anche due delle principali tartarughe terrestri italiane, la Testudo Hermanni e la Emys Orbicularis; e nel luglio del 2002 è stato rilevato anche un nido di tartaruga (Caretta caretta).

Altro elemento morfologico degno di rilievo è il fiume Garigliano uno dei maggiori dell'Italia Centro-Meridionale, che interessa nel suo tratto terminale il territorio di Cellole. É oggetto di notevole interesse naturalistico e, pertanto, rientra tra le aree protette nazionali (Parco Naturale Regionale "Roccamonfina e Foce del Garigliano") ed europee (Sito di Interesse Comunitario).

Il suo alveo in questo tratto è caratterizzato da un substrato prevalentemente sabbioso ed argilloso su cui possono crescere numerose piante acquatiche. L'ambiente fluviale rappresenta l'habitat ideale e, a volte, unico per una varietà di piante ed animali, soprattutto uccelli. La vegetazione risulta molto ricca e tra le diverse specie, si possono ricordare: il Salice bianco, il Pioppo bianco, il Papavero. La fauna è caratterizzata da piccoli mammiferi come il Rinolofo, i rettili come il Cervone,ailaBiaccoaeailaRamarro.
Particolarmente interessante di questo ambiente naturale è l'avifauna: caratteristica delle zone umide che annovera significative presenze tra gli svernanti, come ad esempio l'Airone rosso, ma, soprattutto, il Cavaliere d'Italia, il Martin pescatore, l'Occhione, la Cicogna, la Pavoncella, la Nitticora.
Va, inoltre, ricordato, che nelle acque del fiume si trovano, la Lampreda marina, la Lampreda di fiume e l'Arborella.

Il litorale sabbioso cellolese conserva in gran parte le caratteristiche proprie della duna sabbiosa e della zona di retrospiaggia. Le spiagge di Baia Domitia Sud, anche detta Baia Murena, e di Baia Felice, al confine con il Comune di Mondragone, alternano zone di spiaggia libera ad altre gestite dalle numerose strutture ricettive presenti sul litorale. L'amministrazione comunale e gli operatori turistici pongono particolare attenzione alla gestione delle spiagge con l'obiettivo di coniugare la qualità dei servizi offerta ai bagnanti e la tutela del patrimonio naturale. Un ambiente, tuttavia, in continuo pericolo di degrado per le pressioni antropiche che subisce. Al di sopra dell'arenile, quasi a sua protezione, si estende la pineta che collega ininterrottamente la foce del Garigliano, a Nord, con il litorale di Castelvolturno, a Sud[96].

L'economia del territorio cellolese si concentra su attività rurali e sull'artigianato anche se, dall'inizio degli anni Sessanta, l'economia della cittadina si è spostata soprattutto verso il turismo dopo la costruzione nella vicina Baia Domitia dotata di hotel e villaggi. Cellole ha, quindi, beneficiato della contiguità geografica con il polo turistico, basando, progressivamente, su questa risorsa la sua economia. A partire dalla fine degli anni Ottanta e Novanta, si è registrato un fenomeno di declino. Motivo che ha condotto i cellolesi a comprendere l'importanza della risorsa “turismo”, tanto che sono stati investiti maggiori fondi nel settore favorendo, per quanto possibile, l’inserimento di giovani nel mondo del lavoro. Oggi si registra, pertanto, una ripresa economica del turismo residenziale estivo sulla costa che alimenta una un’intensa attività commerciale[97].

A Cellole, al fine di formare i futuri professionisti del settore turistico, è stata avviata, nel 2008, l’apertura di una sede distaccata dell’Istituto Alberghiero di Teano.

Una funzione fondamentale per l’economia del paese è esercitata, inoltre, dall’agricoltura, che è stata valorizzata dalla riforma agraria degli anni Sessanta del Novecento. I principali prodotti del suolo sono gli ortofrutticoli. Tipico della zona è l’allevamento del bufalo, il cui latte viene trasformato in mozzarella dalle aziende stesse. Un fenomeno che si ritrova a Mondragone e a Castelvolturno.

A contribuire all'economia locale vi è, infine, una leggera presenza industriale che si è stabilita a due km ad est del centro urbano in località Civette, provocando lo spostamento della maggior parte dei residenti che lavorano nei comuni limitrofi.

Una fonte del 2001 indica che il numero di occupati rilevati nel comune di Cellole sia stato calcolato in 991 unità che corrispondono al 13,86% della popolazione. Il dato fa emergere una situazione preoccupante e mette in risalto una stagnazione economica tipica dei comuni del sud, dove si registra un’elevata tendenza al lavoro sommerso[98].

2.4.1 Inquadramento storico

Le radici storiche dell'attuale centro abitato risalgono ai romani. A quei tempi, in particolare, il territorio veniva usato come deposito di merci e di derrate alimentari che venivano stipate in celle, delle quali sono presenti, ancor oggi, resti a cielo aperto. Da qui il nome Cellole che deriva infatti dal latino pagus cellularum. Questi generi alimentari venivano offerti ai viaggiatori che percorrevano l'antica Appia.

Cellole figurava quale accampamento e fortificazione, posizionata proprio a cavallo delle due arterie nazionali, l’Appia e la Domitiana. Nei dintorni, tra Cellole, Carano e Piedimonte si trovava la città romana di Sinuessa, a circa quattro km a nord di Mondragone; che, con Ausona, Suessa e Minturnae, formavano la famosa Pentapoli Aurunca, distrutta dai romani nel 413 a.C.

Più tardi, per gli abitanti del Medioevo, che si insediarono intorno all’antica Chiesa di Santa Lucia, Cellole divenne un punto di ritrovo in quanto la città era ubicata tra l'antica Via Appia e la nuova " via Appia". Durante il feudalesimo, poi, il territorio cellolese fu integrato nei domini dei Signori di Sessa Aurunca. Con l'arrivo dei Longobardi, i territori dell'ager sinuessanum si disgregarono e quel villaggio che allora contava poche centinaia di abitanti fu inglobato nel territorio di Sessa Aurunca che era l'unico riferimento economico - culturale e sociale di tutta la zona circostante.

La città divenne, così, un avamposto difensivo per la vicina Sessa Aurunca; da questa, infatti, non era possibile avvistare i fuochi per segnalare l’avanzare del pericolo, anche a causa della nebbia del Pantano. Cellole, serviva, quindi, da ponte tra la costa e le mura sessane[99].

Sul finire del Novecento, la storia di Cellole subì la sua svolta più importante quando la popolazione del comune di Sessa Aurunca fu chiamata al voto al fine di decidere se Cellole avesse i requisiti adatti all'autonomia amministrativa. L’esito fu affermativo; il 2 aprile del 1975, dopo due anni dalle votazioni, iniziò l'attività amministrativa del comune.

2.4.2 Luoghi di interesse

Tra i beni artistici della città di Cellole va segnalata la Parrocchia di Santa Lucia Vergine e Martire, situata ai margini di piazza Chiesa. Iniziato sul finire del Settecento, l’edificio venne terminato e aperto al culto solo nel 1806, in sostituzione dell’antica chiesa di origine medioevale di cui restano ancora oggi i resti presso l’attuale villa comunale.

Sulla piazza, oltre la chiesa, si affaccia la Torre di pianta quadrata risalente al 1586, che presenta alla base materiale di spoglio di età romana.

Nell’omonima località, sorge la piccola Chiesa di San Marco. La venerazione del santo è, probabilmente, da collegarsi al passaggio dell’Apostolo Pietro in queste zone, seguito dall’Evangelista Marco. Secondo il censimento del 1447, la chiesa faceva parte del casale di Tuoro San Marco e fu soppressa quando l’abitato fu abbandonato a causa delle incursioni dei pirati. L’edificio presenta una pianta rettangolare, un’unica abside, e la facciata con copertura a capanna[100].

