CASSAZIONE CIVILE, SEZ. II 21/02/2007, n. 4022

Pres. Vella Antonio - Est. Fiore Francesco Paolo - P.M. Patrone Ignazio - Comune di C. c. G.W.

(massima 1)

Successioni mortis causa - successione testamentaria - testamento in genere - onere (o modo) in genere.

Imposizione da parte del giudice di cauzione a carico dell'erede o legatario gravato dall'onere - Presupposto - Potere discrezionale del giudice - Sussistenza - Sindacabilità in sede di legittimità della valutazione dei criteri relativi all'esercizio di detto potere - Limiti - Fattispecie.

La previsione contenuta nell'art. 647, secondo comma, cod. civ., che autorizza il giudice del merito della causa pendente (o, altrimenti, il presidente del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione) - qualora non vi abbia provveduto direttamente il testatore e ne ravvisi l'opportunità - ad imporre all'erede o al legatario gravato dall'onere una cauzione, pone riferimento all'esercizio di un potere discrezionale al riguardo, che, in quanto tale, se adeguatamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata nella quale era stata congruamente motivata la mancata imposizione della cauzione invocata dal ricorrente sostenendo che il soggetto onerato aveva riconosciuto l'esistenza dell'onere e l'obbligo di soddisfarlo, senza porre in essere alcuna condotta contraria in proposito). (Rigetta, App. Bologna, 14 Febbraio 2003)

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. II 21/02/2007, N. 4022

Pres. Vella Antonio - Est. Fiore Francesco Paolo - P.M. Patrone Ignazio - Comune di C. c. G.W.

(massima 2)

Successioni mortis causa - successione testamentaria - testamento in genere - onere (o modo) in genere.

Natura - Qualificazione - Collegamento dello stesso con istituzione ereditaria per legge - Ammissibilità - Presupposto - Fondamento - Conseguenze.

L'onere o ‘modus’ si qualifica come elemento accidentale ed accessorio rispetto al negozio testamentario, istitutivo di erede (o contenente un legato), ma tale natura non esclude che lo stesso onere possa collegarsi ad un'istituzione di erede per legge, nell'ipotesi in cui il testamento non istituisca un erede, dando luogo alla successione legittima. Infatti, l'imposizione dell'onere all'erede legittimo è stabilita dal diritto positivo, all'art. 629 cod. civ., che, nel prevedere che le disposizioni a favore dell'anima ‘si considerano come un onere a carico dell'erede o del legatario, e si applica l'art. 648’, implica che in mancanza di istituzione testamentaria di erede l'onere possa gravare sull'erede designato per legge, in eguale misura, con applicazione della medesima disposizione dell'art. 648 cod. civ. sull'adempimento dovuto. (Rigetta, App. Bologna, 14 Febbraio 2003)

 

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. II 21/02/2007, N. 4022

Pres. Vella Antonio - Est. Fiore Francesco Paolo - P.M. Patrone Ignazio - Comune di C. c. G.W.

(massima 3)

Successioni mortis causa - successione testamentaria - testamento in genere - disposizioni a favore dei poveri.

Contenuto - Criteri - Destinatari - Categoria dei poveri - Elencazione esemplificativa - Configurabilità - Sussistenza - Indeterminabilità - Necessità - Soggetti chiamati alla successione - Individuazione - Fattispecie.

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 cod. civ., che con elencazione meramente esemplificativa dei destinatari fa riferimento genericamente ai poveri e ‘simili’, si caratterizzano per essere indirizzate a categorie di persone in largo senso bisognose ed indeterminate, tant'è vero che tale norma, prevedendo che le disposizioni si intendano effettuate a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del de cuius, stabilisce la devoluzione dei beni a favore del locale ente comunale di assistenza, attribuendogli la qualità di chiamato. (Nella specie. la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con la quale si era statuito che il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma prevedere soltanto un onere, per finalità morali, a carico di chi, alla sua morte, sarebbe stato suo erede secondo le regole della successione legittima, sancendo l'inapplicabilità dell'art. 630 cod. civ., non ricorrendone i presupposti dell'indeterminatezza dei soggetti da favorire, invece individuati nei bambini da asilo nido provenienti da paesi extracomunitari ed abitanti nel Comune di suo domicilio, e dell'indeterminatezza dell'uso della disposizione testamentaria, consistente nella realizzazione di un asilo nido nel predetto Comune). (Rigetta, App. Bologna, 14 Febbraio 2003)

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. II 21/02/2007, N. 4022

Pres. Vella Antonio - Est. Fiore Francesco Paolo - P.M. Patrone Ignazio - Comune di C. c. G.W.

