EDITORIALE

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‘Teoria e Storia del Diritto Privato’ prosegue nel suo impegno per l’individuazione e per l’approfondimento dei ‘punti sensibili’ della materia giusprivatistica.

Il terzo numero della rivista si caratterizza per una trattazione specifica di alcune tematiche di particolare attualità. Una iniziativa, questa, che non comporta affatto la sottovalutazione – e tanto meno il disconoscimento – dell’alto e indiscutibile valore degli studi informati al metodo dello storicismo puro e quindi avulsi da ogni riferimento a realtà contemporanee. Senza tali studi mancherebbero peraltro le basi per effettuare ogni compiuta ricognizione delle linee evolutive di principi, categorie e regole, nonché eventuali comparazioni delle passate esperienze giuridiche con il presente. Prova ne sia la folta presenza, anche in questo numero, di pregevoli saggi storico-teorici, privi di richiami alle problematiche odierne. Semplicemente, a chi si occupa della vita della rivista, è parso opportuno avviare e sottolineare anche riflessioni che non prescindessero totalmente dai dibattiti che al giorno d’oggi agitano il nostro universo giuridico. Così, agli studi storico-teorici più tradizionali si è deciso di affiancare nuovi spazi specifici, che dessero rilievo ad eventi e a ricerche sperimentali, incentrati sull’esame diacronico di questioni giuridiche di attuale risonanza.

La finalità di questo orientamento è quella di proporre una rilettura di situazioni oggi all’esame dei giuristi e dei legislatori, attraverso la lente della storia e il filtro della riflessione teorica, per indurre nel lettore una maggiore consapevolezza dei meccanismi di evoluzione della tecnica giuridica, delle istituzioni, del pensiero giurisprudenziale, degli indirizzi di politica legislativa. Con questo spirito, TSDP sta portando avanti alcuni ‘tavoli di lavoro’, i cui risultati cominciano a profilarsi o a risultare più visibili in questa annata 2010.

Nel numero III di TSDP, il lettore potrà individuare quattro principali filoni di ricerca.

Primo tra questi, il tema, incessantemente discusso nelle nostre pagine, del ruolo del giurista di fronte alla legge e del mutamento delle sue attività, a seconda che si trovi ad operare in regimi democratici o autocratici, in ambito nazionale o nello scenario europeo. Su tali delicate problematiche, in cui la ricostruzione storica si intreccia con profili di teoria generale del diritto, quest’anno ci hanno fatto dono di un loro contributo Filippo Gallo e Luigi Labruna. Dei contenuti di una recentissima lezione di Paolo Grossi e delle riflessioni di Antonio Guarino, Rino Fisichella e Franco Amarelli, sulle medesime questioni, il lettore troverà invece analitico resoconto tra le ‘Notizie’ e le ‘Segnalazioni bibliografiche’.

Poi è venuto in considerazione il problema, oggi particolarmente scottante, della protezione giuridica della natura e del paesaggio. Non si tratta certo di una tematica nuova per TSDP, dal momento che il tema della tutela dell’ambiente, nella sua dimensione trasversale pubblico/privato, è stato sin dal primo anno di vita della nostra rivista collocato al centro dell’attenzione del lettore, con l’istituzione della apposita rubrica ‘L’Osservatorio. Danni ambientali lesivi dei diritti della persona e tutela risarcitoria ex art. 2043 cod. civ.’. Sulle motivazioni dell’ampio spazio dedicato in questa rivista al diritto ambientale è forse utile spendere qualche parola in più.