Lo stile della chiesa è un esempio di arte bizantina, la cui struttura è composta da blocchi di tufo nero molto comune nell’area del sessano poiché zona vulcanica. L’intonaco interno è formato da calce e sabbia. All’inizio degli anni settanta, in seguito ad alcuni scavi, sono venuti alla luce parte delle fondamenta con tracce di affreschi che abbracciano il periodo che va dal VI al XI secolo d. C. Gli affreschi costituivano l’intera pittura absidale ed in essi si percepiscono alcuni elementi di figure umane ed elementi floreali. Nell’abside, vi erano raffigurati i dodici apostoli ed, al centro, l’effige di Maria “mediatrice di salvezza”, le raffigurazioni sono elementi che, per le loro caratteristiche pittoriche (forma, stile e colore), appartengono ad un periodo in cui l’arte bizantina risente del flusso orientale.

Ben conservato, oggi, è l’antica raffigurazione di un animale mitologico “il Grifone” che si presenta con un corpo di un quadrupede con sembianze di leone alato avente una testa d’aquila, e la lingua che esce dal becco. Sul lato sinistro della chiesa, si erge un piccolo campanile costruito in tufo, i cui blocchi sono enfatizzati negli spigoli dell’edificio; per il quale, oltre a costituire un rafforzamento della sua struttura, essi rappresentano anche un elemento decorativo per il disegno che formano[101].

A nord della colonia romana di sinuessa, sorge, la villa romana marittima in località Baia Felice i cui resti sono in parte incorporati nella masseria di S. Limato.

La villa, l’unica scavata e visitabile nella zona, costituisce un elegante esempio di edilizia residenziale suburbana di Sinuessa, che doveva presentare una serie di complessi di questa tipologia sia lungo la costa a nord che lungo il litorale a sud della città antica. I resti visibili comprendono un livello inferiore formato da una serie imponente di ambienti con volta a botte ed un livello superiore, solo parzialmente scavato e molto probabilmente costituito da padiglioni separati. Nella parte finora esplorata, si possono distinguere due settori divisi da un corridoioAdiAservizio.
Nel settore settentrionale sono gli ambienti termali, con il frigidario (sala per i bagni freddi), che si caratterizzano per le nicchie rettangolari; alcune delle quali recanti delle basi che alloggiavano statue a decorazione della sala. Il pavimento a mosaico bianco e nero raffigura un’elegante scena con delfini, pesci, un drago ed altri animali marini, di buona fattura.

A sud del frigidario, si trovano gli ambienti riscaldati, tra i quali si distinguono il calidario e il tepidario, di cui è conservato solo il livello sul quale poggiavano, su un piano di tegole, le suspensurae (colonnine di mattoni o tegole), che sostenevano il livello superiore e permettevano, pertanto, la circolazione dell’aria calda. Sul lato ovest del complesso, invece, sporgono dal perimetro esterno le sagome dei due praefurnia (forni) che costituivano il riscaldamento dell’aria e dell’acqua nei due ambienti. Gli spazi sono in massima parte realizzati in mattoni (laterizio), tranne alcuni muri in opus reticolato con testate in laterizio o solo in reticolato. Nel settore meridionale vi sono tre grandi ambienti a carattere residenziale con nicchie, absidi e rivestimenti pavimentali in mosaico e lastre marmoree, che erano allietati da fontane. Ulteriori ambienti pertinenti alla villa giacciono ancora sepolti, mentre altri sono stati parzialmente rivelati da scavi clandestini.

Si può datare l’impianto originario del complesso in età giulio-claudia ( I sec. d.C.); mentre una consistente fase di ristrutturazione e di ampliamento è ascrivibile al II sec. d.C, nello stesso periodo in cui fu realizzato il pavimento a mosaico con scena marina. Altri limitati interventi risalgono ad età del tardo impero.

La particolare sontuosità della villa è attestata, oltre che per l’impianto architettonico e per i preziosi rivestimenti, anche per la decorazione scultorea, della quale sono stati rinvenuti alcuni frammenti nel 1954 in occasione di lavori agricoli effettuati nel terreno confinante ad est con l’area scavata. In particolare, furono allora ritrovati una testa dell’imperatore Claudio più grande del naturale, una testa di fanciulla di epoca claudia ed un frammento di maschera sostenuta dalla mano di una fanciulla: tutti conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli[102].

Un’altra attrattiva turistica è rappresentata dalla Casa Contadina, realizzata
presso il Centro Promozione del Territorio situato lungo la strada statale Domitiana.

Si tratta di un museo che fornisce ai visitatori una riproduzione dell'ambiente domestico dei primi anni del Novecento. Tutti gli oggetti esposti avevano, in passato, una propria funzione; nulla era soltanto decorativo. É, inoltre, possibile ammirare gli antichi strumenti da lavoro utilizzati per le varie attività: la fienagione, la filatura, la lavorazione dellaAterra,AlaAtessitura,AlaAviticoltura.
All’interno della casa è collocata un’esposizione di abiti da cerimonia, indossati dalle cosiddette “pacchiane[103]”, nonché alcuni esempi di abiti da uomo. Notevole la bellezza che si riscopre nei tessuti, nelle cuciture, nelle forme e nei colori. Esempi rarissimi di vestiti che rappresentano la testimonianza di un tempo lontano quanto affascinante; un percorso vivo, che offre la possibilità di entrare in ambienti antichi, ascoltare i suoni e le voci di chi racconta la storia, immergendosi, così, in un’altra atmosfera.

2.4.3 Prodotti tipici e risorse del territorio

Il territorio del Comune di Cellole è ben noto per i suoi prodotti agricoli e caseari. Nelle fertili campagne dell'ager Falernus vengono coltivati i vitigni dalle cui uve si produce il Falerno D.O.C. e la sua varietà la Falanghina. Diverse le aziende vinicole che si distinguono per la lunga tradizione e per la qualità del vino che producono. Altra specialità è rappresentata dalla mozzarella di bufala campana, prodotto caseario tipico del territorio casertano che si contraddistingue per la particolare produzione basata su metodi miranti a preservare le qualità chimico-fisiche e microbiologiche della materia prima.

Nell'ambito gastronomico, inoltre, il territorio di Cellole conserva il rito per la coltivazione dei fagioli, che poi vengono cotti vicino al fuoco dei camini nei famosi “Pignatelli” (contenitori in terracotta a forma cilindrica) insieme al pomodoro, sedano, olio, aglio, sale e origano. I fagioli sono proposti, ancor oggi, nelle varie ricette durante l'annuale sagra del prodotto che si tiene il 15 agosto.

Altra risorsa è l’artigianato locale che offre spunti interessanti, grazie alla lavorazione del legno, che riprende il filo dell'antica tradizione cellolese dei maestri intagliatori, qualificandosi quale comparto manifatturiero di qualità.

2.4.4 Iniziative turistiche promosse nel Comune

Diverse sono le manifestazioni, principalmente a carattere gastronomico, che si tengono nelle frazioni di Cellole, a Baia Domitia e a Baia Felice. Il territorio del Comune di Cellole, infatti, è ben noto per i suoi prodotti agricoli e caseari.

In particolare, l’estate sul Litorale Domitio è all’insegna del divertimento. Le iniziative rappresentano un felice connubio tra gastronomia, spettacolo e folklore. Importante ruolo, ai fini turistici, è svolto dalla “sagra della mozzarella di bufala e del vino Falerno”. La mozzarella, grande protagonista, viene offerta nei vari stands e preparata in vari modi da una quindicina di caseifici della zona aurunca; mentre il vino viene offerto da una nota cantina sociale del Circondario. La manifestazione è organizzata dalla Pro-Loco, dall’Assessore al Turismo ed alla Cultura del comune, dalla Confersercenti di Sessa e dal comitato promotore.

Sempre a Baia Domitia si tiene, a fine agosto, la «Domizia Beer Fest» una sagra che riscuote sempre più successo. Sono oltre trecento, infatti, gli ospiti tedeschi di Monaco di Baviera che giungono nella città per partecipare all’evento che si conclude con l’esibizione degli sbandieratori della vicina Sessa Aurunca, la cui bravura ha varcato i confini nazionali. Un altro evento, che si tiene a settembre, vede la realizzazione della crostata di frutta fresca: un vero primato mondiale, a cui partecipano esperti locali che la confezionano[104].