(massima 4)

Successioni mortis causa - successione testamentaria - testamento in genere - interpretazione.

Criteri - Ricerca della volontà del testatore - Canone essenziale - Principio della conservazione - Applicabilità - Incensurabilità in sede di legittimità - Condizioni - Fattispecie.

Nell'interpretazione del testamento il giudice deve accertare, secondo il principio generale di ermeneutica enunciato dall'art. 1362 cod. civ., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, quale sia stata l'effettiva volontà del testatore comunque espressa, considerando congiuntamente ed in modo coordinato l'elemento letterale e quello logico dell'atto unilaterale mortis causa, salvaguardando il rispetto, in materia, del principio di conservazione del testamento. Tale attività interpretativa del giudice del merito, se compiuta alla stregua dei suddetti criteri e con ragionamento immune da vizi logici, non è censurabile in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, rilevandone la congruità della motivazione in base alla quale si era ritenuto che il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma aveva, invece, previsto soltanto un onere a carico dell'erede, individuato secondo le norme della successione legittima in mancanza di istituzione testamentaria di erede, pur col singolare esito di utilizzazione dell'intero patrimonio ereditario per il soddisfacimento di quell'onere, volto alla realizzazione di un asilo nido, in apposita località, a beneficio di bambini extracomunitari). (Rigetta, App. Bologna, 14 Febbraio 2003)

Svolgimento del processo

Con testamento olografo del 26 giugno 1985, il senatore G. L., deceduto in C. il 15 febbraio 1999, così disponeva delle proprie sostanze: ‘Non so se il testamento si fa cosi. Comunque queste sono le mie volontà. Tutto quello che ho (l'appartamento a (OMISSIS), i titoli e i conti che ho in banca, le cose che sono nelle case che ho abitato) devono essere utilizzate per il finanziamento di un asilo nido per bambini extracomunitari da realizzarsi a C. Il Comune dovrebbe mettere la terra. Voglio essere sepolto nella nuda terra. Non desidero funerali o cose simili. Ho conti presso la Banca P. di C. e la parte principale presso la B. N. del L. (Senato). Non ho debiti né crediti. Come ha scritto A., alla fine della vita, con o senza Dio, nessuno sa se sia salvato o perduto. Ho fatto il possibile.’ Con citazione del 2 aprile 1999, G.W. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Forlì, il Comune di C. perché si accertasse la sua qualità di erede legittimo del fratello Libero e la nullità dell'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, espressa da quel Comune.

Sosteneva, infatti, che il testamento olografo del fratello Libero G. non conteneva alcuna designazione di erede, ma solo un onere di utilizzazione dei beni ereditari per il finanziamento di un asilo nido a favore di bambini extracomunitari, in (OMISSIS).

Il Comune di C. si costituiva e resisteva alla domanda. In via riconvenzionale, chiedeva di essere riconosciuto erede testamentario del de cuius, nonché declaratoria d'illiceità degli atti compiuti dall'attore sull'eredità.

Con sentenza del 31 marzo 2001, il Tribunale di Forlì, respinta ogni altra domanda, dichiarava che l'attore era unico erede legittimo del fratello G.L. e che il testamento olografo del (OMISSIS) disponeva esclusivamente un onere a carico dello stesso erede.

Il Comune di C. interponeva gravame, cui resisteva G.W.

Con sentenza del 14 febbraio 2003, la Corte d'appello di Bologna rigettava il gravame e condannava l'appellante al pagamento delle spese del grado.