Va subito detto che le ragioni del crescente rilievo conferito alla questione ecologica all’interno di TSDP risiedono nella consustanziale ‘trasversalità’ e multidisciplinarità della materia ambientale, dal momento che i problemi legati alla preservazione del nostro habitat vanno necessariamente affrontati in una visione globale della realtà, collegando strettamente il passato con il presente e il futuro. Emblematica, al riguardo, è la ben nota nozione di ‘sviluppo sostenibile’, affermatasi negli ultimi trenta anni come criterio-cardine in ambito giuridico, economico e politico: essa comporta, in applicazione del ‘principio responsabilità’ (elaborato dal filosofo Hans Jonas, nella celebre opera Das Prinzip Verantvortung, pubblicata nel 1979 a Frankfurt am Main), che le scelte operate al giorno d’oggi non debbano precludere il diritto delle generazioni future a un ambiente salubre e a una buona qualità della vita. È evidente che nella enunciazione di questo fondamentale principio interagiscono filosofia, storia dell’ambiente, economia, diritto, sociologia, chimica, biologia, geologia, medicina, ingegneria sanitaria. In materia di ambiente, dunque, non si può prescindere da un dialogo interculturale. Per queste ragioni, la materia del diritto ambientale, a differenza di altre problematiche giuridiche, non può restare ‘di nicchia’, cioè confinata nelle attività di ricerca svolte da ristretti gruppi di studio, altamente specializzati. Ed è appunto su questo piano del confronto multidisciplinare che la questione ecologica si è saldata con il più ampio progetto portato avanti da ‘Teoria e Storia del Diritto Privato’.

D’altra parte, risulta ormai evidente che il rispetto per il nostro habitat non si ottiene facendo leva esclusivamente sulla repressione giuridica delle aggressioni all’ambiente: lo dimostrano il parziale fallimento delle normative nazionali, dei numerosi interventi dell’Unione europea e degli organismi mondiali. Persino il protocollo di Kioto, che pure ha avuto l’indubbio merito di innescare una cooperazione internazionale, ha sortito risultati minimi, perché è mancata una partecipazione attiva delle popolazioni, le quali sono rimaste in larga parte indifferenti ai rischi ambientali e alla degenerazione già in atto.

Eccoci, allora, al punto. Sul degrado ambientale ha profondamente inciso un fattore culturale: la generalizzata mancanza di una seria istruzione ambientale, di una educazione delle popolazioni al rispetto della natura e del territorio. Sotto questo profilo dovrebbe perciò rivestire un ruolo più pregnante la ‘comunicazione ambientale’, e cioè la trasmissione di conoscenze finalizzate a cambiare il modo di pensare e di comportarsi dei singoli, incoraggiando e motivando la partecipazione attiva delle popolazioni nella protezione dell’ambiente.

Individuare gli strumenti idonei a radicare in tutte le persone, e soprattutto nei giovani, una nuova etica dell’ambiente, è appunto la sfida dell’immediato futuro, a giudicare dai numerosi segnali lanciati dal mondo dell’informazione, e che sono sotto gli occhi di tutti. Proprio in questo ambito ci è sembrato di potere dare un minimo contributo a questo nuovo e apprezzabile movimento, attraverso l’attività della nostra rivista. Così, di concerto con l’Associazione di Teoria, Storia e Sociologia delle Istituzioni Giuridiche (ATSSIG), abbiamo istituito due premi (il Premio ‘Francesco Alfonso Brignola’ e il Premio ‘Rotary per l’Ambiente-Francesco Salerno’) per le migliori tesi di laurea in materia di protezione ambientale, come gli attenti lettori di TSDP avranno già appreso attraverso la lettura dei bandi, pubblicati nel n. II-2009.

L’iniziativa ha assolto anche ad un altro fine: quello di valorizzare e di rilanciare la tradizione della tesi di laurea, che, nonostante i pesanti attacchi subiti negli ultimi anni, e approdati persino ad una proposta di abolizione, resta una delle poche occasioni (di regola, addirittura l’unica), per gli studenti, per approfondire aspetti specifici della materia giuridica mediante lo studio di pubblicazioni scientifiche (dalla cui struttura ormai i nostri manuali universitari si sono definitivamente allontanati) e di cimentarsi con la stesura di un elaborato scritto di taglio critico. La premiazione di tesi pregevoli è dunque anche intesa come una ulteriore motivazione per quegli studenti che intendano intraprendere con passione e particolare serietà l’ultimo impegno del loro percorso di studi universitari.