A Baia Felice si svolge, invece, la “sagra del fagiolo”. Il piatto è stato per anni elemento dominante della produzione agricola e l’elemento principe della gastronomia cellolese. Negli stands, appositamente allestiti, vengono cucinati in legumi in tanti modi diversi, assieme a peperoni, melanzane e pomodori.

Si ricorda, poi, la Sagra delle Focacce e Patate a Casamare che si tiene il 12-13 e 14 luglio.

Come si nota, si tratta di eventi e manifestazioni che celebrano le risorse gastronomiche dei luoghi. Il gusto diventa, così, l’elemento di unicità per raccontare e riscoprire l’identità territoriale, nonché una preziosa occasione di promozione territoriale.

Gastronomia e non solo, va, infatti, menzionata un’altra iniziativa turistica promossa nel comune, ovvero, la possibilità di effettuare visite dei fondali marini per scoprire i resti dell'antica Sinuessa nel fondale prospiciente il litorale di Baia Felice; le visite sono a cura dell'associazione di subacquei operante sul territorio.

III. Proposte di riqualificazione turistico - culturale

Introduzione

In questa ultima fase del lavoro vengono presentate alcune proposte di riqualificazione turistico – culturali; che, potranno aumentare l’attrattività turistica del Litorale Dominio. Le proposte qui esposte, constono vari interventi e riguardano i tre comuni oggetto di studio: Castelvolturno, Mondragone e Cellole.

Prima di analizzarle è opportuno sottolineare che risulta indispensabile predisporre un programma di interventi di risanamento, che coinvolga l’intero comprensorio Domitio e che miri all’incremento di spazi pubblici e di aree verdi nelle città, in modo da migliorare la vivibilità e i valori estetici dell’intera area. Stesso impegno vale per le infrastrutture, con la riqualificazione degli edifici fatiscenti, che si inseriscono in maniera poco armonica negli ambiti circostanti e che contribuiscono a rendere l’area poco adatta, sia per chi, è interessato ad investire in termini economici, sia per i potenziali clienti-turisti. È necessario porre in essere progetti, che puntino alla valorizzazione e al recupero del patrimonio architettonico e culturale, cercando di inserire nei circuiti turistici anche quel patrimonio considerato «minore», che risulta poco noto; e, quindi, non adeguatamente tutelato.

La riqualificazione dell’area Domitia dovrebbe ripartire sicuramente dal mare, che rappresenta una risorsa rilevante per i tre comuni in oggetto. A tale riguardo, è necessario, infatti, predisporre una programmazione che allarghi l’offerta e che migliori la qualità delle acque, attraverso l’installazione di un maggior numero di depuratori di ultima generazione rispetto a quelli presenti, adottando una politica di maggior controllo sul territorio. Va ricordato, inoltre, che a Castelvolturno le spiagge pubbliche non sono collegate ai centri urbani. È auspicabile ovviare al problema, attraverso la realizzazione di attività ricreative e servizi pubblici, percorsi pedonali e ciclabili, nonché mediante il disegno di un waterfront attrezzato. Uno spazio pubblico vicino al mare, se ben organizzato, costituisce, un elemento fondamentale per il recupero della singola località ed anche per l’intero territorio.

L’obiettivo è ottimizzare, durante il periodo estivo, le presenze turistiche sul litorale, dirottando, verso le aree interne i turisti presenti nei comuni marini. La fascia costiera può, quindi, essere la cinghia di trasmissione dello sviluppo delle zone interne, che non sono interessate dai flussi turistici se non da un turismo che risponde ad esigenze specifiche.

Fondamentale il ruolo della popolazione, in modo da partecipare attivamente ai progetti che verranno attuati sul territorio attraverso l’impostazione di un sano partenariato avviato con la pubblica amministrazione per lo sviluppo della città. I progetti, che saranno qui proposti, risulteranno possibili solo con un’azione comune di tutti i protagonisti del sistema dell’offerta locale.

Ognuno deve, farsi carico dello sviluppo del territorio, coordinando gli sforzi, per raggiungere gli obiettivi comuni. Una necessità che nel settore turistico è ancora più sentita a causa della sua specificità una filiera di produzione ampia, che unisca tutti i rami produttivi, tutti i sistemi infrastrutturali e chiami gli attori pubblici a svolgere una funzione essenziale alla realizzazione di una corretta politica del settore.

Occorre, pertanto, per ovviare agli aspetti negativi che si registrano nell’area, individuare delle direttrici di intervento finalizzate a:

Determinare le condizioni minime di accesso turistico. L’ingresso della Riviera Domitia nei circuiti turistici internazionali presuppone l’esistenza di requisiti minimi accettabili, in termini di accesso, dotazioni infrastrutturali, servizi di supporto, immagine turistica e qualità riconosciuta.

Contribuire all’integrazione tra offerta balneare, culturale ed enogastronomica. Un moderno distretto turistico non deve puntare su una singola tipologia di offerta, per evitare i rischi derivanti dalle monoproduzioni e per aumentare in maniera esponenziale la propria attrattività verso i consumatori.

Contribuire alla destagionalizzazione dei flussi turistici. Un reale contributo allo sviluppo locale, in termini di reddito e tutela ambientale, passa attraverso la creazione di un modello di offerta in grado di attrarre nell’area flussi di turisti costanti, evitando, così, picchi che determinerebbero gravi problemi di cogestione e riduzione della qualità ambientale, situazione che invece si verifica nel Litorale Domitio durante i mesi estivi.

Ne scaturisce che è opportuno intraprendere un dialogo e un confronto con gli albergatori, che operano sul territorio e con i potenziali turisti.

Vincere la sfida di un turismo più attento all’ambiente, significa, necessariamente, passare attraverso l’attivazione del sistema alberghiero, facendo in modo che gli operatori del settore migliorino le proprie performance ambientali; ciò è reso possibile riducendo i consumi energetici ed idrici nelle strutture ricettive, nonché i quantitativi di rifiuti prodotti e migliorando la loro gestione attraverso la raccolta differenziata. È, altresì, necessario migliorare la qualità ambientale dei prodotti acquistati per l’erogazione del servizio alberghiero e ridurre l’uso di sostanze chimiche dannose per l’ambiente. É essenziale, a tal fine, intraprendere un’attività di divulgazione e sensibilizzazione dei turisti sui temi ambientali, elaborando, ad esempio, delle regole da seguire, tradotte in più lingue, affinché questi siano consapevoli delle conseguenze che i loro comportamenti producono sulla natura e, in generale, sul territorio.

Negli interventi, analizzati, sono state prese in considerazione le caratteristiche territoriali dei tre comuni che ne determinano la vocazione turistica. Si è, pertanto, partiti dalle risorse che costituiscono il perno, su cui far ruotare la competizione e la differenziazione del territorio, individuando, così, i “vantaggi competitivi”, che sono gli elementi chiave per attrarre gli investimenti nell’area oggetto di studio.

Dall’analisi finora condotta sono emerse quelle risorse che rappresentano maggiormente il territorio e che determinano l’instaurarsi di specifiche attività produttive legate proprio alla loro abbondanza. Nel lungo periodo, dunque, la “vocazione” costituisce la base per la specializzazione produttiva del territorio ed è quindi necessario che permanga nel tempo. Un territorio dotato di particolari risorse e requisiti ha in sé le potenzialità e le caratteristiche per sviluppare attività turistiche. Ed è proprio il caso del Litorale Dominio; che, sebbene dimostri ancora dei ritardi rispetto ad altre destinazioni turistiche concorrenti, esprime elevate possibilità di crescita grazie al ragguardevole patrimonio storico, artistico, enogastronomico e paesaggistico di cui dispone.

Un patrimonio diversificato e differenziato, che può, validamente, costituire un punto di forza rispetto ai competitors, cui poter puntare per uno sviluppo integrato del territorio.