Riteneva infondato la Corte l'unico ed articolato motivo di gravame e condivideva l'interpretazione, che del testamento olografo aveva dato il primo giudice, secondo cui il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma prevedere soltanto un onere, per finalità morali, a carico di chi, alla sua morte, sarebbe stato suo erede, secondo le regole della successione legittima. In tale contesto e nella sottolineata genericità della disposizione testamentaria, altrimenti nulla, ai sensi dell'art. 628 c.c., precisava l'impossibilità di applicare la norma invocata dell'art. 630 c.c. sulle disposizioni a favore dei poveri, non ricorrendone nella specie i presupposti dell'indeterminatezza dei soggetti da favorire (nel testamento, invece, individuati nei bambini da asilo nido, provenienti da paesi extracomunitari ed abitanti in (OMISSIS) e dell'indeterminatezza dell'uso della disposizione testamentaria (nel testamento, invece, determinato con la realizzazione di un asilo nido in (OMISSIS)).

Sottolineava, poi, che il testatore non aveva inteso escludere la successione legittima, non rinvenendosi una volontà testamentaria in tal senso, né essendo utili allo scopo i mezzi istruttori, offerti sui rapporti personali tra i fratelli L. e G.W..

Infine, per quel che ancora rileva nella presente sede, la Corte non ravvisava le ragioni di opportunità richieste dall'art. 647 c.c., comma 2 per imporre all'appellato una cauzione, non avendo contestato costui l'onere testamentario, né risultando che avesse posto in essere condotte contrarie al medesimo onere.

Per la cassazione di tale sentenza, il Comune di C. ha proposto ricorso in forza di quattro motivi, illustrati con memoria.

G.W. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Col primo motivo, denunciando violazione dell'art. 457 c.c. e delle norme sull'interpretazione delle disposizioni di ultima volontà, nonché omessa ed incoerente motivazione sul punto, il ricorrente si duole che ‘... col dedicarsi in modo esclusivo, e con approssimative valutazioni, al tema estraneo della diseredazione, la Corte d'appello ha nella sostanza ignorato la vera questione che era chiamata a risolvere ed ha rappresentato il de cuius come un soggetto indifferente alla fonte regolatrice della successione - legittima o testamentaria, esaurendo nell'imposizione di un onere e nell'affermato disinteresse per la persona concretamente onerata, la forma testamentaria che il sen. G., pur professandosi ignaro di tecnicismi giuridici, aveva prescelta … ’

Col secondo motivo, denunciando violazione degli artt. 588 e 647 c.c. nonché motivazione insufficiente e contraddittoria sul punto, il ricorrente si duole che la Corte di merito abbia ‘esaurito’ il contenuto del testamento nella imposizione di un onere destinato a gravare sull'erede legittimo e ad assorbire l'intero patrimonio ereditario.

Tale decisione, a dire del ricorrente, è fondata su presupposti e conduce ad esiti affatto contrari all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione sulla estraneità dell'onere all'elenco dell'art. 588 c.c., sul suo carattere di accessorietà e sulla sua inopponibilità ad una vicenda ereditaria, retta ' dalle norme della successione legittima; e ciò, a non considerare che la sentenza impugnata finisce con l'attribuire al testatore la volontà di rimettere alla legge la vocazione di un erede in nessuna parte del patrimonio, trasformandolo in una sorta di mero esecutore testamentario.

Col terzo motivo, denunciando violazione dell'art. 630 c.c. e difetto di motivazione sul punto, il ricorrente si duole che la Corte di merito abbia negato l'applicazione di tale norma sulle disposi a favore dei poveri Col quarto motivo, infine, denunciando violazione del secondo comma dell'art. 647 c.c. ed assenza di motivazione sul punto, il ricorrente si duole che la Corte di merito non abbia imposto al controricorrente, gravato dall'onere, una cauzione. Il primo, il secondo ed il terzo motivo, da esaminarsi congiuntamente per ragioni di connessione, investendo tutti l'attività d'interpretazione del testamento olografo del sen. L. G., svolta dalla Corte di merito, non hanno pregio.