La premiazione, che ha avuto luogo presso l’Ateneo salernitano il 3 dicembre 2009, ha evidenziato numerosi lavori talmente degni di attenta lettura e riflessione, da meritare la pubblicazione, già a partire da quest’anno, nella rubrica ‘L’Osservatorio’. Poi, l’interesse suscitato dall’iniziativa negli studiosi di diversa formazione ha suggerito di incrementare l’impegno in tale direzione, attraverso la promozione, nell’Ateneo salernitano, di ulteriori incontri di studio in materia di diritto ambientale, i cui primi risultati sono anch’essi riprodotti in questo numero.

Accanto a due tematiche di approccio indiscutibilmente multidisciplinare, quali appunto il ruolo del giurista e la protezione ambientale, sono poi stati individuati due diversi ambiti di ricerca che, per il loro estremo tecnicismo, meno si prestano ad indagini allargate ad altre discipline: gli obblighi precontrattuali di informazione e la perdita dell’azione per decorso del tempo. Questa scelta vale a confermare l’impegno della nostra rivista su vari fronti, dunque anche su campi di studio più circoscritti nell’ambito giuridico o su problematiche non necessariamente al centro di intensi dibattiti attuali.

La materia della responsabilità precontrattuale, il cui approfondimento era già stato introdotto e preannunciato nel primo numero della rivista (I-2008), si caratterizza solo parzialmente per questi due aspetti. Da un lato, infatti, le complesse questioni legate agli obblighi di informazione vengono indicate come ‘the core’ del nuovo diritto privato europeo e costituiscono perciò oggetto di vive discussioni in ambito transnazionale. Per altro verso, se pure è vero che il tema non necessita – né consente – un coinvolgimento al di là degli specialisti della materia, va tuttavia precisato che questi non sono individuabili nei soli giuristi di formazione civilistica, ma anche negli storici del diritto, nei comparatisti, negli economisti, nei filosofi. Anche del nostro sforzo di ricostruire alcuni profili di questa tematica in una prospettiva più ampia, attraverso la comparazione sia orizzontale, sia verticale, il lettore troverà consistente traccia nel presente numero.

Quanto alla perdita dell’azione per decorso del tempo e alle discusse figure della prescrizione (acquisitiva e estintiva) e della decadenza, l’ambito d’indagine si circoscrive più notevolmente, includendo i soli storici del diritto e i vigentisti. Si è pensato, perciò, di avviare una rinnovata riflessione sull’origine e sullo sviluppo storico dei menzionati istituti moderni, con la speranza di approdare – attraverso ulteriori approfondimenti ancora non giunti a compimento – al momento esatto e alle ragioni della comparsa della nozione della decadenza sullo scenario della scienza giuridica moderna, e del suo progressivo isolamento – peraltro non felicemente riuscito – mediante la precisazione dei contorni della fattispecie, rispetto alla figura della prescrizione.

Non mancano, infine, nuove idee per l’immediato futuro: tra queste, i ricorrenti fattori di crisi degli ordinamenti giuridici, con il connesso problema delle codificazioni e ricodificazioni, e poi l’avvio di una verifica in ordine all’effettività della par condicio e ai ruoli, conquistati dalle donne, assai lentamente e non senza difficoltà, nel mondo del diritto, dell’economia e delle professioni.

Di questo cammino, che TSDP sta percorrendo, con impegno e soddisfazione, vogliamo ringraziare non solo gli Autori, per i loro contributi, che stanno aprendo nuovi spazi di riflessione, spunti di lavoro, reti di confronto, ma anche i nostri ormai numerosi lettori, i quali, con l’interesse dimostrato per questo progetto e per la sua realizzazione, stanno mantenendo vivo l’entusiasmo e moltiplicando le energie del nostro laboratorio.

L. S.