Nello specifico vengono presentati dei percorsi, che potranno essere considerati uno sprone all’attuazione di «politiche di riqualificazione e valorizzazione e che possano contribuire alla realizzazione di una forte campagna di restauro di località, minori solo per conoscenza, ma non per importanza[105]».

3.1 Creazione pista ciclo – pedonale sul Fiume Volturno e rivalutazione del Lago Patria

Il primo intervento che si intende promuovere è la rivalutazione dell’area prospiciente il fiume Volturno, mediante la realizzazione di una pista ciclo – pedonale, dotata di punti di accesso al fiume e di ristoro dislocati lungo il percorso. Il fiume Volturno sorge, infatti, in prossimità dei tre comuni. In particolare, Castelvolturno si trova sulla sua sponda sinistra, Mondragone è situato tra la piana del Volturno e quella del Garigliano, mentre Cellole dista circa venti Km dal fiume.

Il primo passo da compiere, che precede la costruzione della pista, è l’installazione di impianti di depurazione, in grado di migliorare la qualità dell’acqua, che oggi si presenta scura e maleodorante emblema dell'elevato inquinamento, avvelenata da scarichi civili e, soprattutto, industriali.

Lungo la pista si snoderà un itinerario ciclabile, che sarà chiamato: «Il piacere della scoperta» e permetterà, di apprezzare le valenze naturalistiche dell’area, che circondano il corso d’acqua, gli scorci paesaggistici e, di conoscere gli interventi di miglioramento ambientale messi in atto. La bicicletta è il mezzo di trasporto prescelto per compiere l’itinerario, perché meglio di altri rende lenta la fruizione del territorio e predispone al godimento delle compagne circostanti.

Si provvederà alla realizzazione di tre aree attrezzate per la sosta, dove potersi riposare e godere l’ambiente fluviale. Aree dotate di attrezzature, quali, panche, tavoli, gazebo, che permettano il ristoro dei ciclisti e dei pedoni e fungano anche da riferimento per le visite guidate dedicate alla conoscenza del fiume e agli interventi di riqualificazione attuati, descritti negli appositi pannelli esplicativi.

Vicino al fiume potrà essere, inoltre, costruito un parco ludico per bambini: unendo alla funzione ricreativa il valore educativo; così come laboratori didattici e di lettura del paesaggio.

Il Lago Patria, così come il Fiume Volturno, necessita di interventi che ne migliorino l’aspetto e che mirino alla sua valorizzazione. Visto l’habitat naturale potrebbero essere realizzate strutture di legno che fungeranno da base per poter svolgere attività sportive come la canoa, la pesca ed il windsurf. L’obiettivo è poi creare un parco tematico storico – ricreativo che includa anche gli antichi scavi di Litaernum ed il Castello Saraceno di Castelvolturno. Il parco contribuirebbe a sviluppare un’economia al sud della città.

3.2 Creazione di Fattorie Didattiche

L’intento è creare delle Fattorie Didattiche nei tre comuni oggetto di studio, affinché si possano attrarre presenze sul territorio, praticando un turismo di tipo sostenibile più attento all'ambiente, al valore e all’origine del genius loci.

In particolare, le aziende agricole ed agrituristiche, saranno aperte al pubblico ed con la possibilità di ospitare nelle loro sedi attività didattiche per adolescenti, bambini, adulti e per scolaresche. Guidati dagli agricoltori, all’interno dei luoghi si stimola un approccio attivo con il mondo vegetale e animale. Attraverso le Fattorie Didattiche si contribuisce alla diffusione dei valori della cultura contadina e si diffonde la consapevolezza dell’importanza che rivestono le tradizioni e le produzioni legate al territorio, nonché l'origine di alcuni prodotti tipici che tutt’oggi vengono consumati. Con queste verranno stimolate la curiosità e l’attenzione, nonché lo spirito critico dei partecipanti.

Le Fattorie rappresentano, inoltre, un’occasione per i giovani al fine di scoprire l'importanza sociale ed economica di attività un tempo vitali e di primaria importanza per l’uomo.

Lo scopo è creare un collegamento tra città e campagna, favorendo la comunicazione diretta tra due ambiti ben distinti, il mondo rurale da una parte e la vita urbana dall’altra.

L'iniziativa che si intende promuovere, ha una forte valenza socio-culturale: essa si propone infatti di avviare un legame stabile tra aziende e territorio, ponendo le Fattorie come dei veri e propri centri territoriali di educazione ambientale ed alimentare a disposizione di scuole e famiglie.

Le Fattorie potranno sorgere su terreni ed in edifici di proprietà pubblica e potranno essere gestite da animatori e volontari di associazioni no - profit operanti sul territorio.

Varie sono poi le attività e le proposte diversificate per target di età, che qui possono essere promosse: laboratori nei campi, passeggiate, laboratori sull’origine e la tracciabilità del prodotto alimentare (panificazione, caseificazione), percorsi storico-culturali, percorsi sull’alimentazione nei quali saranno fornite esaurienti informazioni sulla corretta alimentazione, “laboratorio dei sensi” durante il quale si invita a conoscere i cibi utilizzando gusto, olfatto, tatto e vista.

Con la creazione delle Fattorie ci si prefigge di raggiungere un ulteriore obiettivo: incentivare da un lato la partecipazione attiva dei diversi soggetti interessati, e dall'altro, la realizzazione di programmi e seminari di informazione, formazione e sensibilizzazione delle giovani generazioni sulla necessità di promuovere e sviluppare un turismo sostenibile sul territorio.

Nella fase preliminare del progetto saranno previsti dei corsi di formazione rivolti agli imprenditori agricoli e gli operatori agrituristici.

Il progetto si divide in diverse fasi.

La prima ha come scopo la ricerca delle aziende al fine di realizzare, un opuscolo informativo, in cui saranno riportati i dati delle aziende che hanno aderito all’iniziativa; si proseguirà, poi, con l’apertura di un tavolo di concertazione con l'Ufficio Scolastico casertano per definire la carta degli impegni, organizzando un convegno, che vedrà soprattutto la partecipazione di esperti del settore.

In tale sede, sarà presentato il progetto e si diffonderà il depliant della rete delle Fattorie didattiche. L'iniziativa sarà pubblicizzata attraverso la realizzazione di un Progetto Pilota indirizzato a tutte le scuole di infanzia, elementari e medie inferiori della provincia e si prepareranno dei percorsi didattici specifici per ogni attività agricola e dei gadget per gli alunni che visiteranno le Fattorie didattiche.

Si promuoveranno, infine, iniziative culturali, che coinvolgeranno le diverse aziende, mediante la presenza ad eventi, attraverso una guida regionale, in occasione del Primo Salone delle Fattorie Didattiche, nella Fiera di Verona. Il che consentirà alle aziende stesse di avere più visibilità sul mercato e di attrarre un maggior numero di turisti.

3.3 La Strada della mozzarella e l’itinerario gastronomico-culturale: Un viaggio tra i “Sapori e i saperi”

Oggi le risorse gastronomiche sono considerate essenziali per l’esperienza turistica e possono diventarne, nel caso del viaggio gastronomico, anche la motivazione principale, rappresentando un importante fattore strategico di sviluppo di un’area da valorizzare. Tuttavia, perché si verifichi lo spostamento di un elevato numero di turisti, è necessario operare un collegamento tra la fruizione dei prodotti tipici e altri servizi presenti sul territorio, come infrastrutture, centri ricettivi compatibili con un turismo di qualità, formazione del personale ed attività di promozione e comunicazione.

Una destinazione gastronomica deve quindi associare tre specifiche catene del valore: strutture ricettive, aziende del comparto gastronomico (cantine, ristoranti, produttori, pubblici esercizi) e servizi complementari (beni culturali, servizi ricreativi, attività artigianali…)[106].

Nel Litorale Domitio, al pari del resto della regione, manca, però, quel coordinamento che potrebbe trasformare un’offerta oggi disaggregata in un’offerta turistica integrata, capace di coordinare le disponibilità di prodotti tipici con il comparto dell’offerta dei servizi ricettivi e complementari. Si ribadisce, quindi, la necessità di favorire una logica aggregativa, che consenta una sinergia tra i diversi decisori ed attori.