Ed invero, difformemente da quanto raffigurato dal ricorrente, peraltro anche in modo di sostanziale e, in sede di legittimità, non consentita contrapposizione ermeneutica, la Corte di merito ha accertato la volontà del testatore in termini d'imposizione di onere a carico dell'erede legittimo, dandone motivazione adeguata ed immune da errori, come innanzi riassunta, in narrativa, in osservanza del principio di conservazione del testamento (principio enunciato da Cass. n. 5480/81, n. 207/85, n. 5278/86 e n. 4814/87) ed in applicazione della fondamentale regola interpretativa dell'art. 1362 c.c. secondo cui elemento letterale e logico dell'atto si fondono e si coordinano a fini di individuazione della volontà delle parti, regola appunto operante anche per i testamenti, con l'ovvio correttivo che a dover essere individuata è la volontà del testatore, parte esclusiva dell'atto unilaterale mortis causa. In effetti, nell'anzidetta indagine di fatto, istituzionalmente demandatale, partendo dal dato letterale e logico del testamento e sottolineando la genericità della disposizione in esso espressa, altrimenti soggetta a sanzione di nullità ex art. 628 c.c., la Corte di merito ha argomentato che il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma aveva previsto soltanto un onere a carico dell'erede, individuato secondo le norme della successione legittima, successione - questa - dovuta, per mancanza d'istituzione testamentaria di erede, pur col singolare esito d'utilizzazione dell'intero patrimonio ereditario per il soddisfacimento di quell'onere, volto alla realizzazione di un asilo nido, in C., a beneficio di bambini extracomunitari.

Tale risultato interpretativo, contestato dal ricorrente, non incorre nella denunciata violazione degli artt. 457, 588, 647 e 630 c.c. e, nella singolarità della disposizione testamentaria data dal de cuius, ne assicura la conservazione, riconoscendole un qualche effetto giuridico, che altrimenti non avrebbe, perché nulla, ai sensi dell'art. 628 c.c., per l'obiettiva incertezza della persona a favore della quale era stata fatta (con conseguente devoluzione per legge dell'eredità, libera anche dal vincolo d'uso per la realizzazione di un asilo nido a favore di bambini extracomunitari, in C., voluto dal testatore).

Non incorre, appunto, nella violazione dell'art. 630 c.c., atteso che le disposizioni a favore dei poveri, previste da tale norma, postulano la indeterminatezza dell'uso della disposizione testamentaria, nella specie, invece, determinato dal testatore, che, come evidenziato dalla Corte di merito, ebbe a disporre che il suo patrimonio fosse utilizzato ‘per il finanziamento di un asilo nido per bambini extracomunitari da realizzarsi in (OMISSIS)’, così escludendo la ricorrenza di quella indeterminatezza d'uso, che la norma pone come suo requisito esplicito d'applicazione.

L'art. 630 c.c., infatti, prevede che i beni siano devoluti all'ente comunale di assistenza, così attribuendogli la qualità di chiamato all'eredità (sul punto v. Cass. n. 11844/03), nel caso di disposizioni a favore dei poveri e altre simili, espresse genericamente, ‘senza che si determini l'uso’ o il pubblico istituto a cui beneficio sono fatte.

L'anzidetto risultato interpretativo, non incorre poi nella denunciata violazione dell'art. 457 c.c. atteso che tale disposizione prevede, espressamente, la possibilità di coesistenza della successione testamentaria con quella legittima, così che nel caso di mancata istituzione testamentaria di erede non può che ricorrersi alla designazione per legge del successore del de cuius.

Non incorre, infine, nella denunciata violazione degli artt. 588 e 647 c.c. che il ricorrente deduce con richiamo esplicito dell'orientamento tradizionale, in dottrina ed in giurisprudenza (v. Cass. n. 605/64, n. 2306/75, n. 3735/85, n. 10281/92 e n. 2487/99), pure sottoposto ad autorevole critica, che configura l'onere o modus come elemento accidentale ed accessorio rispetto al negozio testamentario, istitutivo di erede o contenente un legato.