I tre comuni analizzati, possono contare su diverse risorse gastronomiche, quali i tre vini DOC (il Falerno prodotto lungo la zona costiera, il Galluccio e l’Asprinio nelle campagne immediatamente a ridosso) e la mozzarella di bufala DOP: una delle più importanti produzioni casearie del mondo. Profumi e sapori delle tradizioni locali che diventeranno i protagonisti dei percorsi gastronomici che si intendono tracciare.

Questi si snoderanno fra ristoranti ed enoteche, agriturismi, B&B e locande, aziende agricole e vitivinicole, caseifici e oleifici, laboratori di artigianato artistico e imprese specializzate nella produzione di prodotti alimentari tipici e di qualità, che operando insieme, potranno far conoscere il ricco patrimonio agroalimentare del territorio.

Percorsi enogastronomici e non solo: il gusto sarà unito all’amenità del paesaggio e alla contemplazione di luoghi artistici. Viaggiare tra i Sapori e i Saperi significa viaggiare nel tempo, rivedere i colori delle stagioni, sentirne i profumi, ascoltare la voce popolare, assaporare la quiete degli spazi aperti.

Una forma di turismo, questa, che si presenta evoluta e che mette insieme i prodotti locali con gli aspetti tradizionali, storici, culturali e ambientali dei territori.

Il primo percorso proposto partirà da Castelvolturno, dove il visitatore potrà ammirarne il castello e la Torre dell’orologio. Si procederà poi verso Mondragone, dove ci si fermerà alla Basilica di Santa Maria Incaldana, da qui verso Palazzo Ducale e poi alla Rocca; sarà poi prevista una sosta per il pranzo presso uno dei ristoranti convenzionati, dove i turisti avranno la possibilità di assaggiare pietanze locali, che avranno come protagonista la mozzarella, annaffiata da un ottimo bicchiere di Falerno.

Nel pomeriggio si procederà verso Palazzo Tarcagnota e poi alla volta del Museo Civico “Biagio Greco”. Qui si visiteranno le quattro sale che raccolgono reperti rinvenuti nel territorio. Si arriverà, infine, nel tardo pomeriggio a Cellole, dove si visiterà la villa Romana, la Chiesa di San Marco e la Parrocchia di Santa Lucia Vergine. In serata si offrirà ai turisti un assaggio di fagioli, cotti nei famosi “pigniatielli”. Questo legume è stato per anni elemento dominante della produzione agricola e piatto principe della gastronomia cellolese.

Un altro percorso gastronomico - culturale che qui si intende proporre porterà alla scoperta dei beni culturali dislocati sul territorio durante la mattinata, mentre nelle prime ore del pomeriggio, a bordo di navette, i turisti avranno la possibilità di visitare alcune aziende casearie della zona e assistere alla lavorazione della mozzarella.

I due itinerari gastronomico – culturale nel caso in cui si svolgano durante il periodo estivo, potranno integrarsi con altre manifestazioni e sagre - di cui si è fatto cenno nei capitoli precedenti -, organizzate sul territorio quali: “Calici di Stelle e Notte Bianca dell’Arte” che si tiene a Mondragone; “sagra della mozzarella di bufala e del vino Falerno” a Baia Domitia; “sagra del fagiolo” a Baia Felice.

I percorsi proposti potranno coinvolgere il turista per un giorno o per più giorni.

Sempre nell’ottica dello sviluppo di un turismo di tipo gastronomico, nell’area Domitia potrebbe, essere realizzata la Strada della Mozzarella da localizzare lungo la via Domitiana, che attraversa Castelvolturno, Mondragone e Baia Domitia (frazione di Cellole). Lungo quest’arteria sorgono, infatti, moltissimi caseifici e aziende, che si occupano della produzione e lavorazione di prodotti derivati dal latte di bufala.

Si procederà per fasi. La prima vedrà la realizzazione di materiale promozionale di varie forme e divulgazione, dove saranno indicati i percorsi, le manifestazioni enogastronomiche, le attrattive turistiche, i ristoranti, gli agriturismi, le Fattorie didattiche, i caseifici e le aziende agricole.

Il successivo step prevederà la creazione del comitato promotore per l’istituzione della “Strada della Mozzarella”. Ed, infine, la terza fase avrà come obiettivo il riconoscimento della Strada da parte delle autorità competenti. Gli Enti e le aziende interessate potranno partecipare alla prima fase del progetto, usufruendo degli spazi promozionali, messi a disposizione nel depliant, che si andrà poi a realizzare o nelle pagine del sito internet: ad esempio“www.lastradadellamozzarella.com”.
Durante il percorso sarà possibile effettuare degustazioni presso i caseifici e si potrà beneficiare di particolari sconti presso le aziende, aderenti al progetto.

La “Strada” servirà anche a valorizzare altri prodotti del territorio. Non bisogna infatti dimenticare che la mozzarella si sposa bene con i pomodori, l'olio e gli altri prodotti della terra campana. La Strada della mozzarella di bufala si propone come vero e proprio strumento per la promozione delle produzioni lattiero - casearie e delle attività di commercializzazione ad esse connesse, nonché come volano per la promozione delle tradizioni rurali e delle tipicità agricole e gastronomiche certificate nell'ambito del loro specifico contesto culturale, economico e sociale.

Essa vedrà il concretizzarsi di un percorso ideale attraverso l’incontro tra persone nei luoghi d’origine della più importante eccellenza alimentare della provincia di Caserta.

Il progetto, nasce per rispondere ad un ormai diffusa esigenza degli individui o del singolo di vivere il rapporto osmotico con il territorio, che li ospita.

 “La Strada della Mozzarella” ambisce a radicarsi nella cultura territoriale con continuità temporale, così da costituire realmente un servizio per la collettività e non solo un’occasione di confronto sporadico.

3.4 Creazione di un Itinerario culturale - naturalistico

Si intende promuovere il territorio da un punto di vista turistico, attraverso la creazione di un itinerario che possa mettere in rete il patrimonio culturale e paesaggistico, presente nei tre comuni.

In particolare, la storia del territorio Domitio e l’analisi delle risultanze artistiche e paesaggistiche proposte nel capitolo precedente, dimostrano quanto il territorio sia ricco di beni culturali e naturali e quanto numerose siano le tracce della sua tradizione

Si registrano, però, delle forti carenze sia dal punto di vista conservativo che organizzativo di tale patrimonio, che si presenta, infatti, scarsamente curato e valorizzato, rendendone difficile la fruibilità.

Puntare alla valorizzazione di questo patrimonio è, quindi, indispensabile e risulta perfettamente coerente con l’obiettivo di sostenere e riqualificare lo sviluppo turistico ed economico dell’area Domitia.

La riscoperta del territorio è un fattore competitivo irrinunciabile, ma è necessario che si proceda attraverso una logica di gestione coordinata, come si è più volte avuto modo di sottolineare; solo così si potrà consentire alla Riviera Domitia di presentarsi sul mercato in maniera più competitiva.

Da qui la necessità di progettare e commercializzare degli itinerari basati sulle tracce naturali, antropiche e culturali, che diano la possibilità di apprezzare il territorio, le sue risorse, le città, i monumenti, le tradizioni artigianali, coinvolgendo, non solo, la fascia costiera ma anche le aree interne, come ad esempio Cellole; che, meglio delle località balneari, può avviare processi di destagionalizzazione turistica.

Il percorso naturalistico proposto partirà da Castelvolturno luogo in cui si può ammirare il Lago Patria caratterizzato dalla bassa profondità ed utilizzato per l’allevamento ittico e la preparazione atletica del circolo “Canottieri” Napoli. Il Lago è collegato al mare attraverso un canale attrezzato per la pesca delle anguille. Qui, nelle aree predisposte, sarà offerta ai partecipanti un’abbondante colazione che potranno godersi ammirando l’affascinante paesaggio lacustre.

Dal Lago si procederà verso l’Oasi dei Variconi, sempre nei pressi dell'abitato di Castelvolturno. Essa costituisce una sorta di isola con un’elevatissima diversità biologica, dotata di piccoli laghi salmastri frequentati da pesci, anfibi e rettili rari, dove i turisti avranno la possibilità di dedicarsi alla fotografia naturalistica e svolgere attività di birdwatching nei capannoni per l’avvistamento. Si potrà, inoltre, seguire il percorso che costeggia gli stagni costieri.

Con l'ausilio di un manuale per il riconoscimento e di uno strumento di lettura ottica, l’Oasi dei Variconi rappresenta, senza dubbio, uno dei luoghi migliori per l'apprendimento dei caratteri che consentono l'identificazione delle specie di volatili più frequenti e rappresentative delle zone umide della nostra regione.

L’attività di birdwatching interesserà anche le famiglie seguite da bambini in età scolastica, per i quali sarà integrato l’aspetto ludico con quello didattico teso alla conoscenza dell’habitat naturale e del suo rispetto. L'obiettivo è far accostare i più piccoli, sin dalla seconda infanzia, alla natura, in maniera attiva e dinamica. Qui i turisti avranno la possibilità di consumare le cosiddette “colazioni a sacco” nelle aree attrezzate per la sosta.

Da qui si arriverà poi a Mondragone, dove si potrà visitare la Basilica Santa Maria Incaldana e il Museo civico archeologico “Biagio Greco”.

Si proseguirà, infine, verso Villa romana, poi si visiterà la Chiesa di San Marco e quella di Santa Lucia Vergine e, nel tardo pomeriggio il Museo contadino.

3.5 Promuovere un’Azione di branding turistico

È necessario investire in un’incisiva azione di branding, che attiene alla creazione, alla gestione e allo sviluppo di un marchio per il territorio, che oggi non ha una sufficiente riconoscibilità e, molto spesso, è associato a un’offerta turistica qualitativamente inadeguata.

Occorre, quindi, progettare l’identità della destinazione, funzionale ai segmenti prescelti, e diffonderla con una coerente azione di comunicazione, utilizzando un brand unico che possa collegare, virtualmente, tutti gli attori del sistema dell’offerta della Riviera Domitia.

Per la progettazione e la realizzazione del marchio, i valori da cui partire sono quelli che segnano il territorio, l’insieme delle risorse di cui dispone la località e che rappresentano, nello stesso tempo, i fattori per il suo posizionamento.

Non si può, quindi, non scegliere il mare, risorsa fondamentale e caratteristica dell’area, le tipicità gastronomiche e il paesaggio, nella sua accezione più ampia, come l’insieme di presenze artistiche, storiche e culturali.

La tavolozza dei colori spazia dal blu, che fa riferimento al cielo e al mare, al rosso che esprime energia; dal giallo che allude al sole e al calore, al verde che diventa metafora dell’amenità del luogo.

Per creare il brand diventano importanti le immagini scelte, che devono essere rappresentative dell’area oggetto di studio, fotografando beni enogastronomici, luoghi e paesaggi che hanno segnato la storia del Litorale Domitio.

Considerazioni conclusive

A conclusione del lavoro, è possibile avere un’idea abbastanza chiara della situazione in cui versa l’area Domitia presa in esame.

Nel complesso è tuttora evidente lo stato di degrado a cui è stata abbandonata da tempo non solo la fascia litoranea ma anche la zona interna.

Nello svolgimento della tesi non sono mancate difficoltà dovute alla quasi totale assenza di dati statistici, sia per quanto riguarda il numero di turisti che transitano in suddetta area, sia degli alberghi e delle strutture ricettive presenti sul territorio.

Non esiste, infatti, un Osservatorio turistico che si occupi di monitoraggio e analisi dei fenomeni demografici, sociali, economici e ambientali propri del territorio del Litorale Domitio, né esiste una banca dati, dove vengono raccolti in maniera sistematica i dati quantitativi riguardanti i comuni del Litorale.

L’attività di raccolta si limita all’acquisizione di dati forniti da fonti ufficiali quali l’EPT, che consentono di far fronte, parzialmente, alla mancata copertura a livello comunale di tutta una serie di indicatori statistici. Tali informazioni non risultano, comunque, aggiornate e, quindi, non permettono di avere un quadro completo sull’andamento e lo sviluppo dei fenomeni turistici.

È risultato, pertanto, in molti casi difficile, se non impossibile, l’analisi di alcune tematiche socio economiche di rilievo.

Preziose informazioni sono state, tuttavia, ricavate dai P.O.R. (Programmi Operativi Regionali), da cui è emerso che si sta avvertendo, da qualche anno, l’esigenza di iniziare un cammino che porti al risanamento dell’intero territorio, affinché sia restituito alla legalità e riconsegnato ai cittadini che in esso vivono e che, a buon diritto, devono essere i primi fruitori delle strutture che nello stesso sorgeranno. Tutto il complesso deve essere ancora salvaguardato, lottando contro speculatori rapaci, perché siano evitati nuovi scempi edilizi, mettendo in atto concrete politiche di tutela forti ed efficaci per far sì che non crescano maggiormente i fattori negativi.

Si sta, come si è detto, già in parte cercando di porre fine al declino che avanza e sembra bloccare tutte le iniziative volte a superare gli ostacoli che impediscono il decollo del turismo. È forte la convinzione che, se si vuole, si può riuscire. Certamente l’intervento dello Stato è necessario e come sta accadendo, qualche risultato comincia a vedersi. Il processo è ormai iniziato e sono stati realizzati interventi atti a dare il via ad una nuova e più efficiente politica di gestione del territorio.

Pur nella consapevolezza che il cammino non è privo di difficoltà di vario genere, si è, tuttavia, fiduciosi che l’iniziativa troverà forza dalla sua stessa intrinseca validità.

Tale progetto non solo avrà il fine specifico del recupero ambientale, ma troverà immediata realizzazione attraverso un’organizzazione pienamente valida, capace di porsi al livello dei paese più evoluti.

Superati, pertanto, gli ostacoli che ancora ritardano il decollo di questa zona, certamente i benefici non saranno legati solo alla medesima, ma si estenderanno all’intera regione che vedrà rivalutate e adeguatamente ricompensate le eccellenze che solo “hic et nunc” si potranno realizzare.

L’area esaminata è il luogo dove natura, arte, storia diventano un unicum di armonia e di bellezza nonostante scempi ed incurie. L’intreccio di storia umana e naturale ha creato paesaggi ed ambienti unici al mondo. Si tratta di un vero e proprio giacimento naturale che si intreccia e si armonizza con altri grandi valori che il territorio campano esprime e che trovano profonde radici nelle tradizioni, nell’arte, nella storia e nella cultura dei numerosi popoli che, in epoche diverse, hanno scelto di dimorarvi proprio per le meravigliose bellezze ambientali presenti e per la fecondità della terra sempre feconda ed amica.

Questi aspetti positivi rendono, oggi, la Riviera Domitia potenzialmente in grado di presentarsi sul mercato turistico con un’offerta diversificata per singoli segmenti di clientela e differenziata rispetto ai concorrenti.

Ciò nonostante, queste enormi potenzialità non sono state, fino ad oggi, opportunamente sfruttate, per la mancanza di un adeguato coordinamento di tutti gli attori del sistema d’offerta.

Molto spesso si è assistito, infatti, ad iniziative scoordinate, poste in essere in maniera del tutto scollegata l’una dall’altra, senza nessuna attenzione al coordinamento ed all’unità dell’immagine e di comunicazione con risultati spesso sconfortanti. Quello che oggi si rende necessario ed indispensabile è la messa a sistema delle diverse attività e proposte. Si deve, dunque, avere il coraggio di dichiarare finita la stagione dei singoli progetti per aprire quella dei piani e programmi dove l’ambiente è riferimento ineludibile per scegliere gli interventi da fare.

Il punto che resta da capire è che il paesaggio è monumento e che l’ambiente è il nostro oro verde con un proprio valore finanziario e morale. La sostenibilità turistica, che è necessario perseguire nel Litorale Domitio, si attuerà, quindi, solo se ci sarà la capacità di mettere sullo stesso piano (come dice l’Unione Europea) politiche ambientali ed economiche.

Prodotti locali di qualità, un patrimonio artistico di eccezionale valore, bellezze paesaggistiche, sono ingredienti migliori per un’economia Made in Italy e amica dell’ambiente. La salvaguardia della natura costituisce per le popolazioni locali uno strumento di sviluppo di crescita economica. La fruizione turistica ecocompatibile del bene naturale ed ambientale dà impulso ad una politica di forte rilancio economico ed assicura, pertanto, consistenti ricadute occupazionali.

Coniugare la tutela dell’ambiente e lo sviluppo costituisce la vera sfida con la quale l’uomo d’oggi è chiamato a confrontarsi per dare risposte mirate al raggiungimento di un’armoniosa simbiosi tra individuo e natura, che assicuri alle generazioni future la stessa disponibilità di beni naturali e il godimento delle immense ricchezze artistiche, frutto del genio umano.

Lucrezia Fraio

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[1] Filippo Bencardino e Maria Prezioso (2007), Geografia del turismo, McGraw-Hill Milano, pp.19,20

[2] www.zoranealehurston.com

[3] www.sea.unisannio.it/didattica/appunti_dispense/Vespasiano

[4] Filippo Bencardino e Maria Prezioso, op.cit., p.20

[5] Lorenzo Bagnoli (2006), Manuale di geografia del turismo. Dal grand tour ai sistemi turistici, Utet Università, Torino, pp.15-19

[6] Filippo Bencardino e Maria Prezioso, op.cit., p.23

[7] Ibidem

[8] Thegrandtour.it. Roma: Che cos’era il Grand Tour; 2008. Disponibile all’indirizzo http://www.thegrandtour.it/grand-tour.htm

[9] Adriano Biella - Gilberto Borzini (2007), Direttore tecnico dell’agenzia di viaggi, Maggioli, Repubblica di San Marino, pp. 21-24

[10] Bellis M. inventors.about.com. Pullman 1831-1897, The Pullman Sleeping Car was invented by George Pullman in 1857. Disponibile all’indirizzo http://inventors.about.com/od/pstartinventors/a/George_Pullman.htm Gorge.

[11] Turismo di massa e politiche di regime, Istituto Italiano di studi Germanici università degli studi di “Roma Tre” e Università degli studi di Macerata, Convegno e mostra 15 aprile 2008, Consultabile al sito: www.turismoprofessione.it/ita/convegni.

[12] Filippo Bencardino e Maria Prezioso, op.cit., p.26; Battimani P. (2001), Vacanze di pochi, vacanze di tutti, Torino, Il Mulino.

[13] M. De Carlo e Raffaela Caso (2007), Turismo e sostenibilità: Principi, strumenti, esperienze. Franco Angeli, Milano, p.18.

[14] Creaco S. e Querini G. (2006), Caratteristiche economiche ed ambientali del turismo sostenibile, in Economia del Turismo sostenibile, Franco Angeli, Milano, p.10.

[15] Ibi, p.12.

[16] Definizione dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR)

[17] Direzione Studi e Ricerche TCI (a cura di), Sviluppo sostenibile e competitività del settore turistico, in ''I Libri Bianchi del Touring Club Italiano'', n. 13, pag. 6, Anno 2005.

[18] Simonica A. Turismo e società complesse:saggi antropologici. Roma: Meltemi 2004.

[19] Federico Neto (2003), Discussion Paper N.29, A New Approach to Sustainable Tourism Development: Moving Beyond Environmental Protection. United Nations. Disponibile all’indirizzo internet: http://www.un.org/esa/papers.htm

[20]  Di Biagio Duca, Il turismo sostenibile: cos’è?. Disponibile all’indirizzo internet: http://www.fengshuitrainer.com

[21] Amodio T. (2007), Turismo e Territorio: il paradigma della sostenibilità nell’organizzazione degli spazi turistici, in Bencardino F. e Preziosi M.

[22] Ferdinando Fabbri (2004), La sfida del turismo sostenibile nelle destinazioni turistiche di massa: Rimini e Calvià. Franco Angeli,  Milano, p.14.

[23] Il termine “ecoturismo” è utilizzato, in questa sede, come sinonimo d Turismo Sostenibile.

[24] Ferdinando Fabbri (2004), op.cit., p.15.

[25] L’Ecolabel è un marchio europeo di qualità che attesta che il prodotto o servizio ha un ridotto impatto ambientale; le Bandiere Blu è un marchio di qualità che si assegna alle amministrazioni locali per le spiagge; le Bandiere Arancione è un marchio di qualità turistico-ambientale attribuito alle piccole località dell’entroterra che sviluppano un turismo di qualità  e sostenibilità.

[26] Provincia di Rimini (2004), Le 10 Regole del Turista Sostenibile.

[27] Direzione Studi e Ricerche TCI (2005), op.cit., p. 46.

[28] M. De Carlo e Raffaela Caso (2007), op.cit., p. 21.

[29] Direzione Studi e Ricerche TCI (2005), op.cit., p. 52.

[30] Lorenzo Bagnoli (2006), op.cit., p. 87.

[31] Dal nome del Presidente della Commissione Gro Harem Brundtland, una dottoressa norvegese impegnata sul fronte ambientalista.

[32] Alla Conferenza hanno partecipato rappresentanti di 178 paesi e oltre 100 organizzazioni non governative.

[33] Sta per United Nations Environmental Programme, istituzione specializzata dell’ONU, particolarmente impegnata nella promozione del turismo sostenibile.

[34] Carta per il Turismo Sostenibile di Lanzarote, Lanzarote 1995. Disponibile all’indirizzo internet: www.insula.org/tourism/charte.html.

[35] International Conference of Environment Ministers on Biodiversity and Tourism, 6-8 March, 1997 Berlino.

[36] Per approfondimenti consultare il sito: www.aitr.org

[37] Codice mondiale per l’etica nel turismo, OMT, 1999. Disponibile all’indirizzo internet: www.world-tourism.org.

[38] Si fa riferimento al Global Code of Ethics for Tourism.

[39] Dichiarazione dell’Anno Mondiale dell’Ecoturismo, Quebec 2002. Disponibile all’indirizzo internet: www.world-tourism.org.; www.ecoturismo-italia.it

[40] Filippo Bencardino e Maria Prezioso, op.cit., p.92.

[41]Per approfondimenti consultare il sito: www.regionecampania.it

[42] Consorzio Turistico del Mare ( cura del), Strategie per la valorizzazione e lo sviluppo della Riviera Domitia, Camera Commercio I.A.A. Caserta, 2003.pp. 4-5

[43] Camera di Commercio Caserta, Rapporto Caserta 2008. L’economia reale dal punto di osservazione della Camera di Commercio, Unioncamere, Caserta  9 maggio 2008.

[44] P.O.R. 2000-2006. Disponibile all’indirizzo internet:  www.regione.campania.it

[45]Quanta vita sulla duna. Aspetti naturalistici del Litorale Domitio. Disponibile all’indirizzo: http://www.wwfaversa.it/litoraledomitio.htm

[46] Litorale domitio. Comunicato stampa del 21 aprile 2008. Disponibile all’indirizzo: www.officinavolturno.com

[47]Associazione  Onlus  “Il Movimento Azzurro del Mare” (a cura), Progetto di intervento integrato per la riqualificazione e la valorizzazione del territorio Casertano. Disponibile all’indirizzo: www.csa.caserta.bdp.it/Normativa/as_2000_2001/Il_Movimento_Azzurro_del_mare.rtf -

[48] Direzione Studi e Ricerche TCI (a cura di), Sviluppo sostenibile e competitività del settore turistico, pag. 28, in ''I Libri Bianchi del Touring Club Italiano'', n.13, Anno 2005.

[49] Tamma M., Aspetti strategici del destinatario management,  2000. In Pechlaner H., Weiermair K. (a cura di), Destination Management. Touring Editore.

[50] Sindacato Italiano Balneari (a cura di), I Prodotti Turistici Regionali. “Rapporto sulle imprese balneari 2002”, 2002. Disponibile all’indirizzo: www.sito.regione.campania.it/turismo/rapporto_turismo.    

[51] Strategie per la valorizzazione e lo sviluppo della Riviera Domitia, Camera Commercio I.A.A. Caserta (a cura della), Consorzio turistico del Mare, 2003, op. cit.

[52] SDA Team Srl di Bologna e ESTICONSULT Srl di Napoli, Il Litorale Domitio. Dall’analisi della situazione alla formulazione di alcune linee strategiche. Bozza di discussione, Aprile 2002. 

[53] Regione Campania (a cura di). Primo Rapporto sul Turismo in Campania 2003. Le statistiche, i prodotti, le azioni. Regione Campania, 2003.

[54] SDA Team Srl di Bologna e ESTICONSULT Srl di Napoli, Il Litorale Domitio. Dall’analisi della situazione alla formulazione di alcune linee strategiche. Bozza di discussione, Aprile 2002. 

[55] Guido Vaccaio (2007). La statistica applicata al turismo. Analisi quantitativa del fenomeno turistico. Editore Hoepli Milano.

[56] SDA Team Srl di Bologna e ESTICONSULT Srl di Napoli, Il Litorale Domitio. Dall’analisi della situazione alla formulazione di alcune linee strategiche. Bozza di discussione, Aprile 2002, op.cit.

[57] Regione Campania (a cura di). Primo Rapporto sul Turismo in Campania 2003. Le statistiche, i prodotti, le azioni. Regione Campania, 2003, op. cit.

[58]Antica Capua e Litorale Domitio (Internet), Disponibile all’indirizzo: www.culturacampania.rai.it

[59] Castel Volturno, Africa Occidentale. Maurizio Bracci e Helena Janeczek, 10 Novembre 2008. Disponibile all’indirizzo internet: www.nazioneindiana.com

[60] Riserva Regionale della Foce del Volturno e Costa di Licola. Disponibile all’indirizzo internet: www.casertatouring.it

[61] Riserva naturale statale Castelvolturno. Disponibile all’indirizzo internet: www.casertatouring.it

[62]Disponibile all’indirizzo http://www.prolococastelvolturno.it

[63] Comune di Castelvolturno (a cura del), La città del futuro, Brochure illustrativa, 3 febbraio 2005.

[64] Per accordo programma Litorale Domitio si punta a task force. Comunicato stampa del 27 ottobre 2008. Disponibile all’indirizzo: www.informazione.campania.it

[65] Storia e turismo Mondragone. Disponibile all’indirizzo internet: www.paesionline.it/campania/mondragone/

[66] Comune di Mondragone. Disponibile all’indirizzo: http://www.comuni-italiani.it

[67] Storia della città. Disponibile all’indirizzo: www. tradizioni.mondragone.net

[68] Abitato romano di Sinuessa. Per approfondimenti consultare il sito: www.archemail.it

[69] Per approfondimenti consultare il sito: www.culturacampania.rai.it

[70] Resti romani vari lungo la Via Appia antica. Per approfondimenti consultare il sito: www.archemail.it

[71] Per approfondimenti consultare il sito: www.paesionline.it

[72] Per approfondimenti consultare il sito: www.prolocomondragone.net

[73] Luoghi da visitare. Per approfondimenti consultare il sito:  www.mondragoneonline.com

[74] Mons. Riccardo Luberto (a cura di), Guida storico-artistica del Venerabile Santuario di Santa Maria In caldana.

[75] Il Museo Civico "Biagio Greco" , 30 giugno 2006. Disponibile all’indirizzo: www.camminascuola.it

[76] Pietro Rossi. Mondragone: l’Assessore Tagliatatela da un impulso alla cultura. Corriere del Matese, 9 agosto 2008. Disponibile all’indirizzo internet: www.corrierematese.blogspot.com

[77] Monumenti città di Mondragone. Disponibile all’indirizzo internet: www.laduna.it/itinerari/mondragone

[78] Vino Falerno del Massico. Disponibile all’indirizzo: www.casertatouring.it/enogastronomia_vinofalerno.htm

[79] Il Falerno. Disponibile all’indirizzo: www.tradizioni.mondragone.net/tradizioni/falerno

[80] Associazione Nazionale Città del Vino. Disponibile all’indirizzo: http://www.comuni-italiani.it/associazioni/vino/

[81] Si tratta di una crêpe, una cialda sottile, cotta su una superficie rovente, tonda ed elastica.

[82]Comune di Mondragone, Curiosità. Disponibile all’indirizzo: www.cittadelvino.com

[83] Arte, cultura, percorsi, valorizzazione: la mozzarella di bufala DOP in mostra a Caserta. Disponibile all’indirizzo: www.agendaonline.it

[84] Arte, cultura, percorsi, valorizzazione: la mozzarella di bufala DOP in mostra a Caserta. Disponibile all’indirizzo: www.agendaonline.it

[85] Mozzarella, la terra del bianco. Comunicato stampa del 27 Giugno 2008. Disponibile all’indirizzo internet: www.terradelbianco.it

[86] Mozzarella: la terra del Bianco. Comunicato stampa del 26 Giugno 2008. Disponibile all’indirizzo internet: www.campaniatour.it

[87] La storia di città del Vino. Disponibile all’indirizzo internet: www.cittadelvino.com

[88] Calici di Stelle & Notte Bianca dell'Arte a Mondragone, III Edizione. Disponibile all’indirizzo internet: www.prolocomondragone.net

[89] SDA Team Srl di Bologna e ESTICONSULT Srl di Napoli, Il Litorale Domitio. Dall’analisi della situazione alla formulazione di alcune linee strategiche. Bozza di discussione, Aprile 2002, op. cit.

[90] P.O.R. 2000-2006 . Disponibile all’indirizzo internet: www.regione.campania.it

[91] Cosa sono i PIT. Disponibile agli indirizzi internet: www.ennasviluppo.it; www.itc.it

[92] P.O.R. Campania  2000/2006, Relazione Generale del 4/2005. Progetto integrato “Litorale Domitio” “Recupero Funzionale del Palazzo Storico Tarcagnota per allocazione del Centro Servizi Turistici”.

[93] P.O.R. Campania 2000/2006, Relazione Generale del 4/2005. Progetto integrato “Filiera Termale” “Riqualificazione zona termale”.

[94] P.O.R. Campania  2000/2006, Relazione Generale del 4/2005. Progetto integrato “Litorale Domitio”-“Rigenerazione e Riqualificazione delle Aree Urbane Litoranee per l’incremento qualitativo dell’offerta turistica” 

[95] Disponibile all’indirizzo internet: http://www.tuteladelblu.it/home/turismo/cellole

[96] Ibidem

[97] Enciclopedia dei Comuni d’Italia, II Volume (1997), La Campania, paese per paese, Bonechi, Firenze, p.210

[98] Disponibile all’indirizzo internet: www.cellole-ce.it

[99] Ibidem.

[100] Ibidem.

[101] V. Cicale (2000), La Chiesa bizantina di San Marco di Cellole, Roma.

[102] Villa romana in località San Limato. Disponibile all’indirizzo internet: http://www.archeoclubdicellole.it

[103] Col termine “pacchiana” deve intendersi non solo la contadina, ma in genere la donna di modeste condizioni (moglie di un commerciante o artigiano) in contrapposizione alla signora, che vestiva secondo la moda di Napoli. Il termine veniva utilizzato, dunque, in riferimento all’antico abbigliamento indossato dalle contadine.

[104] Mario Santoro (2000), Fiere, mercati, mostre, manifestazioni varie, sagre e cenni storici dei comuni casertani, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Caserta, Caserta.

[105] Il territorio come risorsa nell’era della globalizzazione .Elviro di Meo, Disponibile all’indirizzo internet: http://www.villaggiomondiale.it/territoriocomerisorsa.htm, 7 dicembre 2007

[106] Antonioli Corigliano M. (1999). Le strade del vino ed enoturismo. Distretti turistici e vie di comunicazione. Franco Angeli