Ed invero, che tale configurazione abbia l'onere testamentario non è revocabile in dubbio, deponendovi a favore non solo la disciplina positiva dell'istituto, quale clausola apposta ad una liberalità, allo scopo di limitarla (artt. 647, 648, 793 e 794 c.c.), ma anche e soprattutto il tenore letterale dell'art. 647 c.c., laddove, al terzo comma, in sorta di collegamento funzionale tra elementi accidentali ed essenziali del negozio, è previsto che l'onere impossibile o illecito si considera non apposto alla disposizione, che, tuttavia, è nulla, nel caso l'onere ne abbia costituito il solo motivo determinante.

L'onere o modus è, dunque, accidentale ed accessorio rispetto al negozio testamentario, istitutivo A di erede (o contenente un legato), ma tale natura, che pure in tesi dovrebbe imporre il collegamento dell'onere a quel negozio, così da non poterne prescindere, non esclude che lo stesso onere possa collegarsi ad una istituzione d'erede per legge, nell'ipotesi in cui il testamento non istituisca un erede, dando luogo alla successione legittima.

L'imposizione dell'onere all'erede legittimo, infatti, è stabilita dal diritto positivo, all'art. 629 c.c., che, per l'appunto, prevede che le disposizioni a favore dell'anima ‘si considerano come un onere a carico dell'erede o del legatario, e si applica l'art. 648’, così significando che in mancanza d'istituzione testamentaria d'erede l'onere possa gravare sull'erede designato per legge, in eguale misura, con applicazione della medesima disposizione dell'art. 648 c.c. sull’adempimento dovuto.

E, per altro, sotto il profilo logico-sistematico, tale rilievo di possibile gravamento dell'onere sull'erede legittimo, ove nel testamento manchi l'istituzione di erede o la designazione del legatario, rilievo manifestato dalla stessa Relazione al codice civile, confuta il carattere di elencazione ‘conclusa’, che il ricorrente deduce debba essere conferito alla disposizione dell'art. 588 c.c., di cui denuncia la violazione, nella sua supposta natura di norma, assolutamente e non anche relativamente limitativa del genere delle disposizioni testamentarie configurabili: a titolo universale, attributive della qualità di erede, ed a titolo particolare, attributive della qualità di legatario.

I tre motivi in esame, dunque, non sono meritevoli di accoglimento, non essendo incorsa la Corte di merito negli errori di giudizio denunciati ed avendo adeguatamente motivato l'iter logico seguito per giungere al risultato ermeneutico adottato con riguardo al testamento olografo del sen. G.L., così da assicurarne - secondo principio di conservazione della volontà testamentaria - un qualche effetto giuridico, che altrimenti non avrebbe potuto avere, ai sensi dell'art. 628 c.c. per l'obiettiva incertezza della persona indicata dal, testatore quale beneficiaria delle proprie sostanze.

Non meritevole di accoglimento, altresì, è il quarto ed ultimo motivo, con cui si denuncia violazione dell'art. 647 c.c. e mancanza di motivazione sul punto della cauzione da porre a carico del controricorrente, gravato dall'onere testamentario.

Dispone la norma indicata che ‘se il testatore non ha diversamente disposto, l'autorità giudiziaria, qualora ne ravvisi l'opportunità, può imporre all'erede o al legatario gravato dall'onere una cauzione.’ Non v'è dubbio, secondo la chiara lettera della disposizione, criterio fondamentale e sovraordinato questo nell'interpretazione della legge, che all'autorità giudiziaria, ossia al giudice del merito della causa, quando pendente, o, altrimenti, al presidente del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (art. 750 c.p.c.), è rimessa la valutazione della stessa opportunità di disporre la garanzia anzidetta, con ciò concretizzando l'esercizio di un potere discrezionale al riguardo, che, in quanto tale, se adeguatamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità.

Nella specie, la Corte di merito ha motivato, adeguatamente, la mancata imposizione della cauzione invocata dal ricorrente, esponendo appunto che il controricorrente, onerato, aveva riconosciuto l'esistenza dell'onere e l'obbligo di soddisfarlo e nessuna condotta contraria aveva posto in essere.

Conclusivamente, quindi, per le ragioni esposte, il ricorso deve essere rigettato.

Le peculiarità della fattispecie e delle questioni poste sono apprezzate quale giusto motivo di compensazione delